Home Welfare Disabili Permessi 104 e Cassa Integrazione: quando spettano e casi pratici

Permessi 104 e Cassa Integrazione: quando spettano e casi pratici

Daniele Bonaddio
Permessi-104-e-cassa-integrazione-quando spettano

Come noto, a causa del continuo diffondersi del Coronavirus, moltissime aziende sono state obbligate a ridurre, o in alcuni casi interrompere, l’attività produttiva. La sospensione ha inciso su diversi istituti contrattuali e agevolazioni, uno su tutti i cd. “permessi 104”, ossia i permessi fruibili dai lavoratori che assistono un familiare disabile.

Infatti, visto il periodo di forti limitazioni per quanto riguarda gli spostamenti, nasce il dubbio se i permessi mensili possono essere fruiti ugualmente oppure si perdono in cassa integrazione. Iniziamo col dire che non esiste una regola unica per tutti i lavoratori. Infatti, i famosi permessi della “Legge 104” durante la cassa integrazione in alcuni casi non spettano, in altri casi vanno riproporzionati e in altri casi spettano in misura piena.

La distinzione, in particolare, nasce dal fatto che l’integrazione salariale non avviene per tutti i lavoratori allo stesso modo, in quanto per alcuni vi è la CIG a zero, per altri la CIG ad orario ridotto. Si tratta di metodologie di applicazione della cassa integrazione totalmente differenti che influiscono sulla fruizione dei permessi 104.

Ma andiamo con ordine e vediamo nel dettaglio tutte le casistiche possibili fra cassa integrazione e permessi 104.

Permessi legge 104: domande, cumulo, come si utilizzano

Coronavirus, Permessi 104: come funziona in caso di CIGO

La “Legge 104” permette ai caregivers, ossia i lavoratori che si prendono cura dei propri familiari in stato di disabilità accertata secondo i parametri della L. n. 104/1992, di poter usufruire di 3 giorni di permesso mensile per prestare assistenza.

Tuttavia, considerata l’attuale situazione di emergenza, l’istituto dei permessi 104 segue regole differenti in relazione alla cassa integrazione richiesta dal datore di lavoro. Come accennato, occorre sostanzialmente distinguere due casistiche:

  • CIG a zero ore, vale a dire quando l’azienda colloca i propri dipendenti in cassa integrazione con zero ore lavoratore per un certo numero di settimane. In tal caso, il lavoratore non lavorerà neanche un’ora durante la CIG;
  • CIG con riduzione della prestazione lavorativa, ossia laddove il lavoratore, nonostante sia stato messo in cassa integrazione, continua a lavorare per un certo numero di ore durante la settimana. In tal caso, il lavoratore subisce una riduzione delle ore contrattualmente stabilite per via della riorganizzazione aziendale.

Coronavirus, Permessi 104: CIGO a zero ore

Dunque, nel primo caso, cioè CIG a zero ore, se la sospensione dura per un mese intero – ad esempio dal 1° marzo al 31 marzo – al lavoratore non spetta alcun giorno di permesso in base alla L. n. 104/1992

Differente è il caso laddove il lavoratore abbia iniziato a lavorare durante il mese e poi viene messo in cassa integrazione. Come si calcolano i permessi 104 in tal caso? Sul punto, l’Interpello n. 46/2008 del Ministero del Lavoro afferma espressamente che:

  • la ridotta entità della prestazione lavorativa richiesta in pendenza di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria rende necessario, al fine di evitare un comportamento discriminatorio rispetto ad un lavoratore obbligato a prestare attività lavorativa per tutti i giorni lavorativi del mese, un ridimensionamento proporzionale dei giorni di permesso fruibili”.

Quindi, i permessi 104 devono essere riproporzionati in relazione alla prestazione lavorativa durante la CIG.

Ma come si calcolano i giorni di permesso? Sul punto è possibile applicare i criteri stabiliti dall’Inps con la Circolare n. 128/2003, secondo cui per ogni 10 giorni di assistenza continuativa, spetta al richiedente un giorno di permesso ex L. n. 104/1992. Ne deriva che se l’assistenza sia inferiore a 10 giorni continuativi non si ha diritto a nessuna giornata o frazione di essa. Infatti, anche per i periodi superiori a 10 giorni ma comunque inferiori a 20 spetterà un solo giorno di permesso.

