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Prestiti senza busta paga: chi può averli e come funzionano

prestiti senza busta paga

Ti serve liquidità ma non sei lavoratore dipendente? Devi finanziare delle spese e sei disoccupato? Sappi che in Italia c’è la possibilità di ottenere prestiti senza presentare la busta paga. Una pratica che ha cominciato a diffondersi negli anni della crisi economica con l’aumentare del numero dei senza lavoro che avevano comunque la necessità di finanziare spese personali.

Due premesse:

  • pur in assenza di busta paga, i prestiti in questione non vengono concessi in assenza di garanzie sulla restituzione del credito erogato;
  • gli importi concessi generalmente non superano i 5-10 mila euro e scontano tassi di interesse elevati.

Vediamo nello specifico come funziona questo tipo di prestito.

Prestiti senza busta paga: chi può averli

I destinatari dei prestiti senza busta paga sono naturalmente soggetti che non possono far valere un regolare cedolino paga a riprova del compenso da lavoro dipendente percepito. Vi rientrano:

  • Disoccupati;
  • Lavoratori autonomi;
  • Lavoratori irregolari (in nero);
  • Disoccupati;
  • I cosiddetti “Neet” (giovani non studiano e non lavorano);
  • Studenti;
  • Imprenditori in fase di start-up.

Prestiti senza busta paga: chi li eroga

Come accade per i prestiti ordinari, anche quelli senza busta paga vengono erogati da banche e finanziarie. Per evitare truffe è buona norma informarsi sulla serietà del soggetto erogante, attraverso i normali canali di comunicazione: passaparola, internet, quotidiani, telefonate alla sede centrale o alle filiali.

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Prestiti senza busta paga: garanzie richieste

Per ottenere un prestito senza busta paga è necessario presentare comunque delle garanzie. La più utilizzata è la firma di un garante che fornisca prova (ad esempio il cedolino paga) di avere fonti di reddito in grado di far fronte al debito residuo.

Un altro modo può essere quello di avere documenti a riprova dell’incasso di somme diverse dallo stipendio. Ne sono un esempio le ricevute bancarie relative all’accredito dell’affitto di un immobile di proprietà, residenziale o commerciale.

Allo stregua di quanto accade per i mutui, anche per i prestiti senza busta paga si può ricorrere all’ipoteca su uno stabile di proprietà, sebbene sia una strada difficilmente percorribile. La ragione? L’importo del credito sarebbe di molto inferiore rispetto al valore dell’immobile pertanto risulterebbe complesso eseguire un’ipoteca parziale.

Facciamo un esempio:

  • Valore dell’immobile 100 mila euro;
  • Credito erogato 5 mila euro.

La banca dovrebbe dar corso ad un’ipoteca parziale per rivalersi dei 5 mila euro non rimborsati dal debitore.

Di gran lunga più agevole sarebbe dare in pegno beni mobili di valore, come gioielli, quadri e libri.

Per i lavoratori autonomi invece è sufficiente presentare il Modello Unico, meglio ancora se relativo a più anni così da dimostrare di aver avuto entrate regolari nei periodi d’imposta precedenti la richiesta del prestito.

Infine, una soluzione estrema per chi non ha alcuna garanzia potrebbe essere il prestito cambializzato, nell’ambito del quale il mancato pagamento anche di una sola mensilità comporta il pignoramento dei beni del debitore senza dover attendere un decreto ingiuntivo.

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Prestiti senza busta paga per start-up

Esistono forme di prestito senza garanzie (eventualmente a fondo perduto) come i contributi destinati alle start-up e promossi da enti statali e territoriali ovvero dalle Camere di commercio che possono ad esempio coprire i costi di avviamento di un’attività imprenditoriale, come le spese notarili.

Prestiti senza busta paga per studenti

Per gli studenti universitari (anche coloro che frequentano master post-laurea) le banche hanno pensato a prestiti d’onore in convenzione con gli atenei, che vengono erogati senza alcuna garanzia ma unicamente in base a criteri di valutazione scolastica (come ad esempio la media degli esami universitari o i crediti maturati).

Generalmente nei prestiti d’onore la banca garantisce una linea di credito allo studente, nel rispetto di un tetto massimo e nell’arco di un periodo di tempo variabile a seconda della durata del corso di laurea. Una volta terminato il suddetto periodo le somme utilizzate dovranno essere rimborsate (eventualmente prevedendo anche un periodo di pre-ammortamento).

Ipotizziamo una linea di credito pari a 20 mila euro a copertura delle spese sostenute dallo studente nell’arco di due anni (2018 e 2019). L’interessato spende 15 mila euro che si trasformano in prestito e dovranno essere rimborsati a decorrere dal periodo di spesa (dal 2020 in poi).

La banca prevede anche un periodo di pre-ammortamento della durata di un anno. In questo caso lo studente comincerà a rimborsare il debito dal 2021.

Prestiti senza busta paga: quali interessi

Dal momento che i prestiti senza busta paga vengono generalmente erogati a coloro che non presentano entrate regolari, le banche tendono ad applicare interessi elevati, in considerazione del fatto che, rispetto ai prestiti tradizionali, è maggiore la probabilità che il debitore non sia in grado di rimborsare il finanziamento.

Ad ogni modo è bene, prima di sottoscrivere il prestito, controllare se i tassi applicati superano il tasso d’usura calcolato dalla Banca d’Italia per conto del Ministro dell’Economia e delle Finanze. In particolare, il Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM), preso a riferimento per il tasso d’usura, è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e sui portali Bankitalia e Ministero dell’Economia.

Prestiti senza busta paga: importi

Come anticipato, i prestiti senza busta paga hanno importi esigui, generalmente non superiori ai 5-10 mila euro, dal momento che banche e finanziarie non sono intenzionate a rischiare somme ingenti senza adeguate garanzie.

Nella scelta del finanziamento, oltre all’importo si dovranno considerare:

  • TAN (Tasso Annuo Nominale), cioè il tasso d’interesse;
  • TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), la percentuale dei costi complessivi del finanziamento, compresa la polizza assicurativa obbligatoria;
  • Eventuali polizze assicurative (facoltative).

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