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Impianti sciistici, stop del governo: chiusi fino al 5 marzo

Elena Bucci
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Nessuna apertura degli impianti sciistici prevista per il 15 febbraio, decide il governo. La stagione invernale sarebbe dovuta ripartire lunedì 15 febbraio, secondo quanto inizialmente stabilito dal Comitato tecnico-scientifico (Cts) nella giornata del 4 febbraio, dopo un attento esame delle proposte messe a punto dalle regioni lo scorso 28 gennaio per la riapertura in sicurezza degli impianti sciistici.

Solamente ieri, domenica 14 febbraio, il ministro della salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza, oggetto di grandi polemiche, che rinvia l’apertura degli impianti da scii prevista per oggi, 15 febbraio. Si dovrà dunque rinunciare alla montagna fino al 5 marzo, giorno della scadenza del dpcm in vigore dal 14 gennaio.

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Impianti sciistici: la chiusura

La stagione invernale non può ripartire. Al contrario di quanto deciso dal Comitato tecnico-scientifico lo scorso 4 febbraio e nonostante la disposizione di una serie di severe norme di sicurezza, non si potrà più tornare a sciare dal 15 febbraio. 

Nella giornata di ieri, domenica 14 febbraio, proprio all’ultimo minuto il ministro della salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali ed impone una proroga fino al 5 marzo 2021 sulla riapertura degli impianti sciistici. 

Il comunicato del Ministro recita infatti che il cambio di rotta rispetto l’apertura della stagione invernale e sciistica, precedentemente disposta dal Cts, è stato adottato per via “dei più recenti dati epidemiologici comunicati venerdì 12 febbraio dall’Istituto Superiore di Sanità, attestanti che la variante VOC B.1.1.7, detta variante UK e caratterizzata da maggiore trasmissibilità, rappresenta una percentuale media del 17,8% sul numero totale dei contagi.

Il problema è dunque la pericolosità della variante inglese: “la preoccupazione per la diffusione di questa e e di altre varianti del virus SARS-CoV-2 ha portato all’adozione di misure analoghe in Francia e in Germania“. Il comunicato sottolinea infatti come simili misure di sicurezza siano state messe in pratica anche in Francia ed in Germania, al fine di scongiurare una diffusione incontrollata e pericolosa della variante inglese di covid-19.

Nonostante la brutta notizia, nel comunicato si legge che “il Governo si impegna a compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori”. Una rassicurazione che, tuttavia, non può nulla contro le proteste degli operatori sciistici e delle Regioni.

Impianti sciistici: le proteste delle regioni

Uno stop in extremis da parte del governo che ha spiazzato molte persone, tra cui soprattutto gli operatori sciistici, e ha scatenato numerose polemiche anche da parte delle Regioni.

In primis Stefano Bonaccini, attuale presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, descrive una reazione di “stupore e sconcerto, anche a nome delle altre Regioni, per la decisione di bloccare la riapertura degli impianti sciistici a poche ore dalla annunciata e condivisa ripartenza”. Egli ricorda infatti che: “solo una settimana fa il Cts aveva validato la riapertura di queste attività in zona gialla attraverso linee guida molto stringenti, formulate dalle Regioni in accordo coi gestori e secondo le indicazioni dei tecnici. Poi, in queste ore, abbiamo assistito ad un cambio repentino di orientamento da parte del Cts, che spiazza totalmente i gestori degli impianti e quanti avevano già prenotato”. Bonaccini riconosce la necessità di rendere prioritaria la lotta all’epidemia, ma d’altra parte “cambiare le regole all’ultimo minuto è un danno enorme per gli operatori“.

Allo stesso tempo il presidente della Lombardia Attilio Fontana e l’assessore al Welfare, Letizia Moratti sottolineano l’enorme danno che un’ordinanza così improvvisa recherà al settore sciistico, mentre il presidente della regione Piemonte Alberto Cirio, dicendosi allibito da questa decisione, non ha risparmiato una pungente stoccata al nuovo governo, affermando che: “se questo è il modo in cui il nuovo governo pensa di sostenere le imprese e i cittadini c’è da preoccuparsi fortemente.

Intanto il governatore del Veneto Luca Zaia in risposta all’accenno ai ristori presente nel comunicato da parte del governo per tutti gli operatori del settore sciistico, sottolinea che ora non si può più parlare soltanto di ristori. In questo caso ci vorranno degli indennizzi. Dei riconoscimenti per il danno subito. Le Regioni che avrebbero riaperto, Lombardia e Piemonte, hanno saputo del nuovo stop quattro ore prima della riapertura possibile”.

Indennizzi che dovrebbero arrivare a sostegno di un settore e dei suoi operatori che hanno dovuto affrontare grosse spese per una riapertura che ha subito l’ennesima proroga: “tutti gli operatori avevano già predisposto ogni cosa: erano state preparate le piste, i rifugi erano già pronti ad accogliere. E avevamo previsto di aprire al 30 per cento, rispettosi delle regole di salute pubblica”. “Certamente il provvedimento mette in difficoltà tutti coloro che si erano adoperati per una stagione che non è mai iniziata- prosegue Zaia- e che ora devono addirittura sobbarcarsi i costi di un riavvio che ormai non ci sarà fino al 5 marzo. Il danno è quindi ancora più pesante.”

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(Fonte ANSA)



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