Il decreto di ammonimento non può essere utilizzato quale strumento per ingerirsi in situazioni di pura conflittualità familiare, per quanto esasperata”.

Lo ha stabilito, con sentenza depositata lo scorso 6 maggio, il TAR Lombardia (presidente Stefano Celeste Cozzi, estensore Dario Simeoli).

La vicenda

La signora Letizia ha impugnato al TAR Milano un decreto di ammonimento del Questore di Pavia, adottato ai sensi degli articoli 7 e 8 della Legge 38/2009 per avere compiuto “atti persecutori” (stalking) nei confronti del figlio Andrea, studente universitario.


La signora, essendo “presente nella camera di consiglio al fianco del suo avvocato, aveva espresso la volontà di conferire con il suo Giudice”. E il TAR ha ritenuto di sentirla direttamente, disponendo il suo interrogatorio libero, infine decidendo la causa con sentenza in forma semplificata. Il figlio, invece, non è stato mai sentito, perchè, pur regolarmente intimato, non si è costituito in giudizio ed è rimasto contumace.

Il provvedimento del Questore contro la madre “persecutoria”

Il provvedimento del questore per “stalking” era stato adottato a seguito di richiesta presentata dal figlio Andrea.

Questi gli atti “persecutori” contestati alla signora Letizia:

appostamenti presso l’Università dove il figlio studia;

– invio di numerosa corrispondenza indesiderata;

– inoltro di numerose chiamate all’utenza telefonica e continui tentativi di un indesiderato contatto con l’esponente, coinvolgendo terze persone.

Tali atti persecutori sarebbero aumentati dopo la vendita di un immobile di proprietà di Andrea, evento che avrebbe ulteriormente accentuato l’attività persecutoria nei suoi confronti da parte della madre;

Tali atti avrebbero costretto il ragazzo a cambiare le proprie abitudini di vita per non essere da lei rintracciato (ad esempio avrebbe dovuto cambiare due dimore, utenze cellulari, abbandonare vecchie amicizie e luoghi frequentati in passato).

Atti, tutti, secondo il Questore, oggettivamente idonei a causare “un grave stato d’ansia e paura” nel figlio e, a tutti gli effetti, persecutori.

2. La decisione del TAR (dopo aver sentito la madre)

“Ritiene il Collegio che a fare difetto nella ricostruzione operata dalla amministrazione sia, in radice, il carattere persecutorio del comportamento ascritto alla madre del xxx.

A tal fine si richiede un comportamento oggettivamente “minaccioso” o “molesto”, posto in essere con condotte reiterate, tale da porre il contendente in una posizione di ingiustificata predominanza, da cui consegua uno specifico evento di danno (un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero, in alternativa, il fondato timore per la propria incolumità ovvero, sempre in alternativa, l’alterazione delle proprie abitudini di vita).

Non si vede come possa integrare il presupposto appena descritto

il tentativo di una madre di venire a conoscenza del luogo in cui abbia la residenza il figlio (chiedendo informazioni presso conoscenti);

l’invio di due e-mail e due SMS (tra l’altro, pare, non direttamente ma tramite l’intermediazione di un rappresentante della Curia);

due colloqui svolti presso la Curia in presenza di terze persone;

il carattere patrimoniale delle richieste (fondate o infondate che siano) avanzate da un genitore nei confronti del figlio, per quanto possano apparire bizzarre agli occhi di un estraneo;

circa l’invio di numerosa corrispondenza indesiderata e l’inoltro di numerose chiamate all’utenza telefonica, poi, non vi è alcun riscontro probatorio in atti.

Si tratta, peraltro, di condotte che, per numero e modalità, sono verosimilmente insuscettibili di comportare un “perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero il fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva”.

5.2. Oltre a fare difetto il profilo della reiterazione ossessiva di condotte vessatorie, sia l’idoneità a ingenerare il fondato timore per l’incolumità propria e del prossimo congiunto, il provvedimento di ammonimento è anche incongruo rispetto alle risultanze della istruttoria svolta: quali atti di riscontro, oltre l’esposto presentato da Andrea xxx, il provvedimento cita le successive dichiarazioni acquisite da persone informate sui fatti e relazioni ed annotazioni redatte dal personale della Compagnia Carabinieri di Vigevano intervenuti in varie circostanze;

si tratta, infatti, di documenti che attestano colloqui avuti con la ricorrente da cui può, al più, desumersi una condizione di disagio emotivo e sociale che, tuttavia, può costituire il presupposto di tutt’altro tipo di intervento della pubblica amministrazione (cfr. il verbale dell’incontro organizzato presso la Curia di Vigevano al quale hanno partecipato un rappresentante della Curia stessa, il Comandante della Compagnia Carabinieri di Vigevano, il xxx e la madre).

5.3. In definitiva, il comportamento dell’amministrazione tradisce uno sviamento di potere.

Il decreto di ammonimento non può essere utilizzato né quale strumento per ingerirsi in situazioni di pura conflittualità familiare, per quanto esasperata (sempreché, beninteso, non superi la soglia della persecutorietà);
meno che meno tale strumento può essere utilizzato con funzione cautelare rispetto alla ‘pericolosità sociale’ degli individui (…)”


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3 COMMENTI

  1. I danni prodotti da queste donne sono incommensurabili.Nn e’ Amore ma follia.Di solito sono donne Falliche che inconsciamente vogliono distruggere il Maschio e proiettano tutto l’Odio per l’Uomo sul proprio figlio.Nn Bisogna pensare che sia troppo affetto.E’ una invasione che mira a distruggere la personalita’ indipendente del proprio figlio per trattenerlo a Se.Si chiama Narcisismo Maligno.E’ presente egoismo strafottenza totale ai desideri del figliolo(antisociale)e triangolazione borderline (Vittima Salvatore e Carnefice).Io mia mamma la odio e odio anche mio Padre.O meglio io odio nn loro ma il loro disturbo psichico.Il Vantaggio e’ che oggi so riconoscere un narcisista in pochi giorni.

  2. … A parte l’esito della vicenda legata alla Madre, mi chiedo quali strumenti la legge preveda per dare la possibilità alla Madre di essere risarcita dei costi sostenuti, legali e “morali”, per avviare la difesa con l’esito sperato. Infatti ritengo sia ingiusto “profondamente” che taluno ti accusi di comportamenti persecutori non giustificati e infondati giuridicamente, senza pagarne le conseguenze, limitandosi nel caso di specie ad evitare il confronto: infatti il figlio non si è nemmeno costituito in giudizio dinanzi al T.A.R.

  3. Per Sofocle “I figli sono per la madre ancore della sua vita”, per i figli, invece, le mamme sono vere e proprie zavorre. Può succedere, ma è davvero triste togliere alla madre quel salvacondotto che la vita stessa le ha dato. Ma davvero è così difficile comunicare? Mi domando se è vero, lo sentivo da piccola, che il ragazzo viziato non ama mai la madre. Mi domando se il rapporto, tra madre e figlio (maschio), possa degenerare fino al punto da avvelenare la vita di quest’ultimo. Ci hanno insegnato – la storia di Crono, figlio di Gea e Urano, ne è un esempio – che solo i padri, anzi i genitori di sesso maschile, possono divorare i figli, non le madri. C’è qualcosa che non torna …

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