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Nuovo Lockdown totale in arrivo? Da Ricciardi a Vaia: scenari e pareri degli esperti

Per Vaia niente lockdown: "applichiamo le misure che già ci sono"

L’epidemia sta peggiorando, serve un nuovo lockdown totale. Questo è stato il parere di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, sulle misure restrittive anti-covid da adottare prima che la situazione contagi coli in picchiata.

“E’ urgente cambiare subito la strategia di contrasto al virus SarsCov2: è necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata”, ha detto.

Una nuova chiusure pressoché totale, per arginare la diffusione delle varianti del coronavirus in Italia. Con l’indice Rt in risalita a 0.95 e l’istituzione di diverse zone rosse in diversi comuni italiani, l’esigenza di una più immediata e rigorosa stretta è stata sollecitata da numerosi esperti, primo fra tutti appunto, Ricciardi.

A ciò si aggiunge l’allarme del Cts (comitato tecnico-scientifico): “Nel contesto italiano, in cui la vaccinazione delle categorie di popolazione più fragile sta procedendo rapidamente ma non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguata”. E’ quanto sottolinea l’Istituto superiore di sanità nello studio di prevalenza della variante VOC 202012/01 (Regno Unito) in Italia relativo alla indagine svolta lo scorso 4-5 febbraio.

A causa delle varianti il rischio associato a un’ulteriore diffusione del Covid nell’Ue è “attualmente valutato come alto-molto alto per la popolazione complessiva e molto alto per gli individui vulnerabili”.

Per “contenere e rallentare” la diffusione delle varianti del Covid, “in analogia con le strategie adottate negli altri paesi europei”, è necessaria una “rigorosa osservanza, rafforzamento e incremento delle misure di mitigazione del rischio sia in ambito nazionale che in specifici ambiti locali, evitando ulteriori misure di rilascio”. E’ questa l’indicazione degli esperti del Comitato.

Non tutti però concordano con questa visione, apocalittica in un certo senso, dal punto di vista della socialità e soprattutto dell’economia del Paese, già martoriata.

Gli esperti si schierano sui fronti oppposti: quello del sì al lockdown e quello del no all’ennesima serrata generale.

Ecco i pareri degli esperti sull’eventualità di una chiusura totale di spostamenti e attività economiche e sociali.

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Ricciardi: sì al lockdown totale

Il consigliere del ministro della Salute è stato catastrofico nel dichiarare che è necessario riportare il Paese a una coltre più stretta di misure restrittive e divieti totali per almeno 1 mese. “Al ministro ho sottoposto la necessità di proporre al Governo tre cose, anche alla luce del problema delle varianti: lockdown breve e mirato” per “2, 3 o 4 settimane”, ossia per tutto il tempo necessario a riportare l’incidenza di Covid-19 al di sotto dei 50 casi per 100mila abitanti; “tornare a testare e tracciare; vaccinare a tutto spiano”. “Io sono consigliere del ministro della Salute e a lui mi rivolgo – premette – E Speranza ha sempre accolto i miei suggerimenti. Nel precedente Governo, però, trovava un muro, trovava la linea di chi voleva convivere con il virus. Questo ha causato decine di migliaia di morti e ha affondato l’economia. Spero che la strategia del nuovo Governo sia ‘no Covid’ e che ci riporti a una prospettiva di normalità in tempi ragionevoli. Ci riavvicineremmo al ritorno alla vita normale e alla ripresa economica, come dimostrano gli esempi di Cina, Taiwan, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda. Ora anche Usa, Germania e Danimarca vanno in questa direzione”.

Andrea Crisanti: è d’accordo con la chiusura totale

E’ d’accordo con Ricciardi il professor Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, che in realtà già a dicembre caldeggiava per misure molto più rigide di quelle adottate.

“Il 20% dei contagiati presenta la variante inglese e la percentuale è destinata ad aumentare. Bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai. Serve un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele. E neanche zone arancioni, va chiuso tutto e va lanciato un programma nazionale di monitoraggio delle varianti”, ha affermato Crisanti.

Pregliasco: lockdown utile, ma difficile da applicare

Per Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano, un lockdown totale subito, come suggerito da Walter Ricciardi, servirebbe “da un punto di vista scientifico”, ma è difficilmente applicabile sotto il profilo politico e della rivolta sociale che causerebbe.

“Credo però che un lockdown totale sia difficile da proporre dal punto di vista dell’opportunità politica e del disagio e della ribellione sociale che si rischierebbe”. Per l’esperto, meglio tentare prima una via “più accettabile”, provare a “rivedere i parametri” su cui far partire le chiusure.

“Le persone – ammette Pregliasco, parlando con l’Adnkronos Salute – sono provate dalla lunga maratona” di chiusure a zone e aperture a scatti, “a cui il virus ha costretto tutti noi.

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Maria Rita Gismondo: un disastro sotto il profilo psicologico

Contraria invece Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, che invita a pensare alla “serenità psichica” dei cittadini. “Un lockdown severo oggi, se certamente potrebbe apportare dei benefici in termini di prevenzione della circolazione delle nuove varianti” di Sars-CoV-2, “sarebbe un disastro dal punto di vista psicologico, sociale nonché economico”.

“Il virus non ha frontiere”, ha affermato Gismondo: “Le possiamo chiudere, il virus ci impiegherà un po’ più di tempo a penetrarle, ma lo stesso arriverà. Quindi le strategie devono essere almeno europee – suggerisce Gismondo – e devono sempre più tener conto, di fronte a una popolazione ormai stanca, delle reazioni che può avere la società”.

Roberto Burioni: fare presto con il vaccino

Il problema non si risolve con le chiusure che servono solo a guadagnare tempo. Si risolve con il vaccino“, ha scritto sull’amato Twitter il virologo e docente all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano Roberto Burioni.

Vaia: no al lockdown, usiamo le misure esistenti 

Per Vaia, direttore sanitario dell’Inmi Spallanzani di Roma. “non si tratta di aggravare le misure” anti-Covid, “ma applicare con severità le misure che abbiamo. Un lockdown severo non serve, ma occorrono chiusure chirurgiche”. “Voglio dire un no netto e chiaro all’utilizzo delle varianti come ‘clava politica’. La scienza sia sempre libera da interessi economici e politici”, ha scritto su un post su facebook.

(Fonte Adnkronos)



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