E’ ormai acquisita la consapevolezza dell’importanza del contributo del mondo femminile alla buona amministrazione e al funzionale perseguimento degli obiettivi del vivere civile; importanza e rilievo di un contributo che si apprezza e si valorizza a livello normativo proprio sul presupposto della diversità di un patrimonio umano, sociale, culturale, di sensibilità e professionalità, che si vuole acquisire ai meccanismi dell’agere pubblico evidentemente in una prospettiva di arricchimento dell’esercizio delle funzioni e di buon andamento.

Con queste parole il TAR del Lazio, seconda sezione, con sentenza depositata il 25 luglio, ha accolto i ricorsi presentati contro gli atti di nomina della Giunta Alemanno, perché recavano una sola donna (Sveva Belviso) su dodici assessori (Il TAR Lombardia a febbraio aveva validato una giunta regionale con una sola donna su 15 assessori).

 

Il TAR ha chiarito che:

“Soltanto l’equilibrata rappresentanza di entrambi i sessi in seno agli organi amministrativi, specie se di vertice e di spiccata caratterizzazione politica, garantisce l’acquisizione al modus operandi dell’ente, e quindi alla sua concreta azione amministrativa, di tutto quel patrimonio, umano, culturale, sociale, di sensibilità e di professionalità, che assume una articolata e diversificata dimensione in ragione proprio della diversità del genere.

Organi squilibrati nella rappresentanza di genere, in altre parole, oltre ad evidenziare un deficit di rappresentanza democratica dell’articolata composizione del tessuto sociale e del corpo elettorale ( il che risulta persino più grave in organi i cui componenti non siano eletti direttamente, ma nominati), risultano anche potenzialmente carenti sul piano della funzionalità, perché sprovvisti dell’apporto collaborativo del genere non adeguatamente rappresentato.

L’equilibrio di genere, come parametro conformativo di legittimità sostanziale dell’azione amministrativa, nato nell’ottica dell’attuazione del principio di eguaglianza sostanziale fra i sessi, viene così ad acquistare una ulteriore dimensione funzionale, collocandosi nell’ambito degli strumenti attuativi dei principi di cui all’art. 97 Cost.: dove l’equilibrata partecipazione di uomini e donne (col diverso patrimonio di umanità, sensibilità, approccio culturale e professionale che caratterizza i due generi) ai meccanismi decisionali e operativi di organismi esecutivi o di vertice diventa nuovo strumento di garanzia di funzionalità, maggiore produttività, ottimale perseguimento degli obiettivi, trasparenza ed imparzialità dell’azione pubblica (presidente Luigi Tosti, relatore Giampiero Lo Presti)”.

Alemanno ha adesso raddoppiato la presenza delle donne in Giunta: da una sono diventate due (è stata aggiunta Rossella Sensi a Sveva Belviso, e quest’ultima è pure diventata vice-sindaco).

I ricorrenti hanno già preannunziato un (nuovo) ricorso. Il TAR si accontenterà del raddoppio della “quota rosa” (da 1/12 a 2/12, quindi a 1/6)  o… casserà di nuovo?


1 COOMENTO

  1. La sentenza del TAR Lazio é ineccepibile.
    Stupisce il fatto che un sindaco attento alla propria popolarità ed al consenso popolare
    non abbia avvertito l’esigenza di una giunta rappresentativa anche dell’altra metà di Roma!

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