I problemi suscitati dalla “golden share” di fronte all’UE

Quando si parla di “golden share“, ci riferiamo a quella serie di poteri speciali di intervento e di veto, esercitati dallo Stato in veste di azionista di grandi società ex-pubbliche, ormai privatizzate.

Grave neo: in materia di “golden share“, pendono pesantissimi appunti, all’Italia, da parte dell’Unione Europea.


In particolare, la Commissione UE minaccia da tempo pesantissime sanzioni nei confronti del nostro Paese. Essa ritiene difatti illegittimo il mantenimento nella forma attuale, da parte dell’Italia, di quote minoritarie e di poteri speciali in gruppi ex-pubblici (del tipo: Telecom Italia, Finmeccanica, Enel, etc. ).

C’è anche il rischio di una pesante condanna pecuniaria da parte della Corte europea di Giustizia. Secondo l’Europa, infatti, la “share“ potrebbe essere tollerata, secondo le regole di un mercato comune liberalizzato; ma il problema è rappresentato dall’aggettivo “golden“. Esso evidenzia un’ingiustificata disfunzione, dato che il soggetto pubblico, che detenga le azioni di un’azienda, dovrebbe invece comportarsi come un normalissimo azionista privato!

L’attuale riforma varata dall’esecutivo di Monti

Si prevede, unicamente per le aziende operanti nei settori nevralgici dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni, l’obbligo di una notifica al Governo delle delibere adottate da una società, che abbiano per effetto modifiche della sua titolarità, delle sue eventuali fusioni, ovvero delle sue eventuali scissioni.

Il Governo avoca a sè soltanto la possibilità di sottoporre a specifiche condizioni le delibere, gli atti, o le operazioni di quella società, le quali possano dare luogo ad una situazione di eccezionale minaccia effettiva, ad un pregiudizio per gli interessi pubblici, relativi alla sicurezza ed al funzionamento delle reti e degli impianti, ed alla continuità degli approvvigionamenti.

Infine, l’Esecutivo avrà la possibilità di esercitare il potere di veto nei casi in cui un soggetto acquirente, originario di un Paese extra-europeo, intenda stabilirsi nell’UE con l’acquisto di un’azienda del settore “protetto“, o anche soltanto di un suo ramo.

I poteri del Governo nel settore della difesa

L’attuale Decreto del Governo Monti assegna anche alcuni poteri speciali all’Esecutivo, in caso di una minaccia effettiva, che sia di grave pregiudizio per gli interessi essenziali della difesa nazionale.

In particolare, si tratta dell’imposizione di specifiche condizioni nel caso di acquisto di partecipazioni in imprese svolgenti attività strategiche per la sicurezza. A seguire, sarà possibile, per il Governo, porre il proprio veto su delibere dell’assemblea o degli organi delle imprese strategiche, le quali puntino ad una modifica dell’aspetto societario, o dell’oggetto sociale, oppure allo scioglimento della stessa società. Così come l’Esecutivo avrà la possibilità di opposizione contro l’acquisto di partecipazioni, in imprese strategiche per la difesa, da parte di soggetti che non siano lo Stato italiano od enti pubblici, se tale acquisto dovesse comportare una quota “in grado di compromettere, nel caso specifico, gli interessi della difesa e della sicurezza nazionale“.


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