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Pensioni 2020: tutte le novità in arrivo nella nuova Legge di bilancio

Quota 100, Opzione donna, Quota 41, Pensione di garanzia: cosa accadrà nel 2020

Daniele Bonaddio
pensioni 2020

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da forti cambiamenti in ambito politico, con la nuova squadra di governo che si appresta a guidare il nostro Paese verso la Legge di Bilancio 2020, che rappresenta uno snodo fondamentale soprattutto per quel che concerne il capitolo pensioni. L’intento principale del Conte bis, come ormai noto, è quello di mettere i conti in regola per evitare innescare le famose “clausole di salvaguardia”. Per recuperare in tempi brevi le risorse finanziarie, la soluzione più semplice sarebbe quella di intervenire sull’IVA aumentando le aliquote (dal 22% al 25,2% e dal 10% al 13%), anche se le ultime notizie confermano che il governo giallo-rosso cercherà di non gravare troppo sugli italiani. In ogni caso è probabile che l’aumento IVA riguarderà solamente specifiche casistiche, come ad esempio il pagamento di beni e servizi in contanti.

L’intento della nuova squadra di Conte è molto ambizioso, in quanto serviranno circa 23,1 miliardi di euro per bloccare l’aumento dell’IVA e altri 4 miliardi di euro per spese indifferibili. Inoltre, sono previsti 5 miliardi a testa per il taglio del cuneo fiscale e salario minimo, che rimangono saldamente in testa nel contratto di governo. Dunque, una manovra complessiva di circa 29 miliardi di euro, che inciderà per causa di forza maggiore anche e soprattutto sulle pensioni. Quali sono le novità in arrivo nella nuova Legge di Bilancio sulle pensioni 2020? Ecco come potrebbe cambiare lo scenario previdenziale.

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Pensioni 2020: Quota 100

Iniziando dalla pensione “quota 100”, ossia il nuovo meccanismo che permette ai lavoratori di pensionarsi in deroga ai requisiti della pensione anticipate e quello di vecchiaia, dovrebbe proseguire il suo iter sperimentale. Si ricorda che la pensione “quota 100” è stata introdotta dal D.L. n. 4/2019 (cd. “Decretone”), convertito con modificazioni in L. n. 26/2019, e prevede la possibilità di accedere alla pensione maturando un minimo di:

  • 62 anni d’età;
  • 38 anni di contributi.

La misura, però, non è strutturale in quanto ha durata triennale per il periodo che va dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2021.

Trattandosi di una misura di protezione sociale – ha dichiarato il premier Conte – la pensione “quota 100” deve considerarsi come parte delle misure di welfare che il governo intende conservare, rispettando l’impegno preso nei confronti degli italiani.

Tuttavia, sul punto, potrebbero esserci delle novità per quanto riguarda il vincolo alla non cumulabilità dei redditi. Sappiamo che, attualmente, il meccanismo delle quote non permette di cumulare redditi di lavoro autonomo o subordinato fino al raggiungimento dell’età di accesso alla pensione di vecchiaia, quest’anno raggiungibile a 67 anni. Unica eccezione si ha per le attività occasionali, e comunque fino all’importo limite di 5.000 euro annui.

Secondo le ultime indiscrezioni il governo potrebbe intervenire proprio su quest’ultimo aspetto, eliminando a tout court la possibilità di lavorare, anche occasionalmente, fino all’età dell’assegno di vecchiaia. L’obiettivo, in tal senso, è quello di scoraggiare gli italiani a optare di anticipare la pensione, producendo un risparmio.

Pensioni 2020: Opzione donna

Altrettanto importante risultano le decisioni governative per quanto riguarda un altro meccanismo di pensionamento rivolto esclusivamente alle quote rose, ossia l’opzione donna. Al riguardo, l’intenzione è quella di prorogare anche per il prossimo anno la possibilità per le donne con 58 anni (se dipendenti), ovvero 59 anni (se autonome), che abbiano maturato almeno 35 anni d’età, di poter andare in pensione in anticipo.

Chiaramente, come per le scorse edizioni dell’opzione donna, chi opta per tale meccanismo vedrà calcolato l’intero assegno pensionistico con il sistema contributivo, anche laddove alcuni accrediti rientrano nel sistema retributivo.

Pensioni 2020: quota 41

Come noto, la pensione anticipata è raggiungibile, a prescindere dall’età anagrafica, al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Tuttavia, determinate categorie di lavoratori possono derogare al predetto limite minimo contributivo, e pensionarsi raggiungendo solamente 41 anni di contributi.

