Il pagamento dell’assegno di mantenimento può essere evitato o revocato in presenza di situazioni specifiche.

Pensi di rischiare di poter versare l’assegno di mantenimento al tuo coniuge o sei stato già condannato a farlo e la cifra pesa molto sul tuo portafoglio? Sappi che ci sono determinate condizioni che potrebbero evitare o revocare il pagamento:

  • addebito della separazione all’altro;
  • reddito, capacità lavorativa, capacità di spesa del coniuge beneficiario;
  • nuova convivenza e/o nuove nozze del coniuge beneficiario;
  • rinuncia all’assegno da parte del beneficiario.

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Assegno di mantenimento: revisione per nuove condizioni economiche 

Se sei obbligato a versare l’assegno di mantenimento anche a favore dei tuoi figli, sappi che puoi, ugualmente, chiedere la revoca o la revisione in presenza di nuove condizioni economiche

In assenza di modifiche della tua situazione finanziaria è inutile chiedere la revisione o la cessazione dell’obbligo. Se invece sei obbligato a versare ai tuoi figli e/o al tuo coniuge un assegno di mantenimento e perdi il lavoro o vai in cassa integrazione, puoi rivolgerti al tribunale e chiedere la revisione della cifra o la cessazione dell’obbligo di versamento. Un altro esempio servirà a semplificare l’argomento. Se sei obbligato a versare una certa somma per il mantenimento dei tuoi figli, che ad un certo punto si trasferiscono con l’altro genitore, previo accordo, in un’altra città, puoi chiedere la revisione o la cessazione dell’assegno. Questo perché, in tale circostanza, tu saresti costretto a sobbarcarti delle frequenti spese di viaggio per poterli incontrare. Queste spese non previste e non volute andrebbero ad assottigliare le tue possibilità finanziarie. Quindi, anche cambiamenti di tipo familiare o logistico possono creare le condizioni per rivedere l’ammontare del contributo economico. Vediamo nel dettaglio le circostanze che possono eliminare il pagamento dell’assegno di mantenimento.

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Assegno di mantenimento: addebito della separazione all’altro coniuge

Devi sapere che la Legge [1] prevede l’attribuzione della colpa della fine dell’unione al coniuge che non ha rispettato i doveri matrimoniali (violazione della privacy del coniuge, dell’obbligo di fedeltà, di coabitazione, di assistenza, collaborazione ecc). L’effetto più importante di tale attribuzione di colpa è la perdita del diritto all’assegno di mantenimento, oltre alla perdita del diritto ad ereditare i beni del coniuge (se non sei ancora divorziato). Se il tuo consorte ti ha reso la vita un inferno perché malato di gelosia, per cui ha fatto installare, a tua insaputa, telecamere in casa e/o microcip sul tuo telefono, puoi chiedere l’addebito della responsabilità nei suoi confronti in sede di separazione. Così pure se ha dilapidato il patrimonio familiare o se non ti ha assistito nella malattia o se si è disinteressato delle necessità della famiglia e così via. Anche il tradimento può essere causa di addebito della separazione in quanto violazione del dovere di fedeltà ,ma, nel corso del tempo, la giurisprudenza ha ammorbidito la questione. Oggi, infatti, si è giunti alla conclusione che il tradimento rappresenta la fine di un rapporto che non andava più bene. Non più, quindi, la causa della rovina della famiglia, ma il punto d’arrivo di un rapporto già finito. Pertanto, se il coniuge ti ha tradito e desideri fargliela pagare, non pensare che il lavoro dell’investigatore privato da te incaricato (dossier sulle frequentazioni private del tuo coniuge), possa essere sufficiente per l’attribuzione della colpa. Tradire non comporta più riconoscimento della colpa, ma tale atto deve essere inserito nel contesto familiare in cui  è maturato. Semplifichiamo: se hai usato più volte violenza fisica o morale al tuo partner e lui o lei ad un certo punto ha instaurato una relazione con altra persona, non sempre è passibile di colpa. Questo perché, in tali circostanze, l’aver intrapreso una relazione appagante con un terzo rappresenta la probabile via di fuga da una rapporto matrimoniale insoddisfacente. Attenzione quindi! La paletta della colpa non funziona sempre.

Assegno di mantenimento: revoca se la situazione del coniuge migliora

Di solito, se il giudice ha stabilito che tu debba versare un contributo di mantenimento per il tuo coniuge è perché tu hai una situazione economica migliore. Infatti, la condizione necessaria per il riconoscimento del contributo è la disparità economica tra i consorti, per cui si attribuisce al coniuge più “povero” il diritto di ricevere un assegno di mantenimento dall’altro. Se in sede di separazione o divorzio il tribunale ti condanna al pagamento del mantenimento, sappi che puoi chiederne la revoca se la situazione economica del tuo coniuge migliora. Tale miglioramento può derivare dall’aumento di stipendio del tuo coniuge, da una donazione di immobili o di somme in suo favore, da lasciti ereditari, da una vincita consistente. Come fare per chiedere la revisione o la revoca in questi casi? Puoi decidere da solo di non pagarlo più? Ebbene, devi sapere che non puoi assolutamente prendere tale iniziativa da solo ma la Legge ti offre due strade:

  • procedura dinanzi al giudice;
  • negoziazione assistita.

