Concordato preventivo, la proroga favorisce gli abusi delle aziende in debito

Redazione 13/06/13
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Tra le tante rigidità portate nell’anno e mezzo di governo guidato da Mario Monti, c’è una norma che, invece, consente ai contribuenti una via d’uscita più soft da situazioni piuttosto intricate. Passata in sordina tra le terapie d’urto in successione adottate dal passato esecutivo, quella del concordato in bianco è invece una riforma che ha tolto un peso alle aziende a rischio fallimento, che solo nel 2012 hanno raggiunto il numero record di mille cessazioni di attività al giorno.

Purtroppo però, con l’economia alle corde, stremata da una pressione fiscale da record in Europa, unito al numero esorbitante di realtà produttive che si trovano a chiudere i battenti con spaventosa regolarità, ha prodotto anche un ricorso straordinario alla pratica che consente di avviare le procedure senza allegare il relativo piano di risanamento aziendale.

E questo, denunciano i sindacati e le associazioni di categoria, ha prodotto l’effetto di mortificare ancor più il già provato sistema economico, con effetti distorsivi sulla normale sequenza dei passi in caso di aziende in difficoltà, che finiscono per ripercuotersi sui creditori.

In breve, infatti, le aziende che ricorrono al concordato preventivo rovesciano le difficoltà sulle controparti e, sovente, su quelle più deboli del settore economico di appartenenza che si trovano collegate per ragioni di business all’ente che fa richiesta della procedura d’emergenza.

La novità introdotta dal governo Monti prevede che, per chi ne esprima la necessità, vengano concessi tra i 60 e i 120 giorni di tempo per consegnare il piano di rimessa in sesto dell’azienda, con facoltà di chiedere un’ulteriore proroga di altri due mesi. Dunque, è facile comprendere come prestazioni e servizi rimangano non saldati per tempi molto lunghi, allargando lo stato di difficoltà a imprese esecutrici o fornitrici. Ma c’è dell’altro.

Intanto, è facile comprendere come i settori più colpiti da questo effetto perverso della crisi economica siano proprio quelli, già martoriati, dell’edilizia e della meccanica. Attraverso il ricorso a questa corsia di salvataggio, poi, l’azienda mette allo scoperto i propri problemi di bilancio, non di rado provocando il fallimento della parte aziendale malata e riportando a galla quella che invece presenta gli attivi.

Possibilità che, in aggiunta, accentua lo stimolo a denunciare le situazioni critiche per tempo, e questo spiegherebbe al generale migliore salute di bilancio delle imprese che ricorrono a concordato rispetto a quelle che aprono procedimento fallimentare. Ma per quest via, si verifica di frequente il mancato pagamento degli stipendi oltre all’accumulo dei debiti pregressi, riversando, nelle proroghe concesse dal Tribunale, le insolvenze proprio sulla bad company che viene trascinata al collasso, portando con sé altri incolpevoli attori.

Per questo, a Milano l’autorità giudiziaria sta cercando di limitare, pur con notevoli difficoltà, eventuali abusi alla riforma del concordato preventivo, anche in seguito alle alzate di scudi delle associazioni di categoria.

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