In questi giorni, la Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale del Parlamento Europeo ha portato all’attenzione dell’assemblea di Strasburgo una propria proposta di risoluzione, da fare adottare alla Commissione Europea.

Il testo, illustrato dal relatore europarlamentare Salvatore Caronna, si pone lo scopo di inserire, nell’agenda delle istituzioni comunitarie (e dunque anche in quella della stessa Commissione Europea! ), la priorità di “affrontare con urgenza il problema dello spreco alimentare (negli Stati dell’Unione) lungo tutta la catena dell’approvvigionamento e del consumo” e di “definire strategie per migliorare l’efficienza della catena agroalimentare comparto per comparto“.

Per esattezza e completezza di dati, dobbiamo ulteriormente specificare che il su citato testo della Commissione Agricoltura di Strasburgo denuncia come lo spreco di cibo risulti insostenibile sia da un punto di vista sociale che da un punto di vista ambientale. Con una popolazione mondiale in continua crescita ( nonché con 79 milioni di individui che, solamente all’interno dell’UE, vivono ancora al di sotto della soglia della povertà ), sprecare le risorse alimentari diviene un fatto assolutamente intollerabile.

Se poi si voglia considerare l’impatto provocato sull’ambiente dallo spreco di alimenti, si consideri che ogni anno le enormi quantità di cibo non consumato ( 89 milioni di tonnellate! ) producono ben 170 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Ed è ovviamente inutile specificare come e quanto tale gas possa essere il responsabile, insieme al metano (sempre derivato da sostanze alimentari non consumate), dell’effetto serra che affligge il nostro globo. Oltre al danno ambientale causato dal cibo non utilizzato, vanno poi considerate, come ulteriore nocività, le notevoli spese per il trattamento e lo smaltimento degli alimenti/rifiuti.

Così, in base a quanto poc’anzi esposto, la risoluzione della Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale del Parlamento Europeo chiede “una strategia coordinata, seguita da azioni concrete e da uno scambio delle migliori prassi a livello europeo e nazionale“, così da migliorare il coordinamento tra gli Stati membri, nell’ottica di evitare e prevenire gli sprechi alimentari e di migliorare l’efficienza della catena agroalimentare. Inoltre, suggerisce di “promuovere relazioni dirette fra i produttori ed i consumatori, accorciando la catena dell’approvvigionamento alimentare ( secondo il concetto della filiera corta )“. In più: si vorrebbero indurre tutti i soggetti interessati, al fine di farli adoperare per il miglioramento ulterioriore della logistica, del trasporto, nonché della gestione delle scorte e degli imballaggi. E tutto ciò, perchè – come spiega sempre la risoluzione in oggetto – nei Paesi industrializzati la parte più consistente dello spreco alimentare si concentra nelle ultime fasi, ovvero in quelle della distribuzione e del consumo.

In conclusione: la lotta allo spreco delle sostanze commestibili dovrà divenire una priorità all’interno dell’agenda politica europea. In tal senso, si chiedono – alla Commissione Europea, al Consiglio UE, ed a tutti gli Stati membri – strategie e misure di una certa concretezza.

Iniziando – perchè no? – da una consistente sensibilizzazione dell’informazione. A mo’ d’esempio, la stessa Commissione per l’Agricoltura ha richiesto insistentemente di proclamare il 2014 “Anno Europeo contro gli sprechi alimentari“.


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