Il Decreto dignità – approvato lunedì 2 luglio dal Consiglio dei ministri – ha dato il via a una serie di misure orientate al cambiamento su più fronti: dal lavoro ai licenziamenti, dal contrasto al precariato alla stretta sulle delocalizzazioni. Anche le misure fiscali sono al centro del provvedimento passato all’esame, anche se su questo fronte si profila un cambiamento molto light, almeno in questa prima fase di Governo. Si punta comunque, oltre allo smantellamento del Jobs act, anche alla semplificazione fiscale.

Tra i provvedimenti di natura fiscale enunciatile parole chiave del decreto firmato giallo-verde sono: spesometro, redditometro, split payment.

Per visionare gli altri provvedimenti del Decreto Dignità consultare “Decreto dignità approvato: ecco tute le novità in campo”.

Analizziamo cosa prevede il testo del Decreto dignità, anticipando però che non si può parlare di vera abolizione per spesometro e redditometro e che si è optato per misure molto leggere.

Decreto dignità: le novità sul redditometro

Faceva già meno paura per il suo scarso utilizzo nei controlli fiscali (come chiarito da una relazione della Corte dei conti, si era infatti deciso già di adottare controlli un po’ meno invasivi). E anche oggi in realtà, con l’approvazione del Decreto dignità, il redditometro non è stato abolito espressamente. È solo stