Niente è più forte dell’abitudine

Angela Bruno 10/04/11
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Secondo le promesse fatte da chi ci governa, oggi dovremmo essere tutti allegri per la “nuova amicizia tra Italia e Libia sancita dal trattato di Bengasi”, con la quale “ è stata chiusa una ferita ed è iniziata una vita nuova”. Evitata l’invasione dei sudditi di “un vero e profondo amico”, maestro di vita e “leader di grande saggezza”. Tanto è saggio, l’amico, che ha condannato alla pena di morte chi ha infastidito il suo regime e all’amputazione incrociata chi ha commesso furtarelli. Non si è trattato di un capo di stato estero con cui avere rapporti diplomatici, ma di amicizia, quel filo tenace che mette in comunicazione due esseri simili nella diversità, che si danno accoglienza, che si dicono tutto senza nascondere niente. Il nostro capo non ha inteso, fino a quando ha potuto, disturbare l’amico, per non distrarlo dal saggio massacro.

Solo dopo aver capito l’antifona dello sdegno della comunità internazionale e non, costretto ad una ipocrisia di convenienza, si è armato, ma sotto le bandiere N.A.T.O., per effettuare sopralluoghi che, qualora si dovessero rivelare offensivi, sarebbero la conseguenza di un’azione che è andata oltre l’intenzione.

Oggi, così pare, anche l’Italia sostiene la rivolta dei popoli africani, ma resta il sospetto che chi ci governa sia mosso dagli eventi, sia costretto a recitare la parte della comparsa. Cosa potevano aspettarci da un amico? Noi, però, sentiamo le minacce che si celano dietro le stranezze, anche se non conosciamo nei particolari la statura dei rapporti personali e dei patti segreti.

Non sappiamo neanche come finirà la crisi libica. Sappiamo, però, che i giochi internazionali potrebbero giocarsi a danno dell’Italia la quale, di fronte a fatti gravi, enormi, che cambieranno il mondo, è rimasta ostaggio di una politica nana. Del resto, chi non avverte imbarazzo di fronte a una situazione, tutta italiana, che fa a pugni con se stessa: da un lato, si assumono impegni con il “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica socialista”, ancora in piedi, e dall’altro, ci si spoglia della propria ambasciata a Tripoli, interrompendo le relazioni diplomatiche.

La prospettiva è sufficientemente chiara se si leggono gli articoli 3, 4 e 5 del Trattato e se si riflette sul fatto che, contrariamente a quanto recitato da Frattini, il Trattato non può essere sospeso “di fatto”, né, tantomeno, per la magia delle sue autorevoli parole. Parole che cambiano il 15 marzo, quando specifica che il trattato è “sospeso per via di preclusioni internazionali” e che “non sarà cancellato dall’Italia, che al contrario lo utilizzerà per la Libia del futuro”.

Vero è, come dice Machiavelli “che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare”, ma è anche vero, secondo Machiavelli, che “non si può imbrogliare tutte le volte tutta la popolazione”. Ma, e sta qui la preoccupazione maggiore, quando ci si trova di fronte a gente che ha la il vizio di fare uso ordinario di astuzie ci si fa il callo. Come si sa l’abitudine rende digeribili anche i pasti più velenosi.