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Assegno di mantenimento: come fare per non pagarlo

Quando chiedere la revisione o la revoca

Francesca Dammacco

Il pagamento dell’assegno di mantenimento può essere evitato o revocato in presenza di situazioni specifiche.

Pensi di rischiare di poter versare l’assegno di mantenimento al tuo coniuge o sei stato già condannato a farlo e la cifra pesa molto sul tuo portafoglio? Sappi che ci sono determinate condizioni che potrebbero evitare o revocare il pagamento:

  • addebito della separazione all’altro;
  • reddito, capacità lavorativa, capacità di spesa del coniuge beneficiario;
  • nuova convivenza e/o nuove nozze del coniuge beneficiario;
  • rinuncia all’assegno da parte del beneficiario.

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Assegno di mantenimento: revisione per nuove condizioni economiche 

Se sei obbligato a versare l’assegno di mantenimento anche a favore dei tuoi figli, sappi che puoi, ugualmente, chiedere la revoca o la revisione in presenza di nuove condizioni economiche

In assenza di modifiche della tua situazione finanziaria è inutile chiedere la revisione o la cessazione dell’obbligo. Se invece sei obbligato a versare ai tuoi figli e/o al tuo coniuge un assegno di mantenimento e perdi il lavoro o vai in cassa integrazione, puoi rivolgerti al tribunale e chiedere la revisione della cifra o la cessazione dell’obbligo di versamento. Un altro esempio servirà a semplificare l’argomento. Se sei obbligato a versare una certa somma per il mantenimento dei tuoi figli, che ad un certo punto si trasferiscono con l’altro genitore, previo accordo, in un’altra città, puoi chiedere la revisione o la cessazione dell’assegno. Questo perché, in tale circostanza, tu saresti costretto a sobbarcarti delle frequenti spese di viaggio per poterli incontrare. Queste spese non previste e non volute andrebbero ad assottigliare le tue possibilità finanziarie. Quindi, anche cambiamenti di tipo familiare o logistico possono creare le condizioni per rivedere l’ammontare del contributo economico. Vediamo nel dettaglio le circostanze che possono eliminare il pagamento dell’assegno di mantenimento.

Leggi anche “Assegno di mantenimento: l’importo può essere deciso dai genitori?”

Assegno di mantenimento: addebito della separazione all’altro coniuge

Devi sapere che la Legge [1] prevede l’attribuzione della colpa della fine dell’unione al coniuge che non ha rispettato i doveri matrimoniali (violazione della privacy del coniuge, dell’obbligo di fedeltà, di coabitazione, di assistenza, collaborazione ecc). L’effetto più importante di tale attribuzione di colpa è la perdita del diritto all’assegno di mantenimento, oltre alla perdita del diritto ad ereditare i beni del coniuge (se non sei ancora divorziato). Se il tuo consorte ti ha reso la vita un inferno perché malato di gelosia, per cui ha fatto installare, a tua insaputa, telecamere in casa e/o microcip sul tuo telefono, puoi chiedere l’addebito della responsabilità nei suoi confronti in sede di separazione. Così pure se ha dilapidato il patrimonio familiare o se non ti ha assistito nella malattia o se si è disinteressato delle necessità della famiglia e così via. Anche il tradimento può essere causa di addebito della separazione in quanto violazione del dovere di fedeltà ,ma, nel corso del tempo, la giurisprudenza ha ammorbidito la questione. Oggi, infatti, si è giunti alla conclusione che il tradimento rappresenta la fine di un rapporto che non andava più bene. Non più, quindi, la causa della rovina della famiglia, ma il punto d’arrivo di un rapporto già finito. Pertanto, se il coniuge ti ha tradito e desideri fargliela pagare, non pensare che il lavoro dell’investigatore privato da te incaricato (dossier sulle frequentazioni private del tuo coniuge), possa essere sufficiente per l’attribuzione della colpa. Tradire non comporta più riconoscimento della colpa, ma tale atto deve essere inserito nel contesto familiare in cui  è maturato. Semplifichiamo: se hai usato più volte violenza fisica o morale al tuo partner e lui o lei ad un certo punto ha instaurato una relazione con altra persona, non sempre è passibile di colpa. Questo perché, in tali circostanze, l’aver intrapreso una relazione appagante con un terzo rappresenta la probabile via di fuga da una rapporto matrimoniale insoddisfacente. Attenzione quindi! La paletta della colpa non funziona sempre.

