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Cuneo fiscale, trattenute e bonus in busta paga: le misure proposte

Paolo Ballanti
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La Manovra 2020 ha tra le misure di maggior importanza la previsione di un apposito Fondo con lo scopo di ridurre il peso di tasse e contributi sugli stipendi dei lavoratori, il cosiddetto “cuneo fiscale”.

Le risorse previste ammontano a 3 miliardi nel 2020, che passeranno a 5 dal 2021 in poi.

Per l’effettivo impiego delle risorse si dovranno attendere appositi provvedimenti normativi ma, ad oggi, possiamo ipotizzare interventi diretti a modificare il sistema di tassazione, ritoccando le detrazioni e il bonus 80 euro.
Analizziamo la questione nel dettaglio.

Legge di Bilancio 2020: le misure previste

Taglio cuneo fiscale: cosa prevede la Manovra

La Manovra 2020 (Legge n. 160 del 27 dicembre 2019) prevede all’art. 1 comma 7 la creazione del “Fondo per la riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti” con una dote di 3 miliardi nel 2020 e 5 miliardi per ciascuna annualità a partire dal 2021.

Le modalità e i parametri di utilizzo delle risorse del Fondo saranno oggetto di appositi provvedimenti normativi.

Cuneo fiscale: cos’è

Il cuneo fiscale è un rapporto, definito dall’OCSE, tra contributi e tasse a carico del dipendente e dell’impresa e il costo del lavoro complessivo del medesimo. I dati elaborati dal Centro Studi Confindustria evidenziano un cuneo fiscale che nel nostro paese sfiora il 50% rispetto ad una media OCSE inferiore al 40%.

A livello europeo il peso della tassazione in Italia è inferiore solo a Belgio e Germania ma supera Francia, Svezia, Finlandia ed Austria.

Se si considerano poi nel conteggio alcuni parametri non calcolati dall’OCSE (come il costo del TFR e dell’assicurazione INAIL), il cuneo italiano batte quello tedesco superando la soglia del 50%.

Il cuneo fiscale è dato dalla seguente formula:

(Contributi previdenziali carico dipendente + tasse + contributi previdenziali a carico azienda) / costo del lavoro complessivo del singolo dipendente

Cuneo fiscale: contributi e tasse

Quali sono gli importi trattenuti ai dipendenti in busta paga? Ne esistono di due tipi:

  • Contributi previdenziali a carico del dipendente;
  • Tassazione IRPEF.

I contributi previdenziali (insieme a quelli versati dall’azienda) hanno lo scopo di finanziare una serie di prestazioni economiche erogate dall’INPS e riconosciute al verificarsi di eventi che, altrimenti, lascerebbero il dipendente senza alcun compenso, perché non in grado di svolgere l’attività lavorativa, ad esempio:

  • Malattia;
  • Maternità;
  • Donazione sangue;
  • Permessi Legge 104.

Le tasse, invece, hanno la funzione di contribuire alle spese statali in ragione del reddito del contribuente.

Taglio cuneo fiscale: provvedimenti attuativi

Ciò che la Manovra 2020 ha fatto è stato creare un apposito Fondo da cui attingere per tutta una serie di misure destinate ad abbattere il cuneo fiscale e, in poche parole, rimpinguare le buste paga dei lavoratori.

Per liberare le risorse del Fondo serviranno appositi provvedimenti normativi, volti a stabilire quali voci abbattere (se i contributi o le tasse), i destinatari delle misure e i requisiti di accesso.

Taglio cuneo fiscale: le possibili misure

Le ipotesi allo studio dell’esecutivo giallo – rosso sarebbero focalizzate ad un abbattimento delle voci fiscali attraverso:

  • Aumento delle detrazioni da lavoro dipendente e / o per carichi di famiglia;
  • Estensione del bonus 80 euro a coloro che presentano redditi pari o inferiori agli 8 mila euro annui;
  • Innalzamento della soglia limite per il diritto al bonus 80 euro a chi possiede redditi fino a 35.000 euro rispetto agli attuali 26.600.