Facciamo un esempio.

Un lavoratore viene messo in CIG a zero ore a decorrere dal 19 marzo. In tal caso, il lavoratore avrà diritto a solo un giorno di permesso, perché sono passati 10 giorni di assistenza continuativa ma comunque non più di 20. Diversamente, se il lavoratore sarebbe stato messo in CIG dal 21 marzo, lo stesso avrebbe avuto diritto a 2 giorni di permesso.

Con particolare riferimento alla cassa integrazione a zero ore durante il Coronavirus, il cd. “Decreto Cura Italia” permette di collocare il lavoratore in CIG a decorrere dal 24 febbraio 2020 in poi. Pertanto, possono verificarsi i seguenti scenari:

  • CIGO a zero ore iniziata nei primi giorni del mese di marzo, spettano zero giorni di permesso;
  • CIGO a zero ore iniziata dal 10 al 19 marzo, spetta un giorno di permesso;
  • CIGO a zero ore iniziata dal 29 al 31 marzo, spettano due giorni di permesso;

Non bisogna dimenticare il Governo ha introdotto anche ulteriori 12 giorni di permessi Legge 104 da fruire nel mese di marzo e aprile

Coronavirus, Permessi 104: CIGO ad orario ridotto

Passando alla CIGO ad orario ridotto, ossia qualora il dipendente presta comunque l’attività lavorativa ma con orario ridotto, se la prestazione avviene tutti i giorni, quindi seguendo lo schema di un part time di tipo verticale, il dipendente ha diritto a tutti e 3 i giorni di permesso.

Spettano, altresì, gli ulteriori 12 giorni di permesso stabiliti dal “Decreto Cura Italia”.

Coronavirus, Permessi 104: come funziona in caso di CIGS

Le regole appena illustrate per la cassa integrazione guadagni ordinaria, valgono anche la CIGS. Dunque, anche in caso di CIGS con zero ore lavorate non si ha diritto ai permessi della “Legge 104”. Se, invece, la CIGS inizia nel corso del mese occorre sostanzialmente riparametrare i giorni di lavoro ai permessi come indicato in precedenza.

Coronavirus, Permessi 104: come funziona in caso di CIGD

La CIGD, ossia la cassa integrazione in deroga, spetta a tutti i lavoratori di imprese che non hanno diritto a accedere alla CIGO, CIGS, FIS o Fondi di solidarietà bilaterali e alternativi. I diritti dei lavoratori sono gli stessi di quelli previsti per la CIGO. Quindi, anche in tal caso, bisogna seguire gli stessi criteri di maturazione dei permessi della “Legge 104”.

Potrebbero interessarti i seguenti volumi:

CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI E CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ - e-Book

CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI E CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ - e-Book

Sara di Ninno, Massimiliano Matteucci, Lorenzo Sagulo, a cura di Paolo Stern , 2020, Maggioli Editore

Mai come in questo periodo il tema degli ammortizzatori sociali è stato così sentito dall’intero sistema produttivo. In occasione della pandemia Covid19 ed alle conseguenti chiusure degli esercizi commerciali e dei siti produttivi il ricorso agli ammortizzatori sociali ha coinvolto...



Legge 104 e rapporto di lavoro

Legge 104 e rapporto di lavoro

Marta Bregolato, 2019, Maggioli Editore

Il volume si pone come una guida pratica sull’applicazione della Legge n. 104/1992, ovvero la Legge-quadro dedicata interamente alle persone affette da disabilità, che ne disciplina i diritti per l’integrazione sociale, per assicurarne l’assistenza e la tutela e per l’inserimento nel...



Applicare la legge 104/1992

Applicare la legge 104/1992

Marta Bregolato, 2015, Maggioli Editore

Questa nuovissima Guida pratica sull’applicazione della Legge n. 104/92 - Legge-quadro dedicata interamente alle persone affette da handicap (diritti per l’integrazione sociale, per assicurarne l’assistenza e la tutela e per l’inserimento nel campo della formazione...





© RIPRODUZIONE RISERVATA


CONDIVIDI

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome