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Ritorno in presenza PA dal 15 ottobre: Dpcm, Green Pass, POLA. Le novità

Paolo Ballanti
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Prima l’estensione del Green Pass ai dipendenti pubblici poi il Dpcm che disciplina il ritorno al lavoro in presenza per le PA lasciando lo smart-working come eccezione, previo accordo individuale con il lavoratore.

Queste in sintesi le novità previste per gli statali nelle prossime settimane, con il Decreto del Presidente del Consiglio, firmato nella serata del 23 settembre, il quale ha come focus il tramonto del lavoro agile nella Pubblica amministrazione dal 15 ottobre 2021, senza attendere la fine dello smart-working “semplificato”, attualmente previsto sino al 31 dicembre 2021.

Nelle intenzioni dell’esecutivo Draghi, all’entrata in vigore dell’obbligo del Green Pass per i dipendenti privati e pubblici, seguirà, proprio per questi ultimi, il ripristino delle condizioni lavorative pre-pandemia, con la facoltà concessa a ciascuna amministrazione di ricorrere al lavoro agile, pur nel rispetto degli accordi collettivi (è di qualche giorno fa la bozza di accordo di rinnovo del CCNL Funzioni Centrali) e del Piano organizzativo del lavoro agile (POLA).

Il POLA, la cui redazione è prevista entro il 31 gennaio di ciascun anno, è tenuto a regolamentare il ricorso allo smart-working per una percentuale minima di attività pari al 15%.

In caso di mancata adozione del Piano, il lavoro agile dev’essere svolto da almeno il 15% del personale che ne faccia richiesta.

Analizziamo le novità in dettaglio.

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Ritorno in presenza PA dal 15 ottobre: il Dpcm

Il ritorno al lavoro in presenza come modalità ordinaria di esecuzione della prestazione lavorativa da parte dei dipendenti pubblici, attraverso la promulgazione dell’apposito Dpcm, avverrà a seguito dell’entrata in vigore del nuovo Decreto legge che introduce l’obbligo del Green Pass sui luoghi di lavoro per lavoratori privati e statali.

Questo l’intento dell’esecutivo Draghi, stando alle parole del Sottosegretario alla Salute Andrea Costa, raccolte da Repubblica: “Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, se lo smart working è stato uno strumento fondamentale nel momento più complicato del nostro Paese, credo che oggi dobbiamo creare le condizioni per tornare a lavorare in presenza e il Green Pass è uno strumento efficace per raggiungere questo obiettivo”.

Il Dpcm è stato firmato da Draghi nella serata del 23 settembre, mentre il nuovo Decreto che estende l’obbligo del Green Pass a tutti i lavoratori pubblici e privati è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 settembre 2021 ed è in vigore dal 22 settembre. Il testo del Dpcm, molto breve e che consta di un solo articolo, dispone semplicemente il ritorno in presenza per la Pubblica Amministrazione a partire dal 15 ottobre 2021.

Ritorno in presenza PA: obbligo del Green pass

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 16 settembre scorso, ha approvato un Decreto legge che estende l’obbligo, dal 15 ottobre al 31 dicembre 2021, di possedere ed esibire le “Certificazioni verdi COVID-19” nei confronti di:

  • Personale delle amministrazioni pubbliche;
  • Personale in regime di diritto pubblico, secondo l’articolo 3 del Decreto legislativo n. 165/2001;
  • Personale delle Autorità amministrative indipendenti, enti pubblici economico ed organi di rilievo costituzionale.

Il Decreto, pubblicato in Gazzetta ufficiale del 21 settembre ed in vigore dal giorno successivo, estende l’obbligo del Green Pass a tutti coloro che, si legge nel testo, svolgono a qualsiasi titolo la “propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato presso le amministrazioni” sulla base di contratti esterni.

Coloro che comunicheranno di non essere in possesso del Certificato verde o ne risulteranno privi al momento dell’accesso sul luogo di lavoro, saranno considerati assenti ingiustificati sino alla presentazione del Green Pass e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021.

Durante l’assenza:

  • Non sarà dovuta alcuna retribuzione;
  • Il lavoratore manterrà il diritto alla conservazione del posto.

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Ritorno in presenza PA: smart working solo con accordo individuale

Il giro di vite sullo smart working nella PA qualificherà, come anticipato, la presenza in ufficio come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa, mentre il lavoro agile sarà l’eccezione, frutto di un accordo tra la singola amministrazione ed il dipendente.