Meno probabile un abbattimento dei contributi previdenziali, posto che sono numerose le agevolazioni previste dalla normativa che, attraverso uno sgravio totale o parziale degli oneri INPS, hanno come scopo quello di incentivare l’assunzione di particolari categorie svantaggiate:

  • Giovani;
  • Disoccupati;
  • Lavoratori nel Mezzogiorno;
  • Lavoratori in Cassa integrazione.

Per capire meglio la portata delle riforme allo studio, vediamo come sono attualmente concepite le detrazioni fiscali e il bonus 80 euro.

Detrazioni fiscali

Scopo delle detrazioni è quello di abbattere le imposte potenzialmente a carico del dipendente. Ipotizzando un’imposta lorda (calcolata in base all’ammontare della retribuzione mensile) pari a 100 e detrazioni fiscali pari a 60, le tasse effettivamente trattenute in busta paga al dipendente e versate all’Erario saranno pari a:

100 – 60 = 40

Le detrazioni fiscali per i familiari (figli, coniuge o altri familiari) variano in base al reddito complessivo dell’interessato (costituito dalla somma di tutti i redditi percepiti) e alle caratteristiche dei soggetti a carico (ad esempio il numero dei figli). Ad esempio il lavoratore con un solo figlio a carico di età inferiore ai 3 anni ha diritto ad una detrazione annua pari a:

1220*[(95 mila – Reddito complessivo)/95 mila].

Se l’età supera i 3 anni la detrazione sarà invece:

950*[(95 mila – Reddito complessivo)/95 mila].

Questa tipo di detrazione ha come scopo l’abbattimento delle tasse in ragione dei costi sostenuti dal lavoratore per il mantenimento dei familiari.

Discorso diverso per le detrazioni da lavoro dipendente. Queste hanno la funzione di rimborsare gli oneri sostenuti dal contribuente per recarsi al lavoro.

Anche le detrazioni da lavoro dipendente variano in funzione del reddito complessivo:

  • Fino a 8.000 euro, spetta una detrazione di 1.880 euro (in ogni caso l’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore ad euro 690 per i rapporti a tempo indeterminato e ad euro 1.380 per i rapporti a tempo indeterminato);
  • Da 8.000,01 a 28.000 euro, il calcolo della detrazione annua avviene sommando ad euro 978 il risultato di 902 * (28.000 – reddito complessivo) / 20.000);
  • Da 28.000,01 a 55.000 euro, il calcolo della detrazione annua avviene moltiplicando 978 euro per 55.000 – reddito complessivo / 27.000;
  • Da 55.000,01 euro il lavoratore non ha diritto ad alcuna detrazione.

Bonus 80 euro

Il bonus 80 euro viene erogato sotto forma di “credito fiscale”. Altro non è che un importo corrisposto in busta paga che si somma al netto esente da qualsiasi trattenuta contributiva o fiscale.

L’importo del bonus, comunque non eccedente i 960 euro annui, varia in funzione del reddito complessivo del dipendente:

  • Il bonus non spetta se il reddito è pari o inferiore a 8.000 euro;
  • Tra 8.000 e 24.600 euro il bonus spetta in misura intera (960 euro);
  • Tra 24.600,00 e 26.600,00 il bonus spetta in misura parziale in base al seguente calcolo 960 * (26.600,00 – reddito complessivo) / 2.000,00;
  • Oltre 26.600 euro il lavoratore non ha diritto al bonus.

Il reddito complessivo è costituito dalla somma dei redditi di ogni categoria, al netto però del reddito derivante dall’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze.

Analizziamo il caso di un dipendente con reddito annuo pari a 26.450 euro. Il calcolo per determinare il bonus spettante sarà:

960 * (26.600 – 26.450) / 2.000 = 72,00 euro equivalenti a 6 euro mensili (72 / 12).



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