Bonus Maroni 2023, aumento stipendio per chi non va in pensione: come funziona

Paolo Ballanti 10/01/23
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La Legge di bilancio 2023 ripropone il cosiddetto Bonus Maroni destinato ad incentivare i dipendenti prossimi alla pensione a proseguire l’attività lavorativa.

La norma, contenuta nella Manovra di recente approvata con Legge 29 dicembre 2022 numero 197, è analoga a quella contemplata dalla Legge 23 agosto 2004 numero 243 per il periodo 2004 – 2007.
Interessati dall’incentivo sono quanti maturano i requisiti per l’uscita anticipata dal lavoro sfruttando Quota 103, altra novità della Manovra, nel solco dei precedenti Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) per il biennio 2019 – 2021 e Quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi) per il solo 2022.

Analizziamo la fattispecie in dettaglio.  
Indice
Bonus Maroni: cosa prevede la Manovra 2023 L’articolo 1, comma 286, della Manovra 2023 introduce un particolare incentivo in favore dei lavoratori dipendenti che, pur avendo maturato i requisiti minimi per l’accesso alla pensione con Quota 103, decidono di proseguire l’attività lavorativa. Bonus Maroni: a chi spetta Possono beneficiare dell’incentivo in parola i lavoratori dipendenti in possesso dei requisiti per l’accesso al trattamento di pensione anticipata flessibile, disciplinato dal precedente comma 283, detto anche Quota 103. Bonus Maroni: come funziona I lavoratori dipendenti in possesso dei requisiti minimi per accedere a Quota 103 possono rinunciare all’accredito dei contributi a loro carico, destinati a finanziare l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti.

I suddetti contributi vengono trattenuti dal datore di lavoro in busta paga, calcolati applicando un’apposita aliquota percentuale alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali.
Grazie alla rinuncia viene meno l’obbligo del datore di lavoro di versare all’Inps, con modello F24, la quota dei contributi conto dipendente, a decorrere dalla prima scadenza utile per il pensionamento prevista dalla normativa vigente e successiva alla data dell’esercizio della predetta facoltà.

Con la medesima decorrenza, la somma corrispondente alla quota di contributi carico dipendente, che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare all’ente previdenziale (qualora la scelta in parola non fosse stata esercitata dall’interessato) è corrisposta interamente al lavoratore.
Quest’ultimo, di conseguenza, potrà beneficiare di un aumento del netto in busta paga, rispetto all’epoca in cui i suddetti contributi venivano trattenuti dall’azienda.
Bonus Maroni: accesso non automatico Come si evince dal testo di legge e della relazione illustrativa al Ddl Bilancio, l’accesso all’incentivo non è automatico, ma subordinato alla decisione del lavoratore.

Quest’ultimo, infatti, può:
  • Continuare a versare i contributi, aumentando così l’importo della pensione futura;
  • Usufruire del Bonus Maroni, rinunciando così ad una parte dei contributi ma ottenendo un aumento in busta paga.
  • Bonus Maroni: i precedenti La misura in commento è analoga al cosiddetto “Bonus Maroni”, introdotto per il periodo 2004-2007. Lo ha precisato anche il Ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, nel corso della conferenza stampa del 22 novembre scorso sulla Manovra 2023, ricordando, in memoria di Roberto Maroni, recentemente scomparso, che l’idea del bonus “è sua, non mia” (fonte Ansa). Bonus Maroni 2023: Decreto attuativo Le modalità di attuazione dell’incentivo per i lavoratori che decidono di rimanere in servizio, sono demandate ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della Manovra, corrispondente al 1° gennaio 2023. Bonus Maroni: requisiti per Quota 103 Introdotto dalla stessa Manovra 2023 (articolo 1, comma 283) in via sperimentale per l’anno corrente, l’accesso al trattamento di pensione anticipata flessibile è riservato agli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della stessa, gestite dall’Inps, nonché alla Gestione separata. Possono conseguire il diritto all’anticipo pensionistico quanti hanno un’età anagrafica di almeno 62 anni e un’anzianità contributiva minima di 41 anni.

    Il diritto a Quota 103 dev’essere conseguito entro il 31 dicembre prossimo, fermo restando la possibilità di esercitarlo anche in un momento successivo alla già menzionata data.
    A quanto ammonta Quota 103?
    Il trattamento di pensione anticipata spetta per un valore mensile non eccedente cinque volte il trattamento minimo previsto a legislazione vigente.

    Quota 103: la durata
    Quota 103 è garantita sino al momento in cui il diritto al pensionamento “maturerebbe a seguito del raggiungimento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico ai sensi dell’articolo 24, comma 6, del decreto – legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214” (articolo 1, comma 283).
    Quota 103: il regime di incompatibilità
    Il regime di Quota 103 non è cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, eccezion fatta per quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.
    Quota 103: la decorrenza
    Quanti maturano i requisiti di età anagrafica ed anzianità contributiva:
  • Entro il 31 dicembre 2022, conseguono il diritto al pensionamento anticipato dal 1° aprile 2023;
  • Dal 1° gennaio 2023, conseguono il diritto a Quota 103 trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi.
  • Discorso diverso per i dipendenti pubblici. Tenuto conto della specificità del rapporto di impiego nella Pubblica amministrazione e dell’esigenza di garantire la continuità ed il buon andamento dell’azione amministrativa, quanti maturano i requisiti:
  • Entro il 31 dicembre 2022 conseguono il diritto a Quota 103 dal 1° agosto 2023;
  • Dal 1° gennaio 2023, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi sei mesi dalla maturazione dei requisiti stessi, comunque non prima del 1° agosto 2023.
  • In ogni caso, la domanda di collocamento a riposo dev’essere presentata all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi.

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