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Vaccini in azienda dal 3 giugno: come funziona, precedenze, indicazioni INAIL

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Dal 3 giugno arriva una profonda accelerazione per la campagna vaccinale. La possibilità di prenotazione estesa a tutte le fasce d’età porterà a un boom di adesioni, grazie anche all’arrivo dell’estate e all’introduzione dei certificati verdi, nazionali ed europei. Aumentano gli hub pubblici per le vaccinazioni, sono previste somministrazioni anche in farmacia ed è tutto pronto per i vaccini in azienda.

In seguito all’accordo tra governo e parti sociali, nella giornata del 13 aprile è stato pubblicato il documento, elaborato dall’INAIL, insieme al Governo e alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che contiene le indicazioni ad interim sull’attivazione dei punti vaccinali e su come effettuare le vaccinazioni nei luoghi di lavoro. Le adesioni verranno raccolte nel pieno rispetto della privacy e soprattutto rispettando la scelta volontaria di lavoratori e lavoratrici. I vaccini non sono quindi obbligatori, con l’eccezione prevista dal Decreto Covid del 1° aprile che ha stabilito l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari.

Circa 7.000 imprese hanno dato la loro disponibilità a diventare hub vaccinali, le imprese già pronte sono più di 800. Un documento operativo dell’Inail aggiornato al 21 maggio indica quali sono le categorie di lavoratori più a rischio, delineando uno scenario con tre livelli di priorità, dividendo le categorie in base ai codici Ateco.

Vedremo nei prossimi paragrafi cosa prevedono le indicazioni ad interim sulle vaccinazioni in azienda, come sono divisi i livelli di priorità e come si potrà aderire alla vaccinazione.

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Vaccini in azienda: il piano aziendale

Il piano aziendale oggetto del Protocollo deve essere attuato dal datore di lavoro singolarmente o in forma aggregata. Il datore di lavoro può essere supportato dalle Associazioni di categoria di riferimento, e deve attenersi alle Indicazioni ad interim per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro allegate al Protocollo stesso, oltre che alle indicazioni specifiche emanate dalle Regioni e dalle Province Autonome.

Spetterà al datore di lavoro comunicare il numero di vaccini richiesti all’Azienda Sanitaria di riferimento, tenendo conto delle adesioni dei lavoratori e delle lavoratrici.

Vaccini in azienda: costi

Sono a carico del datore di lavoro i costi per la gestione del piano aziendale e delle somministrazioni. Spetta invece al Sistema Sanitario Regionale territorialmente competente la fornitura dei vaccini e degli strumenti per la somministrazione come siringhe e aghi, oltre che la formazione del personale e gli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite.

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Vaccini in azienda: il medico competente

Sarà il medico competente a fornire ai lavoratori e alle lavoratrici tutte le informazioni sul vaccino, vantaggi e rischi connessi alla somministrazione, occupandosi di gestire inoltre l’acquisizione del consenso informato, il triage preventivo relativo allo stato di salute e la tutela della riservatezza dei dati.

Il medico competente potrà avvalersi di personale sanitario adeguatamente formato per la somministrazione dei vaccini, e si occuperà anche della registrazione dell’avvenuta vaccinazione tramite gli strumenti messi a disposizione dai Sistemi Sanitari Regionali. La formazione, per medico competente e per gli operatori sanitari coinvolti, avverrà tramite la piattaforma dell’Istituto Superiore di Sanità. L’INAIL contribuirà, in collaborazione con il Ministero della salute e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alla predisposizione di materiale informativo destinato a tutti i lavoratori coinvolti.

Vaccini in azienda: dove vaccinarsi

La vaccinazione deve avvenire in locali appositi che rispettino i requisiti minimi previsti dalle Indicazioni ad interim.

Oltre alla vaccinazione diretta in azienda, i datori di lavoro possono concludere delle convenzioni con strutture sanitarie private in possesso dei requisiti per la vaccinazione. Gli oneri sono sempre a carico del datore di lavoro con l’esclusione della fornitura dei vaccini.

Nel caso di datori di lavoro che non sono tenuti alla nomina del medico competente o che non possono fare ricorso a strutture private, questi possono ricorrere alle strutture sanitarie dell’INAIL. In questa ipotesi, trattandosi di iniziativa pubblica, gli oneri sono interamente a carico dell’INAIL. Sarà il datore di lavoro, anche attraverso il medico competente, a comunicare alle strutture private o alle strutture dell’INAIL il numero dei lavoratori che hanno aderito alla campagna di vaccinazione.

Nelle indicazioni ad interim è riportato inoltre che “gli spazi destinati all’attività di vaccinazione in azienda, anche appositamente allestiti presso punti vaccinali territoriali approntati dalle Associazioni di categoria di riferimento, potranno essere utilizzati per la vaccinazione di lavoratrici e lavoratori appartenenti anche ad altre aziende“.

Vaccini in azienda: le indicazioni ad interim sulla vaccinazione

Dopo che il datore di lavoro o l’Associazione di categoria di riferimento darà comunicazione all’Azienda Sanitaria competente, questa concorderà le modalità di ritiro dei vaccini a cura del medico competente o del personale sanitario individuato dal datore di lavoro. Chi ritirerà il vaccino dovrà garantirne la corretta gestione con particolare riferimento al mantenimento della catena del freddo.

L’azienda dovrà essere in possesso di determinati requisiti per poter istituire un punto di vaccinazione:

  • popolazione lavorativa sufficientemente numerosa;
  • sede nel territorio dell’Azienda Sanitaria che fornisce i vaccini;
  • struttura organizzativa e risorse strumentali e di personale adeguate al volume di
    attività previsto;
  • dotazione informatica idonea a garantire la corretta e tempestiva registrazione delle
    vaccinazioni;
  • ambienti idonei per l’attività, commisurati al volume di vaccinazioni da eseguire, sia
    per le fasi preparatorie, sia per la vera e propria seduta vaccinale, sia per le fasi successive. Gli ambienti dedicati all’attività, purché adeguatamente attrezzati,
    possono essere interni, esterni o mobili, in considerazione di specifiche esigenze
    di natura organizzativa.

Vaccini in azienda: equipaggiamento e formazione

Il medico competente o il personale sanitario opportunamente individuato dovrà redigere
l’elenco dell’equipaggiamento necessario per la vaccinazione anche seguendo le indicazioni provenienti dal percorso formativo obbligatorio previsto. Il datore di lavoro o l’Associazione di categoria di riferimento garantisce l’approvvigionamento a proprio carico di quanto ritenuto necessario dal personale sanitario individuato.

Devono essere presenti, inoltre, strumenti informatici idonei che permettano la
registrazione dell’avvenuta somministrazione del vaccino secondo le modalità fissate a livello regionale. Il personale dovrà essere adeguatamente formato, sia con il
corso a distanza EDUISS “Campagna vaccinale Covid-19: la somministrazione in sicurezza del vaccino anti SARS-CoV- 2/Covid-19”, sia con opportune integrazioni specifiche per la vaccinazione sui luoghi di lavoro che saranno predisposte dall’INAIL.

Vaccini in azienda: categorie prioritarie

Il documento operativo Inail per l’avvio delle vaccinazioni in azienda prevede la distinzioni di tre diverse classi di priorità per i lavoratori in base a determinati criteri di valutazione che comprendono il monitoraggio del numero di denunce di infortunio da Covid-19, la classificazione del rischio e la situazione epidemiologica delle Regioni.

Rientrano nel livello 1 di priorità i lavoratori delle industrie alimentari, di fabbricazione di articoli in pelle, commercio al dettaglio, trasporti (aereo, marittimo, terrestre), servizi postali.

Nel livello 2 abbiamo i lavoratori agricoli, il settore della pesca, l’industria delle bevande e le industrie tessili, edilizia e telecomunicazioni.

Nel livello 3 di priorità figura la silvicultura, l’industria del tabacco e quella del legno, la fabbricazione di macchine, mobili e macchinari, le attività immobiliari.

L’elenco completo con tutti i codici Ateco compresi nei vari livelli è disponibile a questo indirizzo.

Vaccini in azienda: come prenotarsi

Sarà l’azienda a informare i lavoratori circa la possibilità di manifestare il proprio interesse alla vaccinazione. I lavoratori comunicheranno se sono stati vaccinati, se intendono vaccinarsi in azienda, se sono prenotati per la seduta vaccinale presso le strutture pubbliche e possono anche comunicare la volontà di non essere vaccinati.

Non c’è nessun obbligo, i dati personali sono trattati esclusivamente dal medico competente che dovrà fornire tutte le informazioni sulla vaccinazione.

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Vaccini in azienda: seduta vaccinale

L’Azienda sanitaria di riferimento può valutare, in base alla disponibilità delle dosi, di suddividere il totale del vaccino richiesto in più consegne. Il vaccino dovrà deve essere somministrato tempestivamente senza possibilità di accantonamento presso le strutture aziendali.

Le indicazioni ad interim sulle vaccinazioni riguardano tutte le fasi della seduta vaccinale:

  • Gestione del consenso, utilizzando la modulistica unificata predisposta a livello nazionale;
  • Registrazione della vaccinazione, che deve essere effettuata subito dopo la somministrazione, direttamente nel luogo di vaccinazione, durante il periodo di osservazione post vaccinazione, secondo le modalità previste nella Regione/Provincia Autonoma di riferimento;
  • Osservazione post-vaccinazione, il vaccinato dovrà sostare per almeno 15 minuti negli spazi della sede vaccinale, per intervenire prontamente in caso di reazioni avverse;
  • Programmazione della seconda dose, secondo le modalità e tempistiche previste per ciascun vaccino, e con lo stesso vaccino utilizzato per la prima dose. È possibile, nel caso di lavoratori che hanno precedentemente contratto un’infezione da Covid-19, somministrare una sola dose di vaccino, a condizione che la vaccinazione avvenga ad almeno 3 mesi di distanza dall’infezione ed entro 6 mesi dalla stessa.

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