Riforma pensioni ferma, per esodati e Quota 96 arriva la legge

Redazione 19/06/14
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Riforma pensioni, le innovazioni più pesanti restano per ora al palo. Ancora, non si conosce il testo ufficiale della riforma della pubblica amministrazione, e con esso i dettagli relativi ad assunzioni e turnover, ma di certo le misure sui prepensionamenti sono state momentaneamente cassate. Intanto, per esodati e Quota 96, spunta la speranza: lunedì il testo sarà finalmente in aula.

Sono state settimane concitate per il governo Renzi, con la maggioranza in fibrillazione per i dissidenti al Senato e la presentazione della duplice riforma della PA, compresa tra decreto e disegno di legge portati in Consiglio dei ministri, ma ancora fermi ai box nel cammino di conversione in legge.

Nel frattempo, però, alcuni passi avanti significativi sono stati fatti per le categorie più bistrattate: esodati e Quota 96 della scuola vedranno approdare alla Camera lunedì mattina la proposta firmata da Cesare Damiano, che unifica i vari accorgimenti arrivati in commissione nei mesi scorsi e poi mai tradotti in un testo da sottoporre all’assemblea. Trovano dunque conferma le parole del ministro Poletti, che aveva preannunciato come le mancate salvaguardie fossero la priorità dopo le elezioni europee.

Finalmente, stavolta, sembra davvero che qualcosa si stia muovendo. Dall’avvento della riforma Fornero, infatti, oltre 4mila addetti nella pubblica istruzione – docenti e personale Ata – si sono visti strappare il diritto maturato alla pensione per una svista dei legislatori, mai riparata. Allo stesso modo, il cambio di requisiti adottato con la legge del governo Monti continua a produrre la marea di esodati, nonostante le varie misure che i vari governi, da Monti a Letta fino a Renzi, hanno cercato di apporre.

Per la pubblica amministrazione, sembra sfumata la possibilità dei dipendenti con 57 anni e 35 di contributi maturati, che, secondo il progetto iniziale, avrebbero dovuto lasciare il lavoro tramite pensione contributiva, prevedendo, per favorire l’abbandono, una decurtazione dall’importo mensile inserito nell’assegno. “Abbiamo valutato questa ipotesi – ha dichiaratoo il ministro Madia – ma l’abbiamo tolta”. Naturalmente, il problema resta sempre quello delle coperture, malgrado le sigle di rappresentanza dei dipendenti pubblici abbiano rivendicato come il ritiro anticipato nulla chiederebbe alla collettività per il riconoscimento dell’assegno.

Sicuramente, se ne saprà di più quando il testo sulla riforma della PA sarà diramato in forma ufficiale, così come avverrà in termini di esuberi, i quali, ha rassicurato sempre il ministro Madia, non saranno attuati, almeno a breve termine. Certo è che, se 15mila giovani dovranno entrare negli organici, per mantenere gli equilibri nel personale dovrà essere agevolata l’uscita di altrettanti, se non di più, dipendenti a fine carriera.

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