Home Economia Tecnologia Economia 4.0: competitività e data economy

Economia 4.0: competitività e data economy

Per riuscire a restare competitive su mercati globali e in un mondo sempre più digitale, le aziende si stanno trasformando e innovando attraverso l’adozione di tecnologie che consentano di avviare processi produttivi con nuovi servizi e di innalzare il livello di digitalizzazione. E’ necessario, pertanto, accompagnare queste imprese verso la rivoluzione della data economy, ovvero verso un utilizzo pervasivo di tecnologie come l’Internet of Things, stampa 3D, additive manufacturing, robotica avanzata e machine learning, tutte tecnologie applicabili ai processi manifatturieri e alla portata anche delle Pmi.

Di fronte alla crescente importanza dell’informazione digitale (ICT), diventa sempre più complessa l’analisi e la gestione dell’enorme mole di dati che si creano e i Big Data rappresentano una straordinaria occasione di sviluppo. Sono in forte crescita, infatti, soluzioni di big data management, che permettono di trasformare, attraverso piattaforme basate su intelligenza artificiale e machine learning, questi dati grezzi in Smart Data ovvero in informazioni utili a supporto di una strategia e uno sviluppo rapido del business.

Leggi anche “Economia 4.0: big data e nuove opportunità di lavoro”

COMPETITIVITA’: INDICI MONDIALI DI COMPETITIVITA’ E DATA ECONOMY

La crescente importanza del settore dei dati e dell’informazione digitale nonché le opportunità conseguenti all’utilizzo di Big Data possono produrre un importante vantaggio competitivo se connaturato ad una attività di gestione e analisi dei dati. Uno scenario che comporta una crescente esigenza di nuove competenze e figure manageriali, capaci di utilizzare le nuove tecnologie e in grado di migliorare il livello di competitività delle imprese nell’era digitale.

Attualmente in termini di competitività e di sviluppo digitale, secondo i principali indici elaborati sul piano internazionale e che monitorano gli aspetti legati alla nuova economia, l’Italia non riesce ancora a collocarsi nelle prime posizioni, infatti risulta:

  • 16-esima su 144 Paesi nel nuovo indice Global Attractiveness Index 2018, che valuta il grado di attrattività di un paese sulla base di: apertura, innovazione, dotazione ed efficienza.
  • 28-esima su 49 Paesi nel Global Manufacturing Competitiveness Index 2016, survey condotta da Deloitte e U.S. Council on Competitiveness, sul legame tra alti livelli di competitività e grado di innovazione nel settore manifatturiero globale.
  • 31-esima su 128 Paesi nel Global Innovation Index 2018, pubblicato da WIPO, che analizza i molti aspetti legati all’innovazione in entrata e in uscita a livello internazionale. Il rapporto classifica le economie mondiali sulla base di capacità e risultati nell’innovazione, analizzandone punti di forza e di debolezza.
  • 43-esima su 137 Paesi nel Global Competitiveness Index 2017-2018, che misura annualmente la competitività e la crescita economica basata sul potenziale innovativo e sul grado di apertura al commercio internazionale di beni e servizi.
  • 45-esima su 139 Paesi nel Networked Readiness Index 2016 del Global Information Technology Report, che classifica le economie sulla base delle opportunità offerte da Information and Communications Technologies.
  • 51-esima su 189 Paesi nella classifica del rapporto Doing Business 2018, che analizza la disciplina normativa e fiscale applicata alle imprese durante il loro intero ciclo di vita.

