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Riforma concessioni balneari, resta nel Ddl concorrenza: tutte le novità

Riforma dei canoni, indennizzi, proroga di un anno: tutte le novità sulla riforma delle concessioni marittime

Chiara Arroi
concessioni balneari cosa cambia

Anche se la crisi di governo ha portato allo stralcio della riforma sui taxi dal Ddl concorrenza, rimane in piedi la riforma delle concessioni balneari che aveva visto la luce nella giornata del 26 maggio scorso. Il Ddl è adesso all’esame della Camera e dal 2024 le coste italiane cambieranno volto: tutte le spiagge verranno messe a gara, e chi si aggiudicherà il bando gestirà il proprio tratto di territorio demaniale.

L’intesa era stata trovata eliminando dall’emendamento dedicato alla riforma ogni riferimento alla modalità di calcolo degli indennizzi ai concessionari uscenti, come era stato scritto nella proposta di mediazione del governo. Si dovrà emanare ora un apposito decreto delegato per definire l’effettivo calcolo (Leggi l’articolo Concessioni balneari: Intesa trovata. Le novità).

Facendo un passo indietro, l’ok alla rivoluzione balneare, con la riforma delle concessioni era arrivato martedì 15 febbraio 2022 in Consiglio dei ministri, con l’approvazione all’unanimità di quello che l’Europa chiede da tempo (pena salate sanzioni al nostro Paese per violazione della legge sulla concorrenza): la messa a libera gara dell’affidamento delle concessioni demaniali. 

L’emendamento al disegno di legge concorrenza relativo alle modalità di affidamento delle concessioni demaniali era stato approvato in modo unanime in Cdm e, come si legge dalla nota stampa di Palazzo Chigi: “La proposta di modifica mira a migliorare la qualità dei servizi con conseguente beneficio per i consumatori, a valorizzare i beni demaniali e, al contempo, a dare certezze al settore”. 

Il testo prevede che le concessioni in essere continuano ad avere efficacia fino al 31 dicembre 2023. Dopodiché verranno predisposti bandi di gara. E dal 2024 cambierà tutto.


il Governo è delegato ad adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore del Disegno di legge Concorrenza, decreti legislativi per spiegare le modalità esatte in cui il settore  verrà aperto alla libera concorrenza. Considerati i tempi necessari, sarà il nuovo governo a occuparsi della questione.

Tutto questo per adeguarsi alla discussa e ormai conosciuta come direttiva Bolkestein, il cui senso è tutto qui: basta posizioni dominanti e di rendita durati anche 90 anni degli attuali gestori. I beni demaniali come il territorio balneare va messo all’asta pubblica, proprio perché di territorio pubblico si tratta.

Il testo dell’emendamento al ddl concorrenza ha suscitato però aspre polemiche tra i partiti sui punti della riforma. Si è sfiorato il rischio del voto di fiducia sul testo (come minacciato dal premier Draghi). Ne è seguita una proposta di mediazione del governo e poi, finalmente, l’intesa, che porterà entro il 31 maggio al voto finale sul provvedimento.

>> Qui il testo della Direttiva Bolkestein

Le gare devono avere respiro europeo, quindi aste pubbliche ed europee: si dovrà garantire la “Libera circolazione di beni e servizi nell’Unione europea” come dice la direttiva di Fredrick Bolkestein, l’ex commissario alla Concorrenza che nel 2006 firmò la Direttiva incubo di concessionari e ambulanti.

Ma cosa cambia in concreto per gli attuali gestori dei lidi e per i cittadini? Ecco i punti salienti della riforma e cosa cambia dopo l’intesa trovata tra i partiti.

Concessioni balneari: gare pubbliche entro il 2023

Uno dei punti su cui si è più lottato è la parte dell’articolo 3 del ddl concorrenza: le concessioni balneari di spiagge, laghi e fiumi per l’esercizio delle attività turistico-ricreative e sportive terminano il 31 dicembre 2023. Diktat deciso anche da due sentenza del Consiglio di Stato lo scorso novembre.

Ciò significa che il 1° gennaio 2024 i territori demaniali torneranno in mano allo Stato, che dovrà bandire gare pubbliche, imparziali e trasparenti per riaffidare la gestione dei tratti di spiaggia, fiumi e laghi secondo logica di libera concorrenza. L’accordo approvato stabilisce che le gare vengano organizzate entro il 31 dicembre 2023, ma le concessioni in atto continuino ad avere efficacia comunque fino a fine 2023.

