Riforma lavoro e disoccupazione, dal primo gennaio Aspi al via

Redazione 03/01/13
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Se con la riforma del lavoro, il 2013 apre l’era del nuovo apprendistato, la novità indubbiamente più significativa di tutto l’universo occupazionale che fa capolino in questi giorni è comunque un’altra.

Il primo gennaio ha infatti messo la pietra tombale sulla vecchia indennità di disoccupazione, aprendo di fatto la nuova via del welfare italiano che, come enunciato nella riforma Fornero, va sotto il nome di Aspi.

Prima annunciata, poi rimandata agli anni prossimi e, infine, confermata per il 2013, l’Assicurazione sociale per l’impiego nasce in supporto del reddito dei lavoratori dipendenti con contratti da subordinati, che prenderà il posto anche della classica “mobilità”.

In primo luogo, il nuovo sistema di ammortizzatori inciderà, come detto, sulla falange sempre crescente dei disoccupati. Saranno due le modalità con cui interverrà la rete di protezione per gli ex lavoratori subordinati.

Innanzitutto, è ora effettiva l’Aspi in senso ampio, che vige per tutti quei lavoratori incorsi nella disoccupazione dopo il primo gennaio 2013 (secondo le specifiche del decreto legislativo 181/2000). I requisiti per accedervi sono la non volontarietà – escludendo, quindi, sia le dimissioni che la risoluzione consensuale del contratto – almeno due anni di contributi assicurativi e non meno di uno contro la disoccupazione (in misura equivalente il nuovo regime Aspi come quello vecchio DS) nell’arco dei 24 mesi antecedenti la fine del rapporto di lavoro.

Per coloro che si siano trovati senza un posto prima del 31 dicembre 2012, resterà comunque aperta la porta della vecchia indennità di disoccupazione.

In secondo luogo, troviamo la mini-Aspi che riguarderà anche gli eventi occorsi prima del 2013 ed è appannaggio di quei contribuenti che siano stati licenziati mettendo da parte almeno 13 settimane di contributi nei 12 mesi prima del periodo di disoccupazione.

Tutte e due le modalità dunque – Aspi e mini-Aspi – sono entrate in vigore il primo gennaio per tutti i lavoratori dipendenti, ivi inclusi gli apprendisti – oggetto di un apposito capitolo nella riforma del lavoro, posto a compimento anch’esso con decorrenza inizio 2013 – i soci di cooperativa assunti in qualità di subordinati e i lavoratori in ambito artistico con medesima qualifica di assunzione.

Non fanno parte della platea degli interessati i dipendenti del pubblico impiego a tempo indeterminato, così come gli operai dell’agricoltura e gli extracomunitari a permesso di soggiorno stagionale vincolato all’assunzione.

La durata prevista per l’Aspi è di 8 mesi  mesi fino ai 50 anni di età e di 12 per gli ultra 50enni, con decurtazione del 15 percento dopo il primo semestre e di un ulteriore 15 percento dopo il primo anno. Riguardo la versione “mini”, invece, essa verrà riconosciuta per un totale di settimane corrispondente alla metà di quelle calcolate nei dodici mesi prima dell’arrivo della disoccupazione.

Due le fasce di applicazione dei nuovi ammortizzatori, impostate al 75% della “retribuzione media mensile”: netta, per chi, nel 2013, potrà conteggiarla al di sotto dei 1180 euro, aggiunta del 25% della differenza tra retribuzione media e limite dei 1180 euro, qualora la stessa soglia venga oltrepassata.

Da notare, inoltre, che le due nuove indennità di disoccupazione, non entreranno da subito a pieno regime: ci sarà un approccio graduale, che porterà le due casse in piena funzionalità solo nel 2016. A finanziare l’Aspi, tra l’altro, interverrà un incremento del contributo sull’apprendistato pari all’1,31%.

Il limite temporale per avvalersi del contributo Aspi è di due mesi dal giorno esatto in cui l’indennità deve essere erogata, facendo fede, con esso, alla data precisa in calendario del secondo mese seguente, escludendo, insomma, qualsiasi conteggio numerico dei giorni trascorsi.

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