Pensioni a rischio per migliaia di docenti e non solo. Circa 33 mila – tra insegnanti, presidi e personale Ata pronti per andare in pensione dal 1° settembre 2018 sono letteralmente in balia del caos, creato da problemi nell’accertamento dei contributi, che è passato dalle mani degli istituti scolastici a quelle dell’Inps.

Consulta lo Speciale sulla Riforma pensioni

Il problema è questo: l’accertamento del diritto alla pensione – per il personale che dovrebbe uscire da lavoro il 1° settembre – non è ancora stato effettuato, per uno stallo creato dalla mancanza di coordinamento tra i dati che risultano all’Inps (nelle cui mani è passata la verifica dei requisiti) e quelli che risultano alle scuole. Caos che riguarda non solo gli aspiranti pensionati, ma anche chi ambisce all’immissione a ruolo: insomma, alla cattedra.

In tutto, secondo dati forniti dal Miur, sono 25 mila docenti, 8 mila appartenenti alle fila del personale Ata e 300 dirigenti scolastici.

In pratica l’Inps, che da quest’anno si occupa degli accertamenti contributi per le pensioni, non è a conoscenza di tutti i contributi che gli insegnanti e il personale Ata hanno maturato nel corso della loro carriera. Così, c’è chi – come riportato da Repubblica – ha 63 anni d’età, 43 anni d’insegnamento alle spalle, e si è sentito rispondere che non può andare in pensione perché ha solo 23 anni di contributi.

A chiedere le pensioni, come spiega il Messaggero, sono i docenti e il personale Ata nati nel 1951: quelli che, secondo i requisiti richiesti, nel 2018 raggiungono i 67 anni di età. Si aggiungono poi tutti quelli che raggiungono 41 anni e 10 mesi di contributi, come richiesto sempre dalla riforma Fornero. Richieste che ora sono al vaglio dell’Inps. Verifiche che fino a oggi erano in mano agli uffici scolastici regionali e ora sono passati sotto la lente dell’Istituto nazionale di previdenza. Dovevano essere gli Istituti scolastici a raccogliere tutte le certificazioni necessarie e passarle all’Inps, ma questi dati non sono aggiornati e ora l’Istituto si trova a dover fare un madornale sforzo per far quadrare i conti.

Il Ministero del’istruzione cerca ora di mettere una toppa e di avviare una corsa contro il tempo per risolvere la situazione, con il ministro Marco Bussetti che ha attivato un tavolo con l’Inps per rafforzare la collaborazione e per “facilitare lo scambio dei dati e delle informazioni tra le due istituzioni”.

Tutto si inserisce in un caos generale, dato da un vero e proprio boom di pensionamenti nella scuola, che rischia di mandare all’aria anche le assunzioni e i trasferimenti per il prossimo anno. L’effetto dirompente della Fornero non ne vuole proprio sapere di affievolirsi e continua a creare caos in tutti i settori. Scuola compresa. Le pratiche per le pensioni sono bloccate e impantanate nel fiume di burocrazia e carte e il caos è dietro l’angolo. Così migliaia di docenti (personale Ata compreso) tremano per le loro agognate pensioni.

“E’ inaccettabile il grave ritardo nella determinazione del diritto alla pensione – denuncia Anna Fedeli, Flc Cgil nazionale – sta creando gravi danni ai lavoratori, e al funzionamento delle scuole. Si creano effetti negativi anche sulla mobilità del personale scolastico e sulle immissioni in ruolo dei precari dal momento che i posti, occupati da coloro che dovrebbero andare in pensione, non sono disponibili. Non accetteremo nessuna lesione di diritti maturati con il lavoro, che oggi vengono messi in discussione da procedure cervellotiche e inique”.

Per approfondimenti su Pensione anticipata clicca qui

© RIPRODUZIONE RISERVATA


1 COOMENTO

  1. come mai la cgil che oggi si definisce difensore dei lavorato…………………………non l’ha fatto con monti-fornero e’ i loro governi amici da laeeta a renzi?

SCRIVI UN COMMENTO

Scrivi il tuo commento!
Inserisci il tuo nome