Pensioni, zero tracce nel Jobs Act. Nuove promesse ai Quota 96

Redazione 19/09/14
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Mentre si discute di tutele dei lavoratori e dell’articolo 18, che potrebbe essere congelato nel Jobs Act per i primi tre anni di contratto, rimane in sospesa la questione delle pensioni. Al suo interno, non solo il tema dei requisiti sempre più ardui da raggiungere, ma anche l’irrisolto nodo dei Quota 96 e gli esodati ancora in attesa di salvaguardia.

Nonostante la parte attualmente in discussione del Jobs Act si concentri in particolare sul welfare, così come programmato già in primavera, sembra che il tema delle pensioni sia stato ancora rinviato a data  da destinarsi. Il disegno di legge attualmente in discussione in Senato, infatti, prevede deleghe importanti per il governo in fatto di ammortizzatori sociali e misure per il contrasto alle marginalità, ma non si parla di ridurre l’età pensionabile, né di rivedere ik requisiti attualmente in vigore.

Del resto, lo aveva confermato nelle settimane scorse il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, affermando che nessuna revisione della legge Fornero sulle pensioni sarebbe in programma nel breve periodo. Restano, però, due incognite. Da una parte, infatti, lo stesso successore di Enrico Giovannini aveva confermato come la materia pensionistica sarebbe stata al centro dell’azione di governo nella seconda parte dell’anno; dall’altra, la vertenza aperta dei Quota 96, i quali erano arrivati a un passo dal pensionamento in deroga alla riforma entrata in vigore a inizio 2012.

Quota 96 rassegnati?

Mentre sono ricominciate le scuole, i docenti Quota 96, nel frattempo diventati Quota 101 o 103, hanno ripreso le lezioni, per l’ennesimo anno di lavoro in aula, dopo un’estate di vane speranze alimentate dall’emendamento in riforma della Pubblica amministrazione che avrebbe dovuto assicurare a 4mila insegnanti e dipendenti Ata il ritiro dal primo settembre.

Ora ad alimentare nuove speranze in seno ai Quota 96 è la senatrice del Partito democratico Laura Puppato che riconosce come “La pagina dei Quota 96 sia molto brutta nella storia dei rapporti governo-Parlamento. Onestamente non so quando lo risolveremo, vorrei dire presto ma pensavamo allo stesso modo di farcela questa estate e non è stato possibile”.

Il dilemma, come noto, è sempre quello delle coperture: per mandare in pensione i Quota 96 servono 400 milioni di euro in 4 anni che, però, dal prossimo anno potrebbero scendere sensibilmente: forse, allora, la previsione dell’addio alla cattedra arriverà in legge di stabilità 2015? La risposta non tarderà ad arrivare, anche se i Quota 96 hanno ormai esaurito le speranze.

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