In termini di sviluppo digitale nel rapporto OCSE “Digital Economy Outlook 2017” emerge un quadro italiano dove gli investimenti e la diffusione delle tecnologie digitali risultano ancora fortemente limitati. Infatti naviga in rete meno del 69% della popolazione, contro la media Ocse dell’84%, un italiano su tre si è avvalso del web per fare acquisti online contro la media Ocse del 52%, un italiano su 4 si avvale dell’eGov contro l’88% dei danesi e il 66% dei francesi, e le imprese italiane:

  • dedicano alla spesa in ricerca e sviluppo solo lo 0,76% del Pil, contro il 2% delle concorrenti tedesche.
  • dedicano solamente il 14% della spesa totale alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict), contro il 75% della Cina e il 35% degli Usa.
  • il 71% nel 2016 aveva un sito web (il 69% nel caso delle piccole aziende) contro la media Ocse del 77%.

La capacità di investire nelle nuove tecnologie e nel capitale umano specializzato rappresenta la differenza in termini di competitività e le misure messe in atto per sostenere tali investimenti possono avere un effetto espansivo superiore a quello previsto.

COMPETITIVITA’: DINAMICA DEL SETTORE DEI BIG DATA E PREVISIONI SUL DATA MARKET

L’economia europea dal 2008 al 2017, come approfondito nel libro “Governare l’Economia 4.0”, si caratterizza in generale per una crescita in valore aggiunto ma accompagnata da una flessione nell’occupazione, in particolare in alcuni comparti tradizionali del settore manifatturiero, mentre in altri comparti di attività economica avanzata come i servizi IT e informatica, con prevalenza di addetti altamente qualificati, per una crescita sia in valore aggiunto che nell’occupazione.

Una conferma di questa particolare tendenza, che vede sia un aumento dell’occupazione che un incremento della produttività, si osserva nel settore dei Big Data ovvero il settore (cod. Nace J62-63) Produzione di software, informatica e attività connesse, altri servizi d’informazione e informatici, grazie allo sviluppo nell’ultimo decennio di nuove Pmi e startup innovative.

Dall’analisi dei dati sul numero di imprese, sugli occupati e sul valore aggiunto per occupato del settore si rileva nell’UE28, che conta nel 2017 circa 800 mila imprese,  un incremento occupazionale tra il 2008 e il 2017 pari al 23,6%, e una crescita della produttività del 16,8%. In Germania dove sono presenti circa 83 mila imprese del settore, si registra un incremento di occupati più marcato pari al 33,3%, e in termini di produttività del 20,7%.

L’Italia, conta circa 79 mila imprese, presenta un aumento occupazionale pari allo 0,7% e della produttività del 9,7%. In Francia, che ha circa 95 mila imprese nel settore, si registrano incrementi dell’occupazione del 12,9% e di produttività del 14,6%. La Spagna con 33 mila imprese registra un aumento degli occupati del l’11,5% e di produttività del 4,9%. Per quanto riguarda il Regno Unito, che conta circa 148 mila imprese, l’occupazione cresce del 13,7% e la produttività del 33,4% (dati disponibili su BlogDataOfficer)

Fig.1 Andamento  2008-2017 degli occupati e del valore aggiunto per occupato nel settore J62-63: Produzione di software, informatica e attività connesse; altri servizi d’informazione e informatici

Fonte: elaborazioni su dati Commissione Europea (Eurostat SBS database e DW Econ estimations)

La Commissione europea ha pubblicato nei primi mesi del 2017 i risultati finali di uno studio europeo sull’economia dei dati, The European Data Market Study, in cui vengono analizzati i significativi dati di stima dell’economia digitale per il 2020. Emerge che in Europa:

  • gli occupati nei settori relativi ai dati nel 2016 sono 6.160.000 di persone, e in uno scenario di forte crescita il numero di lavoratori dei dati in Europa si stima aumenterà fino a 10.430.000 entro il 2020, con un tasso di crescita medio annuo del 14,1%.
  • le aziende UE dell’industria dei dati nel 2016 sono circa di 255.000. Secondo lo scenario più ottimista, questa cifra salirà a 359.050 entro il 2020, con un tasso di crescita annuo del 8,9%.

