Divorzio… e che sia “breve”. I radicali propongono il referendum

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Volete che sia abrogata la legge 1° dicembre 1970, n. 898, limitatamente all’articolo 3, numero 2), lettera b), primo capoverso: “In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale. L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta?

Questo è il quesito del referendum promosso dai radicali, ancora una volta promotori, come 40 anni fa, di una battaglia per il divorzio.

E che sia breve!

Infatti, il tempo per raccogliere le firme necessarie per raggiungere il quorum è davvvero poco e sarà davvero “breve” per riuscire a smuovere coscienze e raccogliere voti su un problema che tocca non solo milioni di situazioni personali ma che contribuisce ad incrementare l’emergenza sociale in Italia e a mantenere la anacronistica diade separazione-divorzio.

Occorrerebbe investire anche sui modi per gestire le emozioni, fortissime ed incontrollate e soprattutto imprevedibili, per aiutare le coppie a ristabilire un nuovo equilibrio che non li veda più anche coniugi ma solo genitori, rendendo obbligatoria la mediazione familiare.

In un Paese dove viene ammazzata dal “marito-compagno-fidanzato ”una donna al giorno, il protrarsi di ostilità nascenti dalla mancata elaborazione del “lutto da separazione”è un’emergenza al pari di quella economica perché togliere la madre ad un figlio significa creargli un danno irreparabile dalle conseguenze imprevedibili che si riverberano non solo sul singolo ma sull’intera società.

La possibilità di sciogliere il vincolo matrimoniale in tempi rapidi, oltre a snellire non poco i ruoli dei nostri “tribunali di famiglia” (a proposito… quando??) permette di dare immediatamente chiarezza ai rapporti, stroncando sul nascere infinite batttaglie sul nulla.

L’amore è bello finchè dura e quando finisce bisogna essere preparati a chiudere il cerchio del passato per poterne aprire uno nuovo sul futuro.

L’incapacità di maneggiare le proprie emozioni e sentimenti è la benzina sul fuoco di tanti giudizi che soffocano le nostre aule di giustizia.

Rendere “breve” la possibilità di sciogliere il vincolo matrimoniale renderebbe più“lieve”non solo i ruoli ma soprattutto le persone e, quindi in un’ottica macroscopica, anche la società, dando chiarezza nei rapporti, restituendo respiro e vigore, traducibili anche in nuove energie da impiegare nel quoditiano e nel lavoro, altra riconosciuta emergenza nazionale

Il referendum è incentrato sull’abrogazione del termine triennale per poter chiedere il divorzio , se si arriverà ad un risultato positivo, ma lascia aperta, ancora una volta, la vacatio legis sulle sempre annunciate e mai prodotte riforme sul diritto di famiglia.

Come mai, nella scorsa legislatura, su un testo ampiamente condiviso da tutte le forze politiche, proprio in tema di divorzio breve, di soli 2 articoli, si è lasciato che cadesse l’oblio?

Qualcuno ha commentato “non si è avuto il coraggio di dire no agli italiani”…

E secondo voi?