Quota 96, ore cruciali: spiraglio per la pensione a settembre 2014

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Quota 96, si torna a sperare. Che si tratti solo di promesse pre elettorali, oppure della reale volontà di venire a capo della questione delle mancate pensioni della scuola, le migliaia di lavoratori costretti a restare al lavoro dopo l’avvento della riforma Fornero vedono l’ennesimo, piccolo lumicino in fondo al tunnel. E a quello intendono aggrapparsi con tutte le proprie forze, malgrado la fiducia nelle istituzioni ormai prosciugata.

Oggi, è in programma un tavolo tecnico tra Ministero dell’Economia, Commissioni Lavoro di entrambe le Camere e i vertici dell’Inps, per esaminare le prospettive di rientro nel trattamento pensionistico dei “dimenticati” del pianeta scuola, docenti e Ata in possesso dei requisiti per il ritiro dal lavoro nel 2012, ma esclusi dalla riforma che consentiva il via libera alle pensioni soltanto dal primo gennaio e non dal primo settembre, come da calendario del Miur.

Così, la speranza di oltre 4mila Quota 96 – così identificati per la somma tra l’età anagrafica e gli anni di contributi versati – è ancora quella di abbandonare il posto di lavoro a partire dal prossimo primo settembre: un orizzonte non ancora del tutto svanito, ma certo da parte della maggioranza serve un deciso cambio di passo.

Ieri, in un’intervista, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha ribadito che quella dei Quota 96 deve rimanere una priorità del governo, anche se, nelle scorse settimane, in sede di discussione del Documento di Economia e Finanza per l’anno in corso, la questione è improvvisamente sprofondata dopo un sussulto del presidente della Commissione Bilancio a Montecitorio Francesco Boccia. Proprio Boccia, ieri, su Twitter, ha sottolineato che sul tema dei mancati pensionamenti nella scuola dovrebbe essere rispolverata la proposta di legge firmata dal deputato Pd Manuela Ghizzoni nei mesi scorsi, il famoso testo unificato più volte invocato come cura definitiva alla ferita dei docenti lasciati senza pensione, ma mai approdato in aula.

Con molta probabilità, questo sentiero, se verrà battuto o meno, lo si scoprirà nelle prossime ore dopo la conclusione del confronto tra governo, Parlamento e previdenza. Appuntamento nel quale verrà certamente affrontato l’altro grande nodo del welfare, derivante sempre dalla legge del 2011: la marea degli esodati, che non smette di montare malgrado gli interventi dei vari governi per ampliare le salvaguardie.

Un grosso punto interrogativo, però, riguarda il benestare delle istituzioni contabili dello Stato: la prima tutela dei Quota 96, infatti, non aveva passato il vaglio della ragioneria dello Stato, così come la manovra salva esodati avanzata dall’ex ministro del Lavoro Damiano. Insomma, lo sforzo richiesto al welfare è di quelli importanti e potrebbe addirittura arrivare a mettere, gli uni contro gli altri, esodati e Quota 96, a contendersi le poche risorse che potranno essere messe in campo. Certo, però, professori, amministrativi e dipendenti della scuola sono stanchi delle vuote promesse arrivate con regolarità nell’ultimo anno, mentre la situazione si trova ancora ferma al punto di partenza.

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