Rimborso pensioni: a chi andranno i 500 euro di Renzi

Redazione 18/05/15
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Pensioni, finalmente Renzi ha battuto un colpo. A due settimane dalla diffusione della sentenza della Corte costituzionale e dopo lunghi mesi di silenzi in materia di welfare, alla fine il presidente del Consiglio ha deciso di esporsi presentandosi in diretta a “L’Arena” per spiegare come intenda procedere il governo sul fronte dei rimborsi ai pensionati.

Nei giorni passati, si erano fatte largo molteplici ipotesi, a partire da un rimborso che avrebbe seguito le fasce della parziale rivalutazione assicurata dal governo Letta nel 2014, cioè assicurando bonus a decrescere man mano che il reddito da pensione va aumentando.

Come base, lo ricordiamo, rimane sempre la soglia dei 1486 euro lordi, limite al di là del quale il governo monti, con la famigerata riforma Fornero, inserita nel decreto salva Italia del 2011 e votato dall’allora Parlamento quasi al completo (con poche eccezioni).

Ora, a sentire le parole del premier, sembra che la rivalutazione avverrà una tantum, o almeno a rate, con partenza il primo agosto quando verranno assicurati 500 euro in busta ai pensionati oggetto della sentenza, ma con reddito da pensione al di sotto del tetto individuato di 3mila euro lordi.

L’annuncio del premier, di per sé, non significa automaticamente che il decreto verrà approvato seduta stante. Anzi, a sentire le parole del sottosegretario all’economia Enrico Zanetti, che si era già pronunciato contrario alla restituzione dell’intro importo reclamato dai pensionati a seguito della sentenza, ha fatto presente che allo stato attuale potrebbero arrivare solo le linee guida del provvedimento stacca assegni, che poi sarà seguito dal testo definitivo vero e proprio. Un po’ come avvenuto nei mesi scorsi per la scuola, insomma: quando il governo si trova a dover affrontare un nodo alquanto grave e urgente, preferisce procedere a piccolissimi passi.

Il costo dell’operazione annunciata da Matteo Renzi per il primo agosto 2015 dovrebbe essere di 2 miliardi di euro, ossia 500 euro una tantum per 4 milioni di ritirati dal lavoro che percepiscono meno di 3mila euro al mese. Le coperture, ha assicurato il premier, ci sono in virtù di un gruzzoletto tenuto da parte per misure contro la povertà, che, a questo punto, saranno rinviate nella legge di stabilità 2016.

Secondo quanto dichiarato a seguito del Cdm, per la precisione i soldi sul piatto dovrebbero essere 2 miliardi e 187 milioni di euro, con tetto a 3 mila e 200 euro lordi al mese di pensione per 500 euro a 3,7 milioni di pensionati.

In realtà, però alcuni conteggi fissano in circa 6 milioni i contribuenti coinvolti nello stop all’indicizzazione degli assegni Inps. Evidente che garantire un rimborso a tutti costerebbe un’enormità alo Stato: ben 18 miliardi di euro. “Significherebbe tagliare la scuola, il sociale e le strade. Sarebbe allucinante”, ha notato Renzi.

Insomma, alla fine i destinatari dei 500 euro si vedranno riconoscere solo uno dei due anni di mancata rivalutazione (2012 e 2013), per un rimborso che sarà comunque parziale poiché già un pensionato con reddito lordo di 1600 euro al mese avrebbe diritto a una restituzione più corposa per singoli 12 mesi di rivalutazione.

Insomma, al momento c’è solo l’annuncio e la promessa del primo agosto (con evidente rimando pre elettorale, con le regionali alle porte), ma è già sufficiente per aver fatto infuriare sia le minoranze in Parlamento (Forza Italia parla di imbroglio), che i sindacati, secondo i quali “Renzi non può cavarsela così”. Ma il sentore è che, anche stavolta, il presidente del Consiglio andrà fino in fondo con la propria linea.

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