Stipendi 2026, in vigore la detassazione degli aumenti. Esempi e simulazioni

Paolo Ballanti 07/01/26
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In nome dell’obiettivo di favorire l’adeguamento salariale al costo della vita e di rafforzare il legame tra produttività e salario la Manovra 2026 (di cui alla Legge 30 dicembre 2025, numero 199) riconosce un meccanismo di detassazione sugli incrementi degli stipendi conseguenti ai rinnovi contrattuali sottoscritti nel triennio 2024-2026.

Analizziamo la novità in dettaglio.

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Indice

Cosa prevede la Manovra 2026

L’articolo 1, comma 7, Legge numero 199/2025 riserva agli incrementi retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti del settore privato nell’anno 2026, in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026, l’applicazione di un’imposta sostitutiva di:

  • IRPEF;
  • Addizionale regionale;
  • Addizionale comunale;

pari al 5%. La misura opera salvo espressa rinuncia scritta da parte del dipendente e a patto che quest’ultimo abbia un reddito di lavoro dipendente, nell’anno 2025, non superiore a 33 mila euro.

Si precisa che il testo della Legge di Bilancio 2026 modifica le aliquote Irpef, con una riduzione del secondo scaglione IRPEF dal 35 al 33 per cento.

Qual è il vantaggio economico per il dipendente?

L’applicazione di un’imposta sostitutiva al 5 per cento comporta una minore trattenuta in busta paga a carico del dipendente, a differenza di quanto si verifica assoggettando le somme stesse agli scaglioni IRPEF ordinari al 23, 33 e 43 per cento.

A tutto questo si aggiunge la riduzione delle addizionali regionali e comunali, posto che nel loro conteggio non entrano in gioco gli importi soggetti a tassazione sostitutiva.

Dal combinato disposto riduzione IRPEF e addizionali regionali e comunali si ha in busta paga una diminuzione delle trattenute per il lavoratore e un conseguente incremento del netto mensile.

Contributi previdenziali e assistenziali dovuti per intero

Il disposto dell’articolo 1, comma 7 non si estende ai contributi previdenziali e assistenziali che, pertanto, restano dovuti in misura intera per quanto riguarda:

  • Quota a carico del datore di lavoro;
  • Quota in capo al dipendente e trattenuta in busta paga dall’azienda stessa.

I soggetti esclusi

La detassazione non spetta a:

  • Lavoratori dipendenti del settore pubblico (a prescindere dal reddito totalizzato nel 2025);
  • Lavoratori dipendenti del settore privato con reddito di lavoro dipendente, nell’anno 2025, superiore a 33 mila euro.

L’imposta sostitutiva non opera altresì con riguardo ai dipendenti che ricevono incrementi retributivi conseguenti a rinnovi contrattuali sottoscritti in data antecedente il 1° gennaio 2024.

La simulazione della detassazione in busta paga

Per meglio comprendere l’impatto economico della detassazione e in attesa delle istruzioni dell’Agenzia Entrate consideriamo l’esempio del dipendente Mario, il quale in busta paga di febbraio 2026 riceve una retribuzione lorda composta da:

  • 1.500,00 euro di paga base;
  • 25,00 euro di scatti di anzianità;
  • 30,00 euro di aumento retributivo conseguente al rinnovo del CCNL applicato in azienda, sottoscritto in data 11 novembre 2025;

per un totale di 1.555,00 euro.

Dal momento che Mario ha totalizzato nell’annualità precedente (2025) un reddito di 25 mila euro ha diritto alla detassazione in parola.
Come anticipato, la retribuzione lorda (compreso l’aumento retributivo) è soggetta alla trattenuta in busta paga a titolo di contributi previdenziali e assistenziali a carico del dipendente.

Considerando un’aliquota INPS del 9,76% i contributi vengono calcolati separando paga base e scatti di anzianità dall’aumento retributivo:

  • (1.500,00 + 25,00) * 9,76% = 148,84 euro;
  • 30,00 * 9,76% = 2,93 euro.

A questo punto si calcola l’IRPEF su paga base e scatti di anzianità:

  • Si assume l’importo lordo di 1.525,00 meno i contributi (essendo deducibili) e si ottiene una retribuzione imponibile ai fini fiscali di 1.525,00 – 148,84 = 1.376,16 euro;
  • Si applica l’aliquota del 23% su 1.376,16 euro ottenendo così un’imposta lorda di 316,52 euro.

Per brevità consideriamo l’assenza di detrazioni e passiamo al calcolo dell’imposta sostitutiva:

  • Si considera l’importo lordo dell’aumento retributivo meno i contributi (deducibili) ottenendo in questo modo una retribuzione imponibile ai fini fiscali di 30,00 – 2,93 = 27,07 euro;
  • Si applica l’aliquota del 5% su 27,07 euro grazie alla quale si fissa la ritenuta fiscale agevolata a 27,07 * 5% = 1,35 euro.

Il netto spettante a Mario è il risultato di:

  • Retribuzione lorda 1.555,00 euro – contributi INPS a carico del dipendente pari a complessivi 151,77 euro – IRPEF ordinaria 316,52 euro – imposta sostitutiva 1,35 euro = 1.085,36 euro.

Il netto senza detassazione

Riprendendo l’esempio precedente, senza la detassazione il netto di Mario è inferiore dal momento che sull’intera retribuzione lorda (dedotti i contributi INPS) si applica l’IRPEF al 23 per cento.

In tal caso il netto si attesta a:

  • Retribuzione lorda 1.555,00 euro;
  • Contributi INPS 151,77 euro (in detrazione);
  • IRPEF pari a (1.555,00 – 151,77) * 23% = 322,74 (in detrazione);

euro 1.080,49.

Rispetto al netto risultante per effetto della detassazione, si evidenzia una diminuzione di 1.085,36 (netto con detassazione) – 1.080,49 euro (netto senza detassazione) = 4,87 euro netti mensili.

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Foto copertina: istock/Alihan Usullu

Paolo Ballanti

Dopo la laurea in Consulente del Lavoro, conseguita all’Università di Bologna nel 2012, dal 2014 si occupa di consulenza giuslavoristica ed elaborazione buste paga presso un’associazione di categoria in Ravenna. Negli anni successivi alla laurea ha frequentato tre master: El…Continua a leggere

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