Nel seguente volume il tema è trattato in maniera approfondita: 

Governare l’economia 4.0

Governare l’economia 4.0

Carapellotti Fabrizio, 2017, Maggioli Editore

Negli ultimi dieci anni, dalla nascita dello smartphone alla robotica, l’economia post-fordista ha subito un profondo mutamento e sta ora attraversando un processo irreversibile di trasformazione digitale chiamato Quarta rivoluzione industriale o Economia 4.0. I fattori che...



COMPETITIVITA’: NUOVI RUOLI DI DATA GOVERNANCE E DIGITAL DATA OFFICER

La digitalizzazione crea la necessità ancor maggiore di una strategia integrata di gestione delle informazioni (data governance), man mano che si cercano di sfruttare le opportunità digitali rappresentate dai big data. Molte aziende iniziano a comprendere il significato della cosiddetta data science, che è diventata di primaria importanza per il business.

Ciò richiede un investimento sulle persone che realmente alimenteranno e gestiranno questi dati con una vision come il Data Scientist, nuova figura professionale interdisciplinare che ha il compito di estrarre informazioni dai dati con competenze informatiche, matematico-statistiche e di business, e nuovi ruoli di data governance come il Chief Data Officer e il Chief Digital Officer o addirittura fusi insieme nella figura del Digital Data Officer, come vedremo in seguito. Per tale ragione sono sempre più le organizzazioni che stanno introducendo queste nuove figure e nuovi ruoli di governance, capaci di elaborare strategie e analisi predittive avvalendosi delle tecnologie Analytics e degli strumenti di BI. In particolare:

  • Il Chief Data Officer possiede un insieme di competenze tecniche, di business e soft skills, è tipicamente un membro dell’executive management team e si occupa principalmente della gestione delle funzioni aziendali correlate alla valorizzazione dei dati come asset strategico aziendale, attraverso la guida di un team multi- funzionale.
  • Il Chief Digital Officer si occupa di gestire la transizione digitale, i conseguenti processi di riorganizzazione e di ogni altra norma in materia di digitalizzazione ed innovazione nelle imprese e anche nella pubblica amministrazione secondo quanto previsto dal CAD, finalizzata alla realizzazione di un’amministrazione digitale e aperta, di servizi facilmente utilizzabili e di qualità, attraverso una maggiore efficienza ed economicità. Affiancandosi al Direttore Marketing e Relazioni Esterne (Chief Marketing Officer), o al Chief Information Officer (CIO) impegnato nel facilitare e gestire la reingegnerizzazione dei processi digitali, delinea anche una efficace strategia digitale a supporto del brand, innovando l’esistente.

Fig.2 La sovrapposizione dei nuovi ruoli government nell’economia digitale

Fonte: Gartner

La nuova figura manageriale che si sta delineando è quella del Digital Data Officer. Un ruolo chiave in grado di accelerare il processo di digitalizzazione e di governare il modello di open innovation, attraverso il ricorso a nuovi meccanismi economici e organizzativi, che puntano sia su startup che fungono da acceleratori di crescita nel sistema imprese, che sulla PA sempre più efficiente ridisegnata su prodotti e processi.

L’attività del Digital Data Officer si svolge in relazione con i principali attori digitali del team per sviluppare e mantenere una conoscenza all’avanguardia sull’utilizzo e l’elaborazione dei dati, creare e animare una comunità di dati trasversali, in rapporto con la mission e sviluppare il rapporto con l’ecosistema dati esterno.

Per saperne di più sull’argomento, LeggiOggi consiglia il seguente volume:

Governare l’economia 4.0

Governare l’economia 4.0

Carapellotti Fabrizio, 2017, Maggioli Editore

Negli ultimi dieci anni, dalla nascita dello smartphone alla robotica, l’economia post-fordista ha subito un profondo mutamento e sta ora attraversando un processo irreversibile di trasformazione digitale chiamato Quarta rivoluzione industriale o Economia 4.0. I fattori che...



© RIPRODUZIONE RISERVATA


SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome