Mario De Mauro. Giornalista de L’Ora di Palermo. Fratello del linguista Tullio. Stava collaborando con il regista Francesco Rosi per la realizzazione di un film, Il caso Mattei (che uscirà nel 1972, due anni dopo).

Scompare da casa il 16 settembre 1970, il giorno prima del matrimonio della figlia, Franca.

Secondo un pentito, il suo corpo sarebbe stato sciolto nell’acido; secondo Tommaso Buscetta “De Mauro era un cadavere che camminava” (ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, 1985).


Il suo nome è stato accostato a tanti misteri d’Italia, dal caso Mattei al golpe Borghese. Di certo, nel 1962 aveva pubblicato su L’Ora l’intero organigramma del potere mafioso.

Ieri, 41 anni dopo la sua morte, la Corte d’Assise di Palermo ha depositato la sentenza nel suo processo.

L’unico imputato, il detenuto Totò Riina, è stato assolto con formula dubitativa, cioè per insufficienza di prove (art. 530 co.2 codice di procedura penale, “Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso …

La sentenza, tuttavia, ha trasmesso gli atti al PM perché proceda per falsa testimonianza nei confronti di alcuni dei testimoni ascoltati durante il processo (tra cui, Bruno Contrada, allora capo sezione investigativa della Mobile di Palermo). Il P.M. Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, ha comunque preannunciato appello.

Qui la sua biografia (Wikipedia). Qui il suo profilo (The Freedom Forum Journalists Memorial).


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