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Ius Scholae: cos’è, cosa prevede, chi può chiedere la cittadinanza

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Si torna a parlare di riforme della cittadinanza e in particolare di Ius Scholae. Nella giornata del 9 marzo la Commissione Affari Costituzionali alla Camera ha dato parere favorevole a un testo presentato dal deputato 5 Stelle Giuseppe Brescia, che porterebbe grandi cambiamenti in tema di diritti sociali.

Ma cos’è lo Ius Scholae? Il testo di Brescia prevede che possa fare richiesta per la cittadinanza chi sia arrivato in Italia prima di aver compiuto 12 anni e porti a termine un percorso scolastico di 5 anni.

Questa nuova proposta potrebbe permettere a tantissimi bambini nati e cresciuti in Italia di ottenere la cittadinanza con più facilità rispetto all’attuale trafila burocratica. La proposta sembra avere un consenso abbastanza trasversale: hanno infatti votato a favore PD, M5S, Italia Viva e soprattutto Forza Italia, quest’ultima staccandosi dal resto del centrodestra.

Certo, questa approvazione non è che il primo passo di un iter che non sempre arriva alla promulgazione di una nuova legge, basti pensare a quante proposte hanno perso la loro forma originale dopo l’approvazione di svariati emendamenti, e quante si sono arenate in Parlamento come il Ddl Zan.

In attesa di conoscere i futuri sviluppi della proposta di legge, vediamo nel dettaglio cosa prevede lo Ius Scholae e qual è la normativa attualmente vigente in Italia.

Ius Scholae: cos’è


La questione della riforma della cittadinanza ritorna periodicamente nel dibattito politico, basti pensare allo Ius soli, da sempre malvisto dai partiti di destra. Con lo Ius Scholae, però, la situazione è un po’ cambiata, con Forza Italia che si è dimostrata aperta al dialogo sul tema, votando l’approvazione del testo base della legge.

Cosa prevede lo Ius Scholae? A differenza delle proposte riguardanti lo Ius soli, che prevedono l’acquisizione automatica della cittadinanza per chiunque nasca in quel paese (come accade negli Stati Uniti d’America per esempio), lo Ius Scholae prevede che si acquisisca il diritto alla cittadinanza dopo aver terminato un percorso di studi in Italia.

Nel caso del testo del deputato Brescia, potrebbero richiedere la cittadinanza i bambini e le bambine che, nati in Italia o arrivati prima dei 12 anni, frequentino per almeno 5 anni le scuole del nostro paese.

Trattandosi di un testo base, nel corso dell’iter per diventare legge potranno essere approvati diversi emendamenti che ne cambiano l’impianto, ma una riforma sulla cittadinanza è sicuramente necessaria in Italia poiché carente sotto diversi punti di vista.

Cosa prevedono le leggi attuali sulla cittadinanza

In Italia le leggi che attualmente regolano il diritto alla cittadinanza dipendono principalmente dal cosiddetto Ius sanguinis. In poche parole, per ottenere automaticamente la cittadinanza italiana occorre che uno dei due genitori ne sia già in possesso.

Ragazzi e ragazze nati in Italia da genitori stranieri possono acquisire la cittadinanza italiana per elezione se si risiede legalmente ed ininterrottamente fino ai 18 anni in Italia, a condizione che la richiesta venga fatta entro un anno dal compimento dei 18 anni.

Si può fare domanda per la cittadinanza anche se si è svolto il servizio militare di leva in Italia o il servizio civile, o se è presente un antenato italiano morto dopo il 1861.

Altri metodi per ottenere la cittadinanza sono:

  • per naturalizzazione,
  • per matrimonio o unione civile con un cittadino italiano,
  • su richiesta se nati in territori precedentemente italiani o appartenenti all’Impero Austro-Ungarico (in quest’ultimo caso il termine ultimo per fare richiesta è scaduto nel 2010);
  • con decreto del Presidente della Repubblica.

Ius Scholae: cosa succede ora

Come anticipato, l’approvazione del testo base è solo la prima tappa dell’iter legislativo. A questo testo potranno essere presentati degli emendamenti, e poi approderà alle camere dove potrà subire ulteriori modifiche. Non ci saranno grosse novità nell’immediato, ma il consenso trasversale della norma potrebbe essere un segnale della volontà di proseguire l’iter in tempi spediti e di arrivare a una legge prima della fine della legislatura, così come auspicato dal deputato Brescia.




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