31mila euro netti al mese: benvenuti nel pianeta dello sbafo. A tanto ammontava lo stipendio base dell’ex capogruppo in Consiglio regionale Franco Fiorito, al centro delle cronache, in queste ore, per lo scandalo che sta travolgendo l’ente regionale capitolino. Ma, dalle carte, emerge già come il “federale di Anagni” non fosse il solo beneficiario delle regalie ai partiti. Dalle casse della Regione, negli ultmi anni, è infatti uscito un fiume di denaro, che nei bilanci dei partiti vengono derubricate a voci inappropriate, quando non oscure.

Ma partiamo da lui: “il federale”, altrimenti noto con il nomignolo di “Er Batman” – che ha poi misconosciuto – personaggio che, dall’altisonanza di questi “titoli”, pare più avvezzo a un lungometraggio in salsa pecoreccia che alle colonne di cronaca politica. Eppure, Franco Fiorito, nelle sette ore di interrogatorio di fronte ai pm, ha ha spiegato come il sistema “Eldorado Lazio” fosse un oliato meccanismo di erogazione fondi a tanti, tantissimi zeri.

Ecco la mensilità “tipo” di Fiorito: 8100 euro al mese lo stipendio base, 4190 di diaria, 3000 per le spese del personale, 8mila tondi per la presidenza del gruppo Pdl e altrettanti per quella in Commissione Bilancio. A questa montagna di soldi, vicina allo stipendio di un forte calciatore di Serie A, andavano poi aggiunti 21mila euro per il funzionamento del gruppo consiliare. Talmente tanti soldi da perderne anche le tracce, in qualche occasione.

Una rendita che ha consentito all’ex leader Pdl in Consiglio una decina di case, di cui solo 4 a Roma tra i Parioli e via del Corso, più due ville nell’isola di Tenerife, dove “il federale” aveva anche un conto in banca. Un tenore di vita, manco a dirlo, da nababbo, che, va detto, non era il solo Fiorito a detenere.

Tra il 2011 e il 2012, infatti, dalla Regione Lazio sono stati erogati oltre 20 milioni di euro ai partiti presenti in Consiglio, in un incedere di elargizioni che dal 2009, è aumentato in pochi anni di oltre 10 volte. E la giustificazione che, per la maggior parte di questo denaro, veniva accampata dall’ente regionale era di dover supportare “il rapporto tra elettore ed eletto“. Un rapporto molto caro, non c’è che dire, che costringeva i “poveri” consiglieri a un tenore di vita davvero per pochi, è proprio il caso di dirlo, eletti.

Basti ricordare i due bonifici elargiti dallo stesso Fiorito datati agosto 2010 all’hotel Pitrizza di Porto Cervo, per un totale di quasi 30mila euro, che comunque il consigliere rivendica di aver rimborsato al suo partito, il Pdl, il quale ha comunque riscosso nel solo 2011, oltre 2milioni e 700mila euro, destinandone però oltre 600mila a “collaboratori e consulenze”.

E certo che, proprio Fiorito, pare fosse il fuoriclasse indiscusso del sistema Lazio, il Leo Messi dell’accaparramento: otto conti correnti bancari sui quali si è bonificato 439mila euro dalle riserve del partito, di cui quasi 10mila per aver cenato da “Pasqualino” al Colosseo, più 28mila euro spesi di telefonia provata e 864mila euro emessi in assegni senza beneficiari conclamati.

Secondo, in ordine di contributi, il Pd che per non essere da meno supera il varco dei 2 milioni, tallonato dalla locale Lista Polverini a pochi spiccioli di distanza. Non sfigura anche l’Udc che, da buon alleato del Pdl in Regione, riserva ben 119mila euro a spese per “enogastronomia“, mentre il Pdl replica con 114mila alla voce “varie”. I democratici, invece, forse più intellettuali, sfiorano i 20mila euro in libri, riviste e abbonamenti.

Ma com’era possibile che dalla Regione Lazio uscisse un tale fiume di denaro senza che nessun osservatore potesse battere ciglio? In tutto questo scempio di denaro, forse la parte più sconvolgente è quella che sta alla sorgente del diluvio di euro piovuto nelle tasche dei politici.

Fin dal 2001, in Regione, veniva garantito una somma per la gestione delle spese principalmente amministrative. A partire dal 2009, però, si è verificata un’escalation di erogazioni che è sfuggita di mano agli stessi beneficiari.

I fondi 2009 passati come “contributi aggiuntivi“, infatti, ammontavano a 980mila euro. Poi, nel 2010, si sono svolte le elezioni, Renata Polverini ha strappato per un soffio a Emma Bonino la poltrona di governatore e il bancomat dei gruppi consiliari ha continuato a macinare soldi. Un’infinità: nel 2010, già 2 milioni, che diventano incredibilmente 13 nel 2011 e 18 nel 2012.

Ciò che più sorprende di tutta questa faccenda è che, negli ultimi due anni, non si trovi traccia di alcun atto formale emanato dalla Regione, ma ci si richiami, per il 2011, a vaghi criteri stabiliti in precedenza per la ripartizione delle risorse e, per l’anno in corso, ci si limiti addirittura a un semplice assenso bipartisan a una recondita variazione di bilancio.

Di fronte a questo marasma di privilegi, portafogli gonfiati, spese pazze, rimbombano le parole del capogruppo Udc Francesco Carducci, che, a precisa domanda sull’utilizzo dei soldi pubblici da parte sua e dei suoi colleghi, risponde con un lapidario: “Non ne ho idea”.

Quasi a eco, dalla Regione Lombardia, alla stessa domanda, a richiesta di esibire le fatture del partito, il capogruppo della Lega Nord al Pirellone, Stefano Galli ha rimbeccato con un meno elegante “sono cazzi nostri“.

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