Dopo la pausa estiva è nuovamente ripreso l’esame del Jobs Act, approvato al Senato e già passato al vaglio della Commissione Lavoro della Camera. Tra le misure oggetto di un maxi-emendamento presentato dal Governo, c’è la nascita della c.d. Agenzia Unica ispettiva. Di cosa si tratta?

Attualmente, la verifica sul rispetto delle norme in materia di lavoro e sicurezza è dispersa in tanti rivoli, tra Ministero del Lavoro, Inps, Inail, Servizi di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPSAL) delle ASL e le ARPA regionali. Inoltre, hanno competenza a verificare i rapporti irregolari di lavoro anche la Guardia di Finanza, i Carabinieri, l’Agenzia delle Entrate e quella delle Dogane. Si tratta di una situazione unica nel panorama europeo, che determina sovrapposizione di competenze e duplicazione di controlli, con un’evidente inefficienza di cui tutti pagano le conseguenze: imprese, lavoratori e apparato pubblico di controllo.

Per questo, da tempo si discute della necessità di unificare i controlli in materia. L’idea che si è fatta strada è quella della creazione di un’Agenzia unica. Più precisamente, il modello proposto è quello delle Agenzie fiscali, che ha dato buona prova di sé sin dalla sua istituzione, nel 1999.

Proprio come accade per queste ultime, poste sotto il controllo del Ministero dell’Economia, anche l’Agenzia unica ispettiva avrebbe un Ministero vigilante: il Ministero del Lavoro. Con esso, stipulerebbe periodicamente una convenzione, con cui si indicano all’Agenzia gli obiettivi da raggiungere.

Sia chiaro che la logica cui risponde la creazione di questo Ente è quella della semplificazione, per cui esso dovrebbe essere l’unico ente deputato al controllo in materia di lavoro e sicurezza, così da evitare l’attuale situazione d’inefficienza; per la stessa ragione, al suo interno dovrebbero transitare gli ispettori del lavoro, dell’Inps, dell’Inail e delle Asl (oltre al resto del personale che fa loro da supporto).

Evidenti i vantaggi per l’intero sistema: le imprese non subirebbero più “controlli-doppione”; i lavoratori potrebbero rivolgersi ad un solo Ente per avere tutela dei loro diritti; ci sarebbero dei risparmi di spesa.  Nella stessa ottica, si potrebbe spingere il piede sull’acceleratore e accorpare in un solo Ente tutti i servizi attualmente svolti da Ministero del Lavoro, Inps, Inail e SPSAL, creando un’Agenzia unica del Lavoro ma, nel paese dei campanili e degli orticelli, questo pare fantascienza (o fantapolitica).

Già qualche mese fa, il Ministro Poletti disse di voler creare un’Agenzia Ispettiva e sembra proprio che il modello cui il Governo voglia ispirarsi sia quello appena descritto. In questi giorni, il Presidente della Commissione Lavoro del Senato, Sacconi, ha pubblicamente annunciato che è intenzione del Governo presentare un emendamento per unificare le competenze in materia di ispezione sul lavoro. Purtroppo, stando alla formulazione dell’emendamento presentato dal Governo, quest’Agenzia dovrebbe essere semi-unica, ricomprendendo gli ispettori del lavoro, dell’Inps, dell’Inail, ma non quelli degli SPSAL e delle ARPA.

Se tutto ciò venisse confermato, sarebbe un’occasione persa, tanto più se si considera che la riforma costituzionale attualmente in discussione alla Camera prevede proprio che la competenza legislativa in materia di sicurezza e salute sul lavoro ritorni esclusivamente allo Stato.

Insomma, si è capito che per certe funzioni forse è meglio che vi sia una sola testa, ma allora perché non agire di conseguenza anche per la funzione di controllo?

 

Le considerazioni contenute nel presente scritto sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno in alcun modo carattere impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza


4 COMMENTI

  1. siamo sicuri che la nuova agenzia sarà a costo zero ???? non avrà forse bisogno di nuove sedi a livello locale, di personale amministrativo, di dirigenti, di direttori (nuove poltrone) ????????
    gli ispettori della nuova agenzia saranno dei “superman” con approfondite conoscenze sulla complessa materia INPS – INAIL – DIREZIONE DEL LAVORO…….quale consulente potrà dire (in prima persona e senza l’ausilio di collaboratori) di avere le stesse conoscenze ??? ………se ognuno dei nuovi super ispettori si limitasse solo alle sue già complesse competenze si correrebbe il rischio di vedersi arrivare in azienda tre ispettori
    (uno inps, uno inail, uno dpl)…..in alcune piccole realtà delle nostre province, in azienda, sarebbero più i “controllori” dei “controllati”.
    e allora qual’ è l’obbiettivo dell’agenzia unica ?????
    – costringere i super ispettori ( che mai riusciranno a conoscere l’intero universo giuslavoristico in tutti i suoi aspetti) a fare verifiche superficiali ????
    – riunire in un unico carrozzone pubblico tutti gli ispettori in modo da poter meglio ” guidare politicamente” le ispezioni ????
    condivido pienamente la necessità di evitare sovrapposizioni e duplicazioni di ispezioni…..tutto questo però può essere fatto obbligando gli enti ad un reale e serio coordinamento…….questo si a costo zero !!!!!

  2. Caro Marco, so di cosa sto parlando perchè me ne occupo di professione, magari potremo avrere diverse ma il mondo è bello perchè è vario. Anzitutto, non si sta parlando di una Polizia (un’altra??) del lavoro, ma di ridurre le burocrazie esistenti; in secondo luogo, quanto al coordinamento, saprai benissimo da operatore del settore, che è già previsto dal D.Lgs. 124/’04 ed è rimasto inattuato da allora.
    Credo in tutta sincerità che il coordinamento sia una foglia di fico per non parlare del problema vero: siamo gli unici in Europa ad avere così tanti Enti con competenze sovrapponibili o spezzettate.
    Cui prodest? Alle imprese? Ai lavoratori? Ai contribuenti che le finanziano? Agli stessi ispettori che vedono il loro lavoro parcellizzato?

  3. Se bastasse accorpare qualche ente per migliorare i livelli di tutela dei lavoratori sarebbe bello, peccato che così non è. La proposta, ormai decennale di istituire prima la “polizia del lavoro” ora l’agenzia unica non a caso è sempre finita in nulla. Credo che sul tema si dovrebbe aprire una seria riflessione coinvolgendo tutti i soggetti interessati e rivedere profondamente l’organizzazione in essere. Su cosa si vuole puntare: repressione o prevenzione? Questa è la prima domanda da fare e la prima risposta da darsi.
    In secondo luogo è meglio un unico ente di controllo, burocratico, macchinoso che giocoforza produrrà verifiche standardizzate e superficiali, più attente alla parte burocratica che alla sostanza o forse è meglio prevedere una migliore coordinamento tra enti con competenze differenti ma collegate? E ancora forse è il caso di ampliare le competenze di alcuni enti e ridefinire i campi di intervento di altri. Esempio e possibile che il personale ispettivo delle ASL non possa verificare se un lavoratore sia assunto o in nero? O ancora è possibile che, a fronte del fatto che oltre il 50% degli infortuni mortali siano da considerarsi “stradali in occasione di lavoro” nessun organo di vigilanza di quelli detti abbia competenza di Polizia Stradale?
    E per finire, perché lo stato e le PA non prevedono servizi di assistenza e supporto ad imprese in tema di SSL? Con la vigilanza si fa repressione ma la prevenzione, chi e come la fa in Italia? Ecco non credo bastino due righe in un decreto per risolvere questi e gli altri mille problemi del sistema italia

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