È utile ricordare che ad oggi, in base a quanto previsto dal Decreto “Riaperture” (D.l. n. 52/2021 convertito in Legge n. 87/2021) il ricorso al lavoro agile “semplificato” (in assenza cioè di un accordo individuale) è garantito sino alla sua definizione da parte dei singoli contratti collettivi, comunque non oltre il 31 dicembre 2021.

L’accordo individuale dovrà sottostare alle seguenti condizioni, descritte nel comunicato stampa del Dipartimento della Funzione Pubblica:

  • non deve in alcun modo pregiudicare o ridurre la fruizione dei servizi resi all’amministrazione a favore degli utenti;
  • l’amministrazione deve disporre di una piattaforma digitale o di un cloud o comunque di strumenti tecnologici idonei a garantire la sicurezza delle comunicazioni tra lavoratore e amministrazione;
  • deve aver previsto un piano di smaltimento degli arretrati e deve fornire al personale i devices necessari.

Si attende un Decreto del Ministro della Pubblica Amministrazione che adotti delle linee guida per la disciplina del rientro in presenza nel rispetto delle regole per il contenimento dei contagi, come ad esempio la flessibilità degli orari per evitare di concentrare l’accesso nei luoghi di lavoro nella stessa fascia oraria.

Il Decreto, insieme alle nuove linee guida, confluirà nel Piano integrato della pubblica amministrazione (PIAO, introdotto dal decreto legge n. 80/2021) destinato ad assorbire i contenuti dei piani organizzativi del lavoro agile (POLA) e che, sempre secondo quanto appreso dal comunicato stampa della Funzione Pubblica, “fornirà a tutte le pubbliche amministrazioni, a partire dal 31 gennaio 2022, uno strumento di semplificazione e di pianificazione delle attività e delle strategie da porre in essere.

Ritorno in presenza PA: rinnovo CCNL Funzioni Centrali

Il tema dello smart working è oggetto della bozza di accordo di rinnovo del CCNL Funzioni Centrali presentata ai sindacati dall’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN) e pubblicata lo scorso 14 settembre.

Il testo sottoposto al confronto con le parti sociali prevede il ricorso al lavoro agile:

  • Entro i confini del territorio, fatta eccezione per le sedi di lavoro collocate in uno stato estero;
  • Disciplinato con apposito accordo scritto tra le parti;
  • Facilitando l’accesso allo smart working per coloro che si trovano in condizioni di particolare necessità come, a titolo esemplificativo, genitori di bambini di età inferiore a tre anni, dipendenti portatori di handicap in situazione di gravità ovvero che assistono familiari in tali condizioni.

La bozza prevede inoltre la divisione della giornata lavorativa in:

  • Fascia di operatività, in cui il dipendente è operativo ed in grado di iniziare entro un brevissimo lasso di tempo i compiti e le attività richiesti;
  • Fascia di contattabilità (compresa all’interno della fascia precedente) dove il soggetto è reperibile via telefono / mail;
  • Fascia di inoperabilità in cui l’interessato non svolge alcuna prestazione lavorativa.

Il richiamo in sede è possibile:

  • Per sopravvenute esigenze di servizio;
  • Con un preavviso di almeno un giorno.

Ritorno in presenza PA: il sondaggio

Il 21 settembre sono stati pubblicati sul portale del Ministro per la Pubblica Amministrazione (funzionepubblica.gov.it) i dati di un sondaggio Swg realizzato tra il 15 ed il 17 settembre su un campione di 800 persone. Emerge che il 53% degli intervistati parteggia per il piano di ritorno in presenza in ufficio dei dipendenti delle PA, convinto che ciò aumenterà l’efficienza dei servizi oltre a ridurre il senso di isolamento dei lavoratori.

Il numero di contrari si attesta invece al 19%, di cui il 41% lavora almeno parzialmente in smart working.

Aumenta inoltre il numero di persone che preferisce la presenza in ufficio: il 33% a dicembre 2020 contro il 46% attuale. Il ricorso alle forme ibride, con la settimana lavorativa mista presenza / smart working, raccoglie il consenso del 39% degli intervistati, contro il 53% di dicembre 2020.

Il 40% ammette un peggioramento della qualità delle relazioni sociali, a causa del lavoro agile, a fronte di un riscontro positivo su:

  • Quantità di ore dedicate al tempo libero;
  • Livello di produttività;
  • Rapporto con i familiari;
  • Risparmio economico.

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