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Pensioni, aumenti dal 2020: per chi, importi, decorrenza, cosa cambia

Daniele Bonaddio
pensioni aumenti dal 2020

Buone notizie per i pensionati. Alcune pensioni riceveranno aumenti dal 1° gennaio 2020. Questo perché cresce il tasso di rivalutazione, ossia quella percentuale che deve essere moltiplicata per il montante contributivo maturato dal pensionato durante la sua carriera lavorativa, al fine di determinare la pensione spettante.

Si tratta di una misura che viene stabilita ogni anno dal governo in base a precisi indicatori economici elaborati dall’Istat, recante l’obiettivo primario che i contributi versati non perdano valore nel corso del tempo. Si ricorda, al riguardo, che il meccanismo del montante contributivo si applica esclusivamente a chi vede calcolarsi l’assegno pensionistico con il sistema “contributivo”.

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A comunicare ufficialmente il valore da utilizzare per rivalutare i montanti contributivi delle pensioni, che avranno decorrenza a partire dal 1° gennaio 2020, è stato il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con una notizia del 25 ottobre 2019. In particolare, il tasso medio annuo, composto di variazione del prodotto interno lordo nominale, nei cinque anni precedenti il 2018, risulta pari a 0,018254.

Pertanto, il coefficiente di rivalutazione è pari a 1,8254%, in rialzo rispetto all’anno 2018 quando fu registrato un valore dello 1,3478%. I lavoratori che andranno in pensione l’anno prossimo dovranno, quindi, rivalutare il montante contributivo accreditato al 31 dicembre 2018 dell’1,8254%. Chiaramente non si procederà ad alcuna rivalutazione dei contributi versati nel 2019, l’anno precedente all’andata in pensione.

Pensioni 2020: rivalutazione annuale del montante contributivo

Il montante contributivo è l’insieme di tutti i contributi previdenziali versati da un lavoratore in una o più gestioni previdenziali. L’intero ammontare dei contributi viene poi rivalutato annualmente in funzione dell’andamento della crescita nominale del prodotto interno lordo degli ultimi 5 anni, meglio noto come “tasso di capitalizzazione”.

Si tratta per la precisione di un parametro percentuale che viene applicato al montante contributivo del lavoratore per il calcolo della pensione con il sistema contributivo. In altre parole, è un coefficiente che serve a rivalutare il capitale versato nella gestione pensioni Inps per calcolare l’assegno pensionistico.

Pensioni 2020: a chi spetta l’aumento

Come anticipato in premessa, la rivalutazione si applica solamente per la parte di pensione calcolata con il sistema “contributivo”. Quindi, vi rientrano:

  • chi ha versato i contributi a decorrere dal 1° gennaio 1996 (cd. “contributivi puri”);
  • chi ha versato meno di 18 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995 (cd. “sistema misto”);
  • chi ha versato più di 18 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995, poiché il metodo contributivo si applica solo a decorrere dal 1° gennaio 2012 in poi.

È chiaro che la rivalutazione si fa maggiormente sentire per chi ricade nel primo caso, in quanto l’assegno pensionistico è interamente corrisposto con il sistema contributo. Mentre si fa sentire meno nel secondo e terzo caso, poiché solo una parte della pensione è assoggettata al predetto meccanismo di calcolo.

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Pensioni 2020: di quanto aumentano

Come specificato in premessa, per l’anno 2020, il tasso medio annuo, risultato della variazione del Pil nominale nei cinque anni precedenti al 2018, è pari a 0,018254. Ne deriva che il coefficiente di rivalutazione sarà pari a 1,8254%.

Facciamo un esempio. Ipotizziamo che un lavoratore va in pensione il prossimo anno e abbia versato durante la sua carriera lavorativa un importo di 150.000 euro. Tale costituisce il montante contributivo del lavoratore. In questo caso, la base di calcolo dell’assegno pensionistico sarà 273.810 euro (150.000 * 1,8254).

Pensioni, aumenti dal 2020: novità Legge di Bilancio

Altra importante novità da tenere conto per il prossimo anno, sempre in materia di pensioni, è la rivalutazione degli assegni pensionistici compresi tra 3 e 4 volte il trattamento minimo Inps, ossia tra 1.539,03 euro e 2.052,04 euro.

Ad oggi, in base alla vigente norma, i trattamenti previdenziali compresi nel predetto range non sono rivalutati al 100%, bensì al 97%. Sul punto, l’obiettivo della Legge di Bilancio 2020 è quello di portare al 100% la rivalutazione anche per chi ha una pensione pari o inferiore a 2.052,04 euro. Quindi, l’obiettivo è di assicurare anche questi ultimi una rivalutazione piena, vale a dire senza penalizzazioni. Si tratta di importi molto esigui che interessa una platea di due milioni e mezzo di pensionati.

Pensioni, nuova età pensionabile biennio “2021-2022”

Infine, si è in attesa che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in accordo con Ministero dell’Economia e delle Finanze, definisca il nuovo requisito minimo anagrafico per accedere alla pensione di vecchiaia nel biennio 2021-2022. Si ricorda che quest’anno tale limite è pari a 67 anni. Stando alle prime indiscrezioni, il requisito anagrafico dovrebbe aumentare di un mese, attestandosi così a 67 anni e un mese.

La decisione sarà poi seguita dalla comunicazione dei coefficienti di trasformazione dei montanti contributivi per coloro che andranno in pensione nel medesimo biennio. Si ricorda, infatti, che i predetti coefficienti sono ancorati all’andamento della speranza di vita e, pertanto, in occasione di ciascuna variazione dell’età pensionabile occorre procedere anche al loro aggiornamento.

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2 COMMENTI

  1. Separare al più presto la Previdenza dall’ Assistenza PROVVEDIMENTO CHE DOVEVA GIÀ ESSERE MESSO IN ATTO DA ALMENO 20 ANNI

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