Puoi promuovere la procedura dinanzi al giudice quando ci sono giustificati motivi sopravvenuti rispetto al precedente provvedimento e non hai trovato un accordo con il tuo coniuge. Hai sempre bisogno dell’aiuto di un tuo legale di fiducia. L’avvocato dovrà preparare un atto da presentare al giudice competente con la richiesta di revoca o di revisione del contributo di mantenimento. In esso si spiegheranno le motivazioni che giustificano l’iniziativa. A questo punto il giudice vaglierà la tua richiesta anche alla luce di quanto replicato dal tuo coniuge. Se, invece, hai trovato un accordo con il tuo consorte (anche senza giustificati motivi), puoi revocare o ridurre l’assegno tramite il procedimento di negoziazione assistita. Tale percorso è sicuramente più veloce e semplice; si tratta di preparare, con l’ausilio di un legale, una richiesta congiunta, ossia, voluta e firmata da entrambi i coniugi, per la modifica delle condizioni economiche. Tale atto è trasmesso dall’avvocato al Tribunale competente per la ratifica. E’ necessario che tu sappia, anche, che, nei redditi del coniuge che riceve il mantenimento, vanno conteggiati non solo i suoi  redditi o quelli direttamente riferibili a lui (immobili, auto, barche ecc), ma anche  la valutazione di quanto spende. Non sono, invece, considerati redditi, gli aiuti da parte dei familiari (regali, donazioni).

Assegno di mantenimento: nuova convivenza e/o nuove nozze del coniuge beneficiario

Se il tuo coniuge si risposa o instaura una convivenza stabile con un nuovo compagno, puoi chiedere la revisione del contributo economico versato in favore dell’ex partner, puntando alla sua eliminazione. Attenzione! Questo non vale per il mantenimento in favore dei figli, verso cui dovrai continuare a rispettare i tuoi obblighi economici. Per non pagare il mantenimento al tuo coniuge è necessario però che la sua convivenza abbia i caratteri della stabilità, continuità e regolarità. Per essere più chiari, si deve trattare di una vera e propria famiglia (anche solo “di fatto”), dove il nuovo partner apporta il suo contributo economico. Relazioni di passaggio od anche a distanza e quindi prive del carattere della convivenza quotidiana non incidono sulla situazione economica. Pertanto non puoi utilizzarle per ottenere la soppressione del mantenimento. Di certo, puoi chiedere una revisione se le tue condizioni finanziarie mutano (peggiorando), non solo per la perdita del posto di lavoro o la vendita di immobili di tua proprietà, ma anche nel caso in cui ti rifai una famiglia generando nuova prole. Devi sapere che in tali casi puoi rivolgerti al tribunale con l’ausilio, sempre, di un legale per chiedere la riduzione del mantenimento, essendo cambiate le tue condizioni.

Rinuncia all’assegno da parte del beneficiario

Questo è il caso che vorresti si verificasse nella tua situazione! Si realizza quando il coniuge che ha diritto al mantenimento, rinuncia all’assegno. Lo fa  formulando una dichiarazione attestante la propria indipendenza economica e la volontà di non pretendere il versamento di alcuna somma a titolo di mantenimento. Attenzione! Tale rinuncia non condiziona il futuro. In parole semplici se il tuo coniuge oggi rinuncia al mantenimento, perché gode di redditi propri sufficienti, non è escluso che te lo possa richiedere in seguito. Questo, può accadere a causa di un peggioramento della sua situazione finanziaria (perdita del lavoro, perdita di un immobile a causa di debiti non pagati e così via). Inoltre, la rinuncia che il tuo coniuge esprime in sede di separazione, non comporta l’automatica perdita del diritto all’assegno di divorzio. Infatti, nel giudizio di divorzio, il giudice rivaluterà la situazione che, nel frattempo, potrebbe cambiare. Sappi, comunque, che anche l’assegno divorzile può essere oggetto di rinuncia. Tuttavia, se sopraggiunge uno stato di bisogno del coniuge che vi ha rinunciato, sarà possibile revisionare tale decisione presa in tribunale. Riassumendo: per non pagare il mantenimento al tuo coniuge è necessario che si verifichi almeno uno dei casi seguenti:

  • devi avere una situazione economica peggiore o uguale rispetto a quella dell’altro. In sostanza significa che tu non devi avere redditi derivanti da lavoro, da proprietà immobiliari, azionarie o attività imprenditoriali maggiori del tuo coniuge;
  • l’addebito della separazione deve essere attribuito al tuo coniuge;
  • l’esistenza di una convivenza stabile, regolare e continuativa del tuo ex coniuge una terza persona;
  • rinuncia al mantenimento da parte del tuo coniuge.

Ricorda però che, sia l’attribuzione che la revoca dell’assegno di mantenimento sono provvedimenti che possono essere soggetti a revisione o annullamento a causa della mutevolezza delle situazioni umane. Questa caratteristica è dovuta al fatto che nel tempo ci possono essere una serie di variazioni nella situazione economica e patrimoniale dell’ex coniuge titolare del mantenimento, ma anche dell’ex coniuge obbligato a versarlo [2]. Un consiglio: non alterare in modo illecito la tua condizione economica per non pagare l’assegno di mantenimento. Ricorda che la Legge deve essere rispettata, anche quando sembra lontana dalle tue necessità.

[1] art 151, 2 comma codice civile;

[2] Cass. Civile n. 5378 11/03/2006

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