Pensioni 2015, novità: lo stop di Padoan alla flessibilità

Redazione 17/09/15
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Nonostante le manifestazioni dei sindacati e le proteste delle opposizioni, il Governo non mette in cantiere nessun intervento per permettere, a chi lo voglia, di andare in pensione anticipatamente rispetto alla soglia introdotta dalla riforma Fornero. A rivelarlo, ieri in question time alla Camera, lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha dichiarato come «una modifica strutturale» del sistema pensionistico disegnato dalla legge Fornero che scollegasse l’età pensionabile dalla speranza di vita «andrebbe contro i principi di sostenibilità del sistema».

Confermando che la nota di aggiornamento al Def arriverà sul tavolo del Consiglio dei Ministri il prossimo venerdì, Padoan ha chiarito che l’introduzione di una nuova «flessibilità comporterebbe oneri rilevanti» che si manifesterebbero, ha proseguito, «nell’immediato, con un impatto sul sentiero di aggiustamento della finanza pubblica». E ancora, sono state le parole del ministro, il «sistema di incentivi e disincentivi non è in grado di modificare» le scelte relative all’uscita dal lavoro. In sostanza, la considerazione dell’eventuale concessione «deve essere coerente con il principio di sostenibilità di lungo termine della riforma».

Fuori discussione quindi che possa essere lo Stato ad accollarsi i costi, stimando che la misura potrebbe richiedere dagli 8 ai 10 miliardi di euro, sulla base del meccanismo scelto. Quanto alla teoria, basata sul fatto che siano gli stessi beneficiari a pagare grazie ad una decurtazione dell’assegno, non sarebbe più ipotizzabile. Secondo le stime, infatti, si tratterrebbe di una sforbiciata troppo pesante implicando la rinuncia fino al 30% della pensione. Sembra pertanto da escludersi che nella legge di stabilità saranno inserite misure per i pensionamenti anticipati con penalizzazioni, così come promesso dal premier.

In riferimento alla questione esodati, sorta dalle dichiarazioni diffuse dal Tesoro circa l’aver incassato i soldi non spesi del fondo creato per salvaguardarli (nonostante i sindacati rivendichino 50mila persona ancora da tutelare) Padoan ha chiarito che il Governo prende in considerazione l’eventualità di un ulteriore provvedimento, non essendoci comunque alcuna certezza sui risparmi del fondo, e necessitando di completare prima «le analisi delle sei salvaguardie già concluse».

Padoan ha anche aggiunto che «il Governo riconosce l’esistenza di situazioni di disagio e intende trovare soluzione con dovuta urgenza» puntualizzando però che «il trascinamento di eventuali risparmi costituisce una deroga non espressamente prevista dalla norma».  Nessuno scippo secondo il ministro, che ha sottolineato come «a partire dal 2012 il Governo abbia varato sei interventi a salvaguardia di 120mila persone». In merito, infine, alla cancellazione delle tasse sulle prime case, il titolare di via XX Settembre ha definito corretto che l’intervento riguardi «sia i possessori sia i detentori degli immobili, anche per evitare disparità di trattamento tra i contribuenti».

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