Assegno di mantenimento: revoca se la situazione del coniuge migliora

Di solito, se il giudice ha stabilito che tu debba versare un contributo di mantenimento per il tuo coniuge è perché tu hai una situazione economica migliore. Infatti, la condizione necessaria per il riconoscimento del contributo è la disparità economica tra i consorti, per cui si attribuisce al coniuge più “povero” il diritto di ricevere un assegno di mantenimento dall’altro. Se in sede di separazione o divorzio il tribunale ti condanna al pagamento del mantenimento, sappi che puoi chiederne la revoca se la situazione economica del tuo coniuge migliora. Tale miglioramento può derivare dall’aumento di stipendio del tuo coniuge, da una donazione di immobili o di somme in suo favore, da lasciti ereditari, da una vincita consistente. Come fare per chiedere la revisione o la revoca in questi casi? Puoi decidere da solo di non pagarlo più? Ebbene, devi sapere che non puoi assolutamente prendere tale iniziativa da solo ma la Legge ti offre due strade:

  • procedura dinanzi al giudice;
  • negoziazione assistita.

Puoi promuovere la procedura dinanzi al giudice quando ci sono giustificati motivi sopravvenuti rispetto al precedente provvedimento e non hai trovato un accordo con il tuo coniuge. Hai sempre bisogno dell’aiuto di un tuo legale di fiducia. L’avvocato dovrà preparare un atto da presentare al giudice competente con la richiesta di revoca o di revisione del contributo di mantenimento. In esso si spiegheranno le motivazioni che giustificano l’iniziativa. A questo punto il giudice vaglierà la tua richiesta anche alla luce di quanto replicato dal tuo coniuge. Se, invece, hai trovato un accordo con il tuo consorte (anche senza giustificati motivi), puoi revocare o ridurre l’assegno tramite il procedimento di negoziazione assistita. Tale percorso è sicuramente più veloce e semplice; si tratta di preparare, con l’ausilio di un legale, una richiesta congiunta, ossia, voluta e firmata da entrambi i coniugi, per la modifica delle condizioni economiche. Tale atto è trasmesso dall’avvocato al Tribunale competente per la ratifica. E’ necessario che tu sappia, anche, che, nei redditi del coniuge che riceve il mantenimento, vanno conteggiati non solo i suoi  redditi o quelli direttamente riferibili a lui (immobili, auto, barche ecc), ma anche  la valutazione di quanto spende. Non sono, invece, considerati redditi, gli aiuti da parte dei familiari (regali, donazioni).

Assegno di mantenimento: nuova convivenza e/o nuove nozze del coniuge beneficiario

Se il tuo coniuge si risposa o instaura una convivenza stabile con un nuovo compagno, puoi chiedere la revisione del contributo economico versato in favore dell’ex partner, puntando alla sua eliminazione. Attenzione! Questo non vale per il mantenimento in favore dei figli, verso cui dovrai continuare a rispettare i tuoi obblighi economici. Per non pagare il mantenimento al tuo coniuge è necessario però che la sua convivenza abbia i caratteri della stabilità, continuità e regolarità. Per essere più chiari, si deve trattare di una vera e propria famiglia (anche solo “di fatto”), dove il nuovo partner apporta il suo contributo economico. Relazioni di passaggio od anche a distanza e quindi prive del carattere della convivenza quotidiana non incidono sulla situazione economica. Pertanto non puoi utilizzarle per ottenere la soppressione del mantenimento. Di certo, puoi chiedere una revisione se le tue condizioni finanziarie mutano (peggiorando), non solo per la perdita del posto di lavoro o la vendita di immobili di tua proprietà, ma anche nel caso in cui ti rifai una famiglia generando nuova prole. Devi sapere che in tali casi puoi rivolgerti al tribunale con l’ausilio, sempre, di un legale per chiedere la riduzione del mantenimento, essendo cambiate le tue condizioni.

Rinuncia all’assegno da parte del beneficiario

Questo è il caso che vorresti si verificasse nella tua situazione! Si realizza quando il coniuge che ha diritto al mantenimento, rinuncia all’assegno. Lo fa  formulando una dichiarazione attestante la propria indipendenza economica e la volontà di non pretendere il versamento di alcuna somma a titolo di mantenimento. Attenzione! Tale rinuncia non condiziona il futuro. In parole semplici se il tuo coniuge oggi rinuncia al mantenimento, perché gode di redditi propri sufficienti, non è escluso che te lo possa richiedere in seguito. Questo, può accadere a causa di un peggioramento della sua situazione finanziaria (perdita del lavoro, perdita di un immobile a causa di debiti non pagati e così via). Inoltre, la rinuncia che il tuo coniuge esprime in sede di separazione, non comporta l’automatica perdita del diritto all’assegno di divorzio. Infatti, nel giudizio di divorzio, il giudice rivaluterà la situazione che, nel frattempo, potrebbe cambiare. Sappi, comunque, che anche l’assegno divorzile può essere oggetto di rinuncia. Tuttavia, se sopraggiunge uno stato di bisogno del coniuge che vi ha rinunciato, sarà possibile revisionare tale decisione presa in tribunale. Riassumendo: per non pagare il mantenimento al tuo coniuge è necessario che si verifichi almeno uno dei casi seguenti:

  • devi avere una situazione economica peggiore o uguale rispetto a quella dell’altro. In sostanza significa che tu non devi avere redditi derivanti da lavoro, da proprietà immobiliari, azionarie o attività imprenditoriali maggiori del tuo coniuge;
  • l’addebito della separazione deve essere attribuito al tuo coniuge;
  • l’esistenza di una convivenza stabile, regolare e continuativa del tuo ex coniuge una terza persona;
  • rinuncia al mantenimento da parte del tuo coniuge.

Ricorda però che, sia l’attribuzione che la revoca dell’assegno di mantenimento sono provvedimenti che possono essere soggetti a revisione o annullamento a causa della mutevolezza delle situazioni umane. Questa caratteristica è dovuta al fatto che nel tempo ci possono essere una serie di variazioni nella situazione economica e patrimoniale dell’ex coniuge titolare del mantenimento, ma anche dell’ex coniuge obbligato a versarlo [2]. Un consiglio: non alterare in modo illecito la tua condizione economica per non pagare l’assegno di mantenimento. Ricorda che la Legge deve essere rispettata, anche quando sembra lontana dalle tue necessità.

[1] art 151, 2 comma codice civile;

[2] Cass. Civile n. 5378 11/03/2006

Sull’argomento potrebbe esserti utile il seguente manuale:

Assegno divorzile: i parametri dopo le Sezioni Unite n. 18287 dell’11 luglio 2018

Assegno divorzile: i parametri dopo le Sezioni Unite n. 18287 dell’11 luglio 2018

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Corredata delle più utili formule di riferimento, l’opera esamina, con taglio pratico e forma accessibile, le questioni maggiormente dibattute relative all’assegno divorzile, fino all’analisi della recente sentenza della Cassazione civile a Sezioni Unite n. 18287 dell’11 luglio...



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9 COMMENTI

  1. Io sono un padre divorziato ridotto alla canna del gas ho dato fino a marzo 2018 1440 su 1700 di paga e sto mantenendo un uomo di 27 anni che non lavora ho dovuto divorziare e svettare di dare dare 1000 euro in consensuale lo scorso marzo ma ora sono alla frutta non riesco più a pagare nessuno ti aiuta mi sono indebitato fuori misura e sono al limite di tutto e che non pago afflitto pero non è giusto vivere così mi sento una pece scusate dello sfogo

  2. Salve, io vorrei una info. Il mio ex marito in fase di divorzio vorrebbe nn dare piu gli assegni di mantenimento x la bambina xche paga il mutuo della sua casa (dove vive da solo xche la bambina vive con me) e dice che non riesce a versare questi assegni xche il mutuo è alto. Pertanto lui chiede di tenere la bambina 15 giorni a testa x non versare l’assegno. Potrebbe essere accolta questa sua richiesta?? Grazie

  3. Io sono costretta da 3 anni a versare l’assegno di mantenimento al padre per i 3 figli, posto che 3 anni fa il giudice aveva stabilito che i figli fossero collocati al padre ma con diritto di visita alla madre.
    Tralasciando il perché siano stati affidati al padre (bisognerebbe scrivere un libro ma presto lo farò, ovviamente medico benestante e ben introdotto nell’ambiente dei servizi sociali e CTU..), la realtà è sempre stata quella che i figli sono stato con me per il 50% del tempo e nonostante questo fosse stato accertato da una verifica degli stessi assistenti sociali svolta nel 2017, sono ancora qua in attesa di una udienza per spiegare al giudice che i miei figli sono stati con me per la metà del tempo. Rinvii su rinvii per “mancanza di personale in tribunale”. Ora mi chiedo visto che sto versando ancora l’assegno di mantenimento al padre (inutilmente da più di 2 anni), perché deve essere mia responsabilità se la giustizia non ha avuto il tempo di ascoltarmi? E quindi, perché non dovrebbe essermi restituito quanto versato inutilmente? A maggior ragione a fronte di un reddito doppio rispetto al mio del mio ex marito.
    Questa è la mia storia, che al di là dell’aspetto economico grida vendetta nell’aver strappato i figli alla madre (senza giustificato motivo)!
    E la chiamano condivisione…cosa si può condividere in un rapporto conflittuale e giudiziale?

  4. Io sono d’accordo con Mario, leggo questo articolo per aiutare mio padre, io e mia sorella siamo adulte e economicamente indipendenti ma mia madre oltre al mantenimento vuole anche la casa e non vuole lavorare. Ha reso la nostra vita un inferno purtroppo anche gli uomini possono essere sono vittime e non tutte le madri meritano una qualsiasi considerazione da parte dello stato.

  5. Nel caso di malattia grave del padre e conseguente nuova situazione finanziaria’ trovandosi in stato di necessità E dovendo richiedere un contributo degli alimenti egli stesso ai suoi familiari decade l’obbligo di mantenimento ai figli?

  6. Care signore I suddetti “padri deficenti” magari non hanno neanche i soldi per mangiare. Io sono del parere che i figli dopo la maggiore età si devono arrangiare e se vogliono andare all’università si devono rimboccare le maniche e lavorare per pagarsi gli studi. È aberrante vedere padri alla Caritas per mangiare qualcosa di caldo, mentre le ex mogli vivono nella casa dell’ex marito con un’altro uomo.Forse, ma dico forse in Italia non ci sono più matrimoni e la natalità è al minimo storico perché finalmente gli uomini si sono accorti che moglie e figli sono solo un debito infinito?Porgo i miei saluti ricordandovi che costa meno, da più soddisfazione ed è un buon investimento mantenere una Ferrari rispetto ad una ex moglie con prole.

  7. Cara Maria Grazia, non ti conosco e pertanto non commento quello che hai detto, mi limito semplicemente a dire che in tutto il modo funziona in modo diverso e questo fa si, che purtroppo le donne in Italia ne approfittino …
    Un uomo, anche una donna, puo’ perdere il lavoro, e non avere piu’ diritto a nulla, una donna che si sposa ha comunque il diritto ad essere mantenuta a vita, c’e’ qualcosa che non torna!

  8. Bravi … i miei complimenti …. come se non ci fossero in giro già abbastanza padri deficienti che si dimenticano di avere figli. VERGOGNA!!!

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