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Stress da lavoro: quando diventa malattia e come ottenere l’invalidità

Daniele Bonaddio
stress da lavoro e invalidità

Stress da lavoro, malattia e invalidità. “Il lavoro mi sta portando all’esaurimento nervoso”: chi non ha mai pronunciato almeno una volta una frase del genere? Senso di angoscia, affaticamento continuo, mal di testa che non ti lascia tregua, accompagnate da forti pressioni di responsabilità sul posto di lavoro. A volte si pensa che sia soltanto un periodo passeggero e non si dà molto peso anche ai sintomi quali: sfoghi cutanei, tachicardia, gastrite, ecc. Ma la situazione, a volte, potrebbe degenerare e comportare una diagnosi medica. In questo caso lo stress per il troppo lavoro o le eccessive responsabilità e pressioni nella gestione degli incarichi rientra nella sindrome da “burnout”, il cosiddetto “esaurimento nerovoso”.

Sintomi, questi, che rendono l’attività lavorativa spesso impossibile, o comunque difficile da gestire. Ma allora di ci chiede: è possibile assentarsi dal lavoro per malattia in caso di stress da lavoro? In caso gravi è contemplata anche un’indennità di invalidità? Andiamo in ordine e vediamo tutto quello che c’è da sapere sul stress da lavoro.

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Stress da lavoro: cos’è e quando si realizza?

Lo stress da lavoro non è di per sé una patologia, e non è riconosciuta nelle tabelle d’invalidità dell’INPS. Tuttavia, se i disturbi del lavoratore esaurito sfociano in vere e proprie patologie, quali la depressione, spetta il riconoscimento di una determinata percentuale di invalidità.

La depressione è oggi considerata una patologia invalidante al pari di altre infermità fisiche. Le percentuali d’invalidità, in tal caso, variano da un minimo del 10% ad un massimo dell’80%, come di seguito indicato:

  • sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%;
  • sindrome depressiva endoreattiva media: 25%;
  • sindrome depressiva endoreattiva grave: dal 31 al 40%;
  • sindrome depressiva endogena lieve: 30%;
  • sindrome depressiva endogena media: dal 41 al 50%;
  • sindrome depressiva endogena grave: dal 71 all’ 80%;
  • nevrosi fobico ossessiva e/o ipocondriaca di media gravità: dal 21 al 30%;
  • nevrosi fobico ossessiva lieve: 15%;
  • nevrosi fobico ossessiva grave: dal 41 al 50%;
  • nevrosi ansiosa: 15%;
  • psicosi ossessiva: dal 71 all’ 80%.

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Stress da lavoro: come richiedere l’invalidità

In caso di richiesta d’invalidità per stress da lavoro, il richiedente può fare apposita domanda all’Inps, tramite servizi online, contact center o patronato. Dopo l’invio dell’istanza, il richiedente verrà contattato dall’Istituto Previdenziale e convocato dalla Commissione medica per la valutazione della gravita della patologia.

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Si ricorda, a tal proposito, che l’INPS riconosce l’indennità d’invalidità ordinaria esclusivamente se la riduzione della capacità lavorativa è superiore a 2/3, ossia al 67%. Inoltre è fondamentale che il richiedente abbia maturato almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 nell’ultimo quinquennio. Il calcolo dell’assegno rispecchia quello generalmente previsto dalla pensione, ossia retributivo prima del 31 dicembre 1995, e contributivo dall’1 gennaio 1996.

Se il richiedente non è in possesso dei requisiti contributivi, può comunque ottenere un’indennità, denominata assegno d’invalidità civile. In tal caso, l’importo della pensione mensile è di 285,66 euro, mentre il limite reddituale da non superare è di 4.906,72 euro.

Laddove la Commissione medica INPS non riconosca i 2/3 d’invalidità, ma la riduzione della capacità lavorativa risulta comunque superiore al 45%, si ha diritto al collocamento mirato, che consiste nell’accesso ai servizi di sostegno dedicati, e nell’iscrizione alle liste speciali, secondo quanto previsto dalla Legge 68/1999.

Stress da lavoro: è possibile chiedere la malattia

In considerazione della circostanza che il fenomeno da “burnout” dà luogo a patologie fisiche, il medico curante – laddove verifichi che esistano le condizioni – può decidere di far stare a casa il lavoratore per non subire ulteriore stress. A livello burocratico, gli adempimenti vengono gestiti come se fosse un normale giorno di malattia.

Quindi:

  • il medico redige il certificato medico e lo invio telematicamente all’INPS;
  • il lavoratore deve preavvertire il datore di lavoro dell’assenza e comunicare per sicurezza il numero di protocollo del certificato.

Stress da lavoro e malattia: obblighi da rispettare

È chiaro che il lavoratore è soggetto agli orari di reperibilità previsti dalla legge, sia per il settore privato che pubblico. Più nello specifico:

  • per i dipendenti del settore pubblico, gli orari della vista fiscale vanno dalle ore 9:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00;
  • per i dipendenti del settore privato, invece, la visita fiscale può avvenire dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e dalle ore 17:00 alle ore 19:00.

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Le fasce orarie sono valide tutti i giorni, tant’è che esse possono avvenire anche in giorni non lavorativi e festivi.

Al riguardo, però, è importante richiamare una sentenza della Corte di Cassazione (n. 21621/2010) che afferma la non sanzionabilità del lavoratore affetto da esaurimento e depressione, se lo stesso si reca all’esterno ad effettuare attività all’aperto, anche ludiche, durante il periodo di malattia. Ciò in relazione proprio al fatto che la depressione, a differenza delle ordinarie patologie, non trovano giovamento nella permanenza in luoghi chiusi. Pertanto, non è meritevole di sanzione il lavoratore assente per patologie psichiche che effettua attività di svago.

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