Proprio quando il governo è pronto a passare la mano, con le dimissioni già consegnate e l’esecutivo in carica per affari correnti, ecco che si cominciano a vedere i primi effetti della spending review sui conti della pubblica amministrazione.

E’ stato pubblicato ieri, 2 gennaio 2013, in Gazzetta ufficiale il decreto emanato dal Ministero dell’Economia e della Finanze lo scorso 21 dicembre, contenente gli obblighi di finanza pubblica per le Regioni a statuto ordinario che dall’anno appena concluso avranno ricadute fino al 2015.

Tramite questo provvedimento, inserito nel decreto 95/2012, rinominato della spending review, poi, convertito nella legge 135/2012, sono state disegnate le linee guida per il prossimo triennio in fatto di esborsi delle amministrazioni regionali.

In questo modo, sono stati stanziati non oltre 700 milioni per il 2012 appena terminato, un miliardo per il 2013 e il 2014, un miliardo e 50 milioni per il 2015.

Questi i nuovi vincoli del Patto di stabilità cui le Regioni ordinarie sono chiamate a sottostare secondo i calcoli di risparmio messi a punto dalla task force governativa, guidata dall’ex commissario – ora supervisore delle liste in area montiana – Enrico Bondi.

Sono i valori dei consumi intermedi valutati dagli organismi di controllo statali che hanno funto da bussola per una stima dei limiti di spesa a riguardo delle Regioni, prese di mira di recente anche dal cosiddetto decreto salva-enti, a seguito del rischio di default in alcune amminstrazioni – vedi la Sicilia – o delle spese pazze che hanno messo in dura difficoltà altri enti, come il Lazio.

Lo stallo in sede di negoziazione, con il mancato apporto della Conferenza Stato-Regioni in materia di tagli e di risorse ascrivibili ai nuovi obblighi di spesa, ha dunque portato il Ministero del Tesoro a redarre un decreto ad hoc sul Patto di Stabilità, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di inizio anno.

Non incluse, nel computo delle risorse individuate come soglia limite, le disponibilità riconosciute in sede di programmazione regionale per il Fondo delle aree sottoutilizzate, in particolare rivolto al Mezzogiorno.

Qualora gli enti non riescano a soddisfare il monte di spesa indicato, saranno chiamate a girare i quantitativi in eccesso all’entrata del bilancio dello Stato.

Qui il testo del decreto