Si ricorda che, attualmente, la cd. “quota 41” vale solamente per:

  • i cd. lavoratori precoci, ossia coloro che hanno iniziato a lavorare in gioventù, maturando almeno 12 mesi di contributi prima del compimento di 19 anni;
  • gli iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996;
  • i disoccupati che sono senza indennità di disoccupazione dal almeno 3 mesi;
  • i cd. caregivers, ossia coloro che prestano assistenza ai familiari con gravi disabilità;
  • gli invalidi che presentando un’invalidità superiore al 74%;
  • i cd. lavoratori che hanno svolto lavori particolarmente faticosi e usuranti.

Sul punto, gli italiani chiedono che il predetto elenco venga allargato a tutti, anche agli esodati. Purtroppo, attualmente, il governo non sembra intenzionato a ampliare la platea, poiché nella prossima Legge di Bilancio ci sarà solo uno spazio tra l’opzione donna e quota 41 per tutti.

Pensioni 2020: Ape social e Ape volontario

Grande attesa anche per le due forme di anticipo pensionistico: Ape social e Ape volontario. Si ricorda, al riguardo, che l’Ape sociale è stata prorogata per effetto del D.L. n. 4/2019 fino a fine anno e che necessita di un nuovo intervento da parte della Legge di Bilancio per poter essere utilizzato anche il prossimo anno.

Grazie all’Ape sociale è possibile uscire dal mondo del lavoro a 63 anni di età e con 30-36 anni di contribuzione, in base alla categoria di lavoratore (disoccupato, caregiver, invalido e addetto a mansioni usuranti). L’impegno è quello di renderlo strutturale, ampliandone anche il raggio di azione, poiché il costo non inciderà in maniera importante sul bilancio dello Stato.

Accanto all’Ape sociale, c’è anche l’Ape volontaria, che garantisce un reddito ponte a partire dai 63 anni, fino all’età anagrafica della pensione di vecchiaia, maturando almeno 20 anni di contributi. Sul punto, nulla dovrebbe cambiare e dovrebbe essere mantenuto l’attuale assetto.

Pensioni 2020: la pensione di garanzia

Infine, sempre in tema di pensioni, il governo volge uno sguardo alle nuove generazioni che vedranno calcolata la pensione in base al sistema contributivo puro. Per questi ultimi, si sta palesando un problema di non poco conto, in quanto saranno destinati a ricevere una pensione di pochi centinaia di euro.

La soluzione è di aumentare il Fondo previdenziale integrativo pubblico, mediante l’istituzione della cd. pensione di garanzia, che prevede l’eliminazione del vincolo oggi esistente di 1,5 volte il minimo per la maturazione dell’assegno, così da non dover attendere i 70 anni per ottenere l’accesso all’INPS. Inoltre, si intende inserire un adeguamento al minimo, ossia un sistema perequativo che possa consentire degli assegni dignitosi a chi ne ha più bisogno risultandone però scoperto, ovvero a coloro che hanno fatto i conti con una carriera lavorativa precaria.

 

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5 COMMENTI

  1. BUONASERA ANTONELLA HO LETTO IL TUO IMPORTANTISSIMO MESSAGGIO CONDIVIDENDOLO IN PIENO PER ELEMOSINA CHE CI DANNO PER INVALIDITA ,SPERO CHE IL GOVERNO GIALLO ROSSO SI METTA UNA MANO ALLA COSCIENZA E AUMENTARE QUESTA PRESTAZIONE IMPORTANTE PER LE PERSONE CHE SOFFRONO.

  2. Aumentate le pensioni di invalidità ,con 286 euro al mese ci farei vivere i politici! Ed i patronati stanno a guardare,l’importante è che prendano i soldi della tessera!

  3. ma nessuno mette mani per aumentare un po quella vergognosa pensione di invalidita’, mi spiegate come si fa a vivere con 295, euro al mese, i migranti prendono 45 euro al giorno, mai un aumento anche dell’indice istat niente di niente. la pensione di cittadinanza che andava ad integrare fino a 780 euro la possono fare solo chi ha compiuto una certa eta’ per gli invalidi piu’ giovani niente. si dovevano integrare tutti gli assegni al di sotto della soglia di poverta’ senza il limite di eta’, non parliamo poi dei furbi del reddito di cittadinanza, toglietelo a chi non spetta e con quelle risorse si adeguano gli assegni di invalidita’.

  4. Molto chiaro ed esaustivo
    E riguardo al blocco adeguamento alla speranza di vita ,a suo parere, sarà confermato sino al 31 dicembre 2026(circolare INPS 11/2019) o sara rimosso (come ho letto) e riproposto per gli anni 2021- 2023 – 2026?
    Grazie

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