Riforma pensioni 2013 ed esodati, l’abolizione Imu costa cara

Redazione 04/09/13
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Sarà davvero la volta buona per avere novità sulla riforma delle pensioni? Le scorse settimane sono state costellate di annunci e smentite da parte del governo, che pare non avere le idee chiarissime su come muoversi nel welfare.

Le ultime note ufficiali risalgono agli interventi del ministro del Lavoro Enrico Giovannini, che aveva messo in soffitta la chiacchierata “controriforma Fornero”, per avanzare l’ipotesi di un intervento più contenuto, finalizzato ad incrementare le pensioni minime  ma senza attingere agli assegni d’oro, secondo le stime dell’ex presidente Istat troppo poco numerose per poter bilanciare il divario dalle pensioni più basse.

Nel frattempo, però, il governo è intervenuto con due decreti importanti: dopo ferragosto, infatti, mentre il Parlamento si godeva le ferie e i decreti restavano nei cassetti delle Commissioni, sono stati varati i pacchetti per la stabilizzazione degli oltre 150mila precari della pubblica amministrazione e, soprattutto, è arrivata la conferma dell’abolizione completa dell’Imu.

E proprio su questo punto, le coperture finanziarie sono ancora oggetto di discussione. Le risorse da mettere sul piatto per arrivare, entro fine anno, alla cancellazione totale della tassa, anche alle fasce non esenti nel 2013, ammontano a svariati miliardi di euro e, ancora, non è chiaro da dove verranno prelevati questi fondi “tappa Imu”.

Il rischio, rileva l’ex ministro Cesare Damiano, è che a farne le spese siano, ancora una volta, pensionati ed esodati, che potrebbero vedere ridotti i margini di intervento nei propri riguardi derivante dalla scarsità di budget su cui fare affidamento.

Non a caso, infatti, nel testo del decreto che ha fatto sparire l’Imu dal vocabolario fiscale nazionale, è stata inserita anche la salvaguardia per nuovi 6500 esodati, che vanno ad aggiungersi a quelli già avviati verso la pensione coi vecchi requisiti dai decreti dell’ultimo anno. Secondo Damiano, dunque, l’intervento finirebbe per avere “il pregio di risolvere il problema dei lavoratori che sono stati licenziati, perlopiù nelle piccole aziende invisibili, e questo è un bene. Ma 6.500 casi risolti rappresentano una parte infinitesima della platea complessiva”.

Riguardo le pensioni, invece, l’ultima proposta del ministro in carica è stata quella di elargire un prestito per quei lavoratori in attesa della pensione, ma che non hanno ancora i requisiti, che poi verrebbe decurtato al momento dall’assegno previdenziale una volta che sarà elargito agli aventi diritto. Un quadro che non piace affatto allo stesso Damiano: “Si trasforma un futuro diritto previdenziale in un mero intervento di tipo assistenziale; che si pretende addirittura la restituzione di questo acconto quando il lavoratore riceverà la pensione”.

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