Concessioni: stop proroghe (con un’eccezione)

Non ci saranno più proroghe automatiche (come avvenuto sino ad oggi) della concessione balneare ottenuta. Le concessioni non potranno durare più del tempo necessario a “garantire l’ammortamento e l’equa remunerazione degli investimenti”.

L’intesa è stata trovata però inserendo un’eccezione al termine del 31 dicembre 2023 per la fine della concessione al vecchio gestore di uno stabilimento: viene consentito uno slittamento fino al 31 dicembre 2024 (massimo un anno), nei casi in cui vi siano «ragioni oggettive» che impediscano lo svolgimento della gare. Come riscritto nell’articolo 3 al ddl dovrà però esserci un atto motivato che giustifichi lo spostamento della data di scadenza concessione.

Concessioni balneari: calcolo indennizzi

Questo il tema che ha tenuto tutti con il fiato sospeso all’interno dei partiti di maggioranza. Il testo iniziale prevede un’indennizzo al vecchio gestore calcolato in base al fatturato. Si è rischiato di andare in Aula con l’apposizione del voto di fiducia, ma l’accordo trovato in extremis ha puntato invece sull’eliminare dal provvedimento la modalità di calcolo degli indennizzi. Questi verranno esplicitati con un decreto delegato ad hoc, da adottare entro 6 mesi sulla base di criteri uniformi per i rimborsi con i riferimenti ad eventuali valore dei beni, avviamento commerciale, perizie, scritture contabili.

L’indennizzo sarà comunque a carico del concessionario subentrante nella gestione.

Accesso libero alle spiagge

Nel nuovo disegno l’obiettivo di garantire a tutti i cittadini il libero accesso ai tratti di costa dovrà essere un punto focale. Si tratta pur sempre di territorio demaniale (quindi pubblico e di tutti). Ecco perché si dovrà garantire il giusto equilibrio con gli spazi liberi. I varchi di libero accesso alla battigia dovrà sempre essere garantito. Così come dovrà essere adeguatamente garantita l’accessibilità alle persone disabili, anche con strutture amovibili che abbiano il minimo impatto possibile sul paesaggio.

Basta quindi muretti, staccionate, reti e accessi chiusi. Tutti dovranno poter accedere al mare, senza impedimenti.

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Mappatura e frazionamento dei lotti

Sempre entro sei mesi il governo emanerà uno o più decreti delegati per riordinare l’intero sistema di concessioni balneari. Dovrà essere fatta una mappatura di tutte le aree demaniali, garantendo comunque un giusto equilibrio tra aree pubbliche e private.

I lotti di spiaggia, nell’ambito delle nuove concessioni balneari, potranno comunque essere frazionati per fare in modo che venga favorito “l’accesso delle microimprese e delle piccole imprese” , ma anche quello degli “enti del terzo settore”. Si pensi ad esempio ad associazioni di volontari e religiose. Potrà essere fissato un numero massimo di concessioni di cui un operatore può essere titolare, in via diretta o indiretta.

Gare aperte a vecchi e nuovi operatori

Essendo gare libere, dovrà essere garantito l’accesso ai bandi ai nuovi operatori, valorizzando comunque l’esperienza tecnica e professionale già acquisite anche dagli attuali operatori che gestiscono i lidi.

Verrà tutelato chi, nei cinque anni precedenti la gara, ha usato la concessione come prevalente fonte di reddito per sé e la sua famiglia. I concessionari uscenti riceveranno un indennizzo, a carico del subentrante, per il mancato ammortamento degli investimenti fatti e alla perdita dell’avviamento. Resta da capire come tutto questo verrà concretizzato nei decreti da attuare.

Canoni e tariffe applicate

In parallelo a queste regole, è di centrale importanza anche la riforma dei canoni annui che i nuovi gestori dovranno pagare, e che fino ad ora in molti casi sono stati davvero molto bassi, a volte quasi irrisori.

I nuovi canoni dovranno tenere conto «del pregio naturale e dell’effettiva redditività delle aree demaniali da affidare in concessione, nonché dell’utilizzo di tali aree per attività sportive, ricreative, sociali e legate alle tradizioni locali, svolte in forma singola o associata senza scopo di lucro, o per finalità di interesse pubblico».

Inoltre, una quota del canone riscosso dovrà essere utilizzato per la difesa delle coste e delle sponde e per il miglioramento della fruibilità delle aree libere.

In fase di assegnazione gara dovrà essere tenuta in debito conto la “qualità e le condizioni del servizio offerto agli utenti” e le tariffe applicate: dovrà quindi esserci un adeguato rapporto tra tariffe proposte e qualità del servizio.

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