Riforma pensioni 2013, nuovo stop in Parlamento e rischio rinvio

Redazione 30/07/13
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Questa riforma non s’ha da fare. Dopo che il ministro Giovannini era tornato sui suoi passi, confermando per settembre l’avvio di un processo di riforma della legge sulle pensioni, ora sono le Commissioni parlamentari ad affossare nuovamente la proposta per reintrodurre un margine di flessibilità.

Sono numerose le bozze pervenute in Parlamento per modificare le norma vigente sul welfare, tutte indirizzate a ridurre l’età pensionabile, rispetto ai 65 anni – già passati a 66 per effetto dell’aumento della speranza di vita – definiti dalla riforma Fornero. Tra tutte, quella che ha riscosso maggior favore è quella firmata da Cesare Damiano, l’ex ministro del lavoro del secondo governo Prodi.

L’idea alla base del testo presentato da Damiano è quella di abbassare il minimo pensionabile a 62 anni, con un disincentivo del 2% in meno nell’assegno per ogni anno in meno lavorato, e, successivamente ai 66 anni, il 2% in più fino ai 70, sempre ogni 12 mesi lavorati.

Insomma, un ritorno dell’elasticità nell’età pensionabile, che non stravolge troppo l’impianto della riforma Fornero, con tutti i sacrifici imposti ai pensionati italiani, per riportare nei ranghi la spesa del welfare.

Però, come detto, i testi presentati sono bloccati in Commissione e, al momento, per settembre non è in calendario alcuna discussione in Parlamento sulle materie in questione: un segnale che potrebbe rinviare ancora il momento dell’esame delle pensioni.

Lo stesso, può dirsi per gli esodati: nonostante il premier Enrico Letta avesse definito quella dei non salvaguardati come una delle piaghe più urgenti da affrontare, al momento non ci sono spazi già destinati a discussioni o decreti sull’allargamento della platea, che ancora esclude oltre 200mila lavoratori in cerca di passare alla fase previdenziale.

Intanto, gli effetti della legge Fornero iniziano a farsi sentire: con l’obiettivo degli 80 miliardi di risparmio entro il 2020, nei primi 6 mesi del 2013 sono state erogate quasi il 40% di pensioni in meno tra i lavoratori dipendenti, sicuramente anche per effetto dei trattamenti non erogati per la marea di esodati finiti nel limbo.

Svolgendo un paragone con i principali Stati europei, vediamo come, a seguito della legge Fornero, l’Italia si va via via uniformando all’età media di accesso alla pensione in area comunitaria: sono 61 anni e mezzo nel Belpaese che servono a ritirarsi dal lavoro, in linea con la Germania (61,7), vicino alla Spagna (62,3), con ancora Regno Unito e Svezia distanti (63,1 e 63,8).

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