pensione precoci 2019

Chi attendeva con ansia Quota 100 potrà dirsi soddisfatto. Nella serata del 15 ottobre scorso, il Consiglio dei ministri si è riunito a Palazzo Chigi per l’approvazione del Disegno di Legge relativo al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e al bilancio pluriennale per il triennio 2019 – 2021 (c.d. Legge di Bilancio 2019-2021). Come anticipato nei giorni scorsi, la bozza del DdL conferma tutte le novità in materia previdenziale e lavoro che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi mesi, con l’introduzione in extremis anche del taglio alle pensioni d’oro e alla proroga dell’opzione donna e, ovviamente, il cavallo di battaglia della Lega: l’anticipo pensionistico con Quota 100. 

Tutte le novità su Quota 100

Dunque, via libera al superamento della Riforma Fornero con “quota 100” (che in base alle ultime indiscrezioni dovrebbe partire con un mese di ritardo, e quindi da febbraio 2019), alla pensione di cittadinanza e naturalmente al reddito di cittadinanza. Inoltre, sono state approvate alcune novità minori in tema di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro e taluni semplificazioni come l’abolizione della tenuta del libro unico del lavoro (LUL).

Manovra 2019, Quota 100 da febbraio: le novità

Se n’è parlato per mesi e finalmente il governo ha messo nero su bianco su una delle misure cardine della Legge di Bilancio 2019. Stiamo parlando della “quota 100” che garantirebbe l’accesso al pensionamento anticipato a molti lavoratori prossimi alla pensione, i quali possono collocarsi a riposo in deroga ai requisiti pensionistici ordinari (pensione di vecchiaia e pensione anticipata).

Si ricorda, infatti, che attualmente per poter pensionarsi servono:

  • 66 anni e 7 mesi, con 20 anni di contributi minimi, per la pensione di vecchiaia;
  • ovvero, 42 anni e 10 mesi di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, per la pensione anticipata.

L’introduzione della “quota 100”, che sarebbe la somma tra l’età del pensionato e i contributi che egli deve maturare, permette ai lavoratori di accedere alla pensione con qualche anno di anticipo. A tal proposito, la bozza ha confermato che il raggiungimento della quota è garantita con almeno 62 anni d’età più 38 anni di contributi minimi.

Quanto ai limiti di tale misura, si conferma l’assenza della penalità per chi scegliesse la quota 100, ma potrebbero esserci alcune condizioni disincentivanti, come ad esempio:

  • l’incompatibilità parziale o totale (è ancora da decidere) del reddito da pensione con reddito da lavoro, dai 62 anni fino al 67esimo anno d’età;
  • il ricalcolo in base al sistema contributivo;
  • le finestre mobili (3 all’anno, una ogni 4 mesi) che farebbero slittare l’erogazione del primo assegno pensionistico di qualche mese rispetto alla maturazione dei requisiti pensionistici.

La misura, tra l’altro, dovrebbe partire con un mese di ritardo, quindi da febbraio 2019, al fine di alleviare l’impatto iniziale della spesa sul primo anno. L’obiettivo finale anticipato da Matteo Salvini in conferenza stampa è quello della Quota 41 pura.

Manovra 2019, pensione di cittadinanza: le novità

Altra misura rivolta in ambito previdenziale è la pensione di cittadinanza. Si tratta di una novità che permette ai pensionati che vivono in povertà, ossia che stanno al di sotto della soglia di 780 euro al mese, di ricevere un’integrazione fino al predetto importo.

In sostanza, si agevolerebbero tutte quelle pensioni di importo inferiore a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è.

Quindi, chi riceve una pensione di 300 euro per esempio, riceverà 480 euro in più, per arrivare all’importo di 780 euro che è l’importo di povertà stabilito dall’Istat. La pensione di cittadinanza dovrebbe essere percepita anche da chi ha una pensione di invalidità e da chi gode dell’assegno sociale; infatti, se è al di sotto della soglia, spetta l’aumento come appena descritto.

Manovra 2019, proroga opzione donna: le novità

Sempre in ambito previdenziale è da segnalare il ritorno dell’opzione donna: la misura che consente ad alcune lavoratrici di pensionarsi con largo anticipo rispetto ai requisiti pensionistici ordinari. Il limite, in tali casi, è rappresentato dall’obbligo di vedersi ricalcolare l’assegno pensionistico interamente con il calcolo contributivo, anche per i periodi contributivi ante 1 gennaio 1996, che in genere conservano il meccanismo di calcolo retributivo.

Per poter accedere all’opzione donna nel 2019 è necessario maturare, entro il 31 dicembre 2015,

  • un’età pari o superiore a 57 anni per le lavoratrici dipendenti;
  • un’età pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici autonome;

con 35 anni di contributi minimi da maturare entro la predetta data.

Tuttavia, il requisito contributivo non è del tutto confermato, in quanto potrebbe essere innalzato di 1-2 anni, arrivano quindi a 36-37 anni contributivi minimi.

Manovra 2019, taglio alle pensioni d’oro: le novità

Come anticipato in premessa, qualche giorno fa in diretta Facebook il vice premier, Luigi Di Maio, ha annunciato che nella prossima Legge di Bilancio ci sarebbe stato anche il taglio alle pensioni d’oro. Il meccanismo d’intervento, in tal caso, è molto semplice.

Il Governo intende intervenire esclusivamente su quei trattamenti pensionistici che superano i 4.500 euro, in modo da rimodulare le pensioni più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati. Quindi, l’intenzione è quella di ridurre tutte quelle pensioni che ricevono un importo alto non giustificato rispetto ai contributi versati durante la carriera lavorativa.

Manovra 2019, abolizione del LUL: le novità

Infine, si segnala l’abolizione della tenuta del libro unico del lavoro (LUL). Si tratta di un adempimento mensile che i Consulenti del lavoro devono effettuare mediante i canali telematici dell’INAIL. Negli anni passati, si era parlato di LUL telematico presso la piattaforma del Ministero del Lavoro; adempimento, questo, mai andato in porto in quanto rinviato anno dopo anno, e che sarebbe dovuto entrare in vigore dal 1° gennaio 2019.

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