Riforma pensioni, bonus e penalizzazioni più alte per lo stop esodati

Redazione 22/05/13
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Si apre oggi con l’incontro tra il ministro del Welfare Enrico Giovannini e i sindacati, il tavolo su riforma pensioni, lavoro e nodo esodati che il governo Letta ha promesso di affrontare, e possibilmente risolvere, nel primissimo scorcio di legislatura. Come noto, le proposte sul tavolo sono diverse, ma tutte improntate sul principio di una maggiore flessibilità di uscita dalla fase lavorativa ed evitare il ripetersi di nuovi shock come quello sugli esodati.

Già l’Inps, per bocca del suo presidente Antonio Mastrapasqua, ha benedetto l’iniziativa del governo, che dovrebbe partire dall’esame della bozza firmata dall’ex ministro del Lavoro, e attuale presidente della Commissione analoga alla Camera, Cesare Damiano, di sponda Pd. Secondo l’istituto di previdenza, l’impianto generale della contro riforma delle pensioni sarebbe sopportabile per le casse dello Stato, anche se alcuni aggiustamenti sono già allo studio per consentire al meccanismo di raggiungere i suoi scopi disparati e, insieme, non prosciugare le entrate contabilizzate.

Non solo ammorbidire la riforma Fornero, scritta in un contesto di assoluta emergenza economica come quello in cui si trovò catapultato il governo Monti, tamponando così sul nascere eventuali nuove schiere di lavoratori esclusi dalla salvaguardia, ma anche favorire, al contempo, il turnover generazionale tra lavoratori anziani prossimi alla pensione e giovani in cerca di occupazione stabile.

Così, l’ipotesi iniziale era quella dell’elastico sgravi-incentivi a seconda che il lavoratore avesse optato per un’uscita anteriore ai 65 anni o successiva, con riduzione dell’assegno pensionistico del 2% per ogni 12 mesi in meno lavorati, o con bonus equivalenti per ogni anno “supplementare” al minimo anagrafico.

Ora, invece, si cerca di mettere a punto un meccanismo più morbido di allontanamento dal lavoro, intanto per scongiurare che altri lavoratori, magari finiti in mobilità, o in stato di dimissioni, si ritrovino senza stipendio, e, contemporaneamente, sprovvisti di trattamento previdenziale, ma soprattutto per favorire il ricambio generazionale nelle aziende, anche se la presenza dei lavoratori esperti verrà incentivata con bonus in pensione per ogni anno in più.

E proprio qui sta il punto: l‘Inps si è detta favorevole al ritocco alla legge Fornero, ma conti della previdenza sono sempre più in rosso e  la norma in vigore, pur nei problemi enormi che ha generato, assicura entro il 2020 un risparmio di svariati miliardi alle casse pubbliche. Così, introdurre il meccanismo dei bonus potrebbe rivelarsi un boomerang e, per questo, governo e parti sociali cercheranno di trovare una quadra di non semplice definizione.

L’obiettivo, come si diceva, è quello di riportare l’età pensionabile allo status precedente la riforma Fornero, cioè a 62 anni e 35 di contributi, però spingendo i lavoratori più volenterosi a non abbandonare di punto in bianco il proprio posto. A questo proposito, resta sul tavolo l’ipotesi di ridurre progressivamente il carico orario dei lavoratori in uscita, i quali, nella fase appena antecedente il proprio ritiro, potrebbero svolgere anche il ruolo di tutor ai giovani chiamati a prenderne il posto.

Resta, comunque, da sciogliere il nodo incentivi: se la bozza Damiano propone gli scalini del 2% per ogni anno in più o in meno rispetto ai 65 con 35 di contributi, coordinare questo sistema con i risparmi messi in cantiere dalla legge Fornero sarà il vero rebus di questa riforma delle pensioni. Non è escluso, a questo proposito, che la percentuale tagliata o aggiunta dalle pensioni alla fine sarà più elevata, proprio per mantenere gli equilibri di bilancio garantiti dal regime attualmente in vigore.

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