Riforma Pensioni: vantaggi e svantaggi della nuova Pensione Anticipata

Redazione 02/05/16
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Rendere più flessibile il sistema previdenziale, consentendo formule di pensione anticipata, con formule diverse a seconda dei vari casi.

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E’ quanto ha annunciato il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in audizione sul DEF 2016, in cui si chiede appunto di rimettere mano alla Riforma Pensioni Fornero entro il 2016.

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RIFORMA PENSIONI 2016: NUOVE MISURE DI FLESSIBILITÀ IN USCITA?

Ciò che chiede il Governo nel DEF, entrando più nello specifico, è di adottare qualsiasi proposta utile a promuovere, pur rispettando gli obiettivi legati alla finanza pubblica, interventi in materia previdenziale in grado di immettere elementi di flessibilità per la pensione, anche attraverso la previsione di relative penalizzazioni.

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Oltre a questo, ciò che l’Esecutivo richiede riguarda interventi più selettivi, soprattutto nei casi di disoccupazione involontaria e dei lavori usuranti. Maggiore importanza sembra che il Governo la voglia dare anche al tema della previdenza complementare.

LE IPOTESI ALLO STUDIO DEL GOVERNO

Il Governo, al momento, sta valutando le prime due formule che prevedono un differente meccanismo a seconda che la pensione anticipata riguardi un lavoratore che rischia di rimanere senza lavoro e senza la possibilità di reinserirsi nel mercato professionale. Nello specifico si tratta di:

disoccupato non pensionabile in quanto ancora privo dei requisiti anagrafici: in tal caso verrebbe a ricevere un trattamento finanziato dallo Stato;

esubero per ristrutturazione aziendale: in questo caso, invece, spetterebbe all’impresa finanziare il trattamento per gli anni che al lavoratore ancora restano prima di poter andare in pensione.

PRESTITO PENSIONISTICO: COME FUNZIONA?

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Per i soggetti che, invece, pensano di optare volontariamente per il prepensionamento, la proposta che si prospetta con maggiore probabilità è quella del prestito pensionistico. A differenza del passato la proposta attuale vuole il coinvolgimento anche delle banche allo scopo di limitare la spesa pubblica necessaria all’operatività di questa opzione. In questo  modo, infatti, il prestito pensionistico avrebbe un effetto più limitato sulla finanza pubblica.

I lavoratori potrebbero andare in pensione fino a 3 anni prima rispetto ai requisiti ordinari: ossia a 63 anni e 7 mesi di età oppure con 39 anni e 10 mesi di contributi. IN questo modo, poi, il lavoratore arriverebbe a percepire una pensione ridotta del 3-4% per ogni anno di anticipo.

L’assegno che si verrebbe a percepire, tuttavia, non costituirebbe una vera e propria pensione bensì una sorta di finanziamento garantito dalla futura pensione che il lavoratore potrà riscuotere quando sarà il momento.

In sostanza, il debito dovrebbe essere restituito con una formula piuttosto vicina a quella della cessione del quinto della pensione.

ANDARE IN PENSIONE PRIMA CON IL PRESTITO PENSIONISTICO: QUALI SONO I PROBLEMI?

I problemi relativi a questa tipologia di formula, in realtà, non sono pochi. Il rischio maggiore è, infatti, che il costo della previdenza sia semplicemente spostato dallo Stato alle banche e ai lavoratori.

Ecco alcuni esempi che al riguardo andrebbero gestiti:

– il caso di morte prematura del pensionato: in tal caso il debito con la banca potrebbe venire saldato da un’assicurazione stipulata dallo stesso pensionato, però l’operazione ovviamente comporterebbe comunque un costo;

– i soggetti che dovrebbero pagare i contributi figurativi per i 3 anni di anticipo: se infatti questi non dovessero essere pagati, la pensione diminuirebbe ancora di più;

– il costo degli interessi bancari sull’assegno anticipato: qualora a pagarli dovesse essere il lavoratore il costo dell’operazione salirà ulteriormente;

– le tipologie di garanzie che dovranno essere offerte alle banche, la quali a loro volta potrebbero anche rifiutarsi di aderire allo schema e di concedere il finanziamento.

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