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Rottamazione estesa a tasse locali: le novità nel Decreto crescita

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Rottamazione estesa anche alle multe e tasse locali: è questa una importante novità (già annunciata) messa nero su bianco nel Decreto crescita approvato, pubblicato in Gazzetta ufficiale, ed entrato in vigore lo scorso 1° maggio 2019. In pratica, anche i Comuni, le Regioni e gli enti territoriali possono decidere di agevolare i propri cittadini contribuenti, con debiti, anche tributari, nei loro confronti. Definizione agevolata anche per gli enti territoriali, quindi.

È l’articolo 15 dal titolo “Estensione della definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali” a stabilirlo, aprendo così la possibilità, agli enti che volessero farlo, di emanare appositi provvedimenti a favore dei contribuenti debitori, offrendo loro la possibilità di sanare vecchi debiti (anche tributari) evitando le sanzioni e gli interessi.

Vediamo in dettaglio cosa significa estensione della Rottamazione alle tasse locali, a chi è destinata la misura e cosa cambia per il cittadino.

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Rottamazione estesa a tasse locali: cosa prevede il Decreto crescita

È il Decreto crescita (entrato in vigore il 1° maggio 2019) ad aprirsi a Comuni, Regioni, Città metropolitane (e in generale agli enti locali e regionali) per questo riguarda la possibilità di emanare di introdurre la rottamazione delle proprie entrate, anche tributarie, non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale.

Lo fa con l’articolo 15 (Estensione della definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali). In particolare viene previsto che:

“Con riferimento alle entrate, anche tributarie, delle regioni, delle province, delle città metropolitane e dei comuni, non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale ai sensi del testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato, notificati, negli anni dal 2000 al 2017, dagli enti stessi e dai concessionari della riscossione, i predetti enti territoriali possono stabilire, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con le forme  previste  dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti  destinati a disciplinare le entrate stesse, l’esclusione delle sanzioni  relative alle predette entrate. Gli enti territoriali, entro 30 giorni, danno notizia dell’adozione dell’atto di cui al primo periodo mediante pubblicazione nel proprio sito internet istituzionale”.

In breve: Comuni, Regioni, Province, Città metropolitane possono disporre la rottamazione delle proprie entrate (anche tributarie) non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale, per cartelle notificate dal 2000 al 2017.

Se decidono di farlo, devono rispettare il termine dei 60 giorni dall’entrata in vigore del Decreto crescita. E devono darne comunicazione entro 30 giorni sul proprio sito.

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Rottamazione estesa a tasse locali: come funziona

Con la possibilità di emanare questo provvedimento gli Enti devono stabilire quanto segue:

  • il numero di rate e la relativa scadenza, che non può superare il 30 settembre 2021;
  • le modalità con cui il debitore manifesta la sua volontà di avvalersi della definizione agevolata. In pratica come il cittadino può fare domanda di rottamazione;
  • i termini per la presentazione dell’istanza in cui il debitore indica il numero di rate con il quale intende effettuare il pagamento, nonché la pendenza di giudizi aventi a oggetto i debiti cui si riferisce l’istanza stessa, assumendo l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi;
  • il termine entro il quale l’ente territoriale o il concessionario della riscossione trasmette ai debitori la comunicazione nella quale sono indicati l’ammontare complessivo delle somme dovute per la definizione agevolata, quello delle singole rate e la scadenza delle stesse.
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Rottamazione estesa alle tasse locali: il pagamento delle somme

In caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata o di una delle rate in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme, la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini di prescrizione e di decadenza per il recupero delle somme oggetto dell’istanza. In questo caso, i versamenti effettuati sono acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto.

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Rottamazione estesa agli enti locali: cosa cambia per i cittadini

Per i cittadini le conseguenze sono importanti. Qualora la Regione, il Comune o la città metropolitana in cui risiedono decidesse di disporre il piano di rottamazione alle proprie entrate, questi potrebbero beneficiare della sanatoria delle cartelle accumulate tra il 2000 e il 2017. In questo modo pagherebbero in maniera dilazionata e senza versare sanzioni. È quindi bene informarsi e, nel caso, tenere d’occhio il regolamento che sarà pubblicato dalla propria Regione o dal proprio Comune di residenza.

Chiunque quindi abbia pendenze, non solo tributarie, anche debiti derivanti da ingiunzioni notificate tra il 2000 e il 2017, inclusi:

  • Imu,
  • Tasi,
  • Tari,
  • Multe
  • bollo auto
  • e in generale tutti i tributi di competenza degli enti territoriali

probabilmente potrà ricorrere (in base alla propria Regione o Comune di appartenenza) alla rottamazione.

Ai contribuenti sarà offerta la possibilità di pagare i debiti maturati con lo stralcio di sanzioni ed interessi, così come previsto per la rottamazione ter delle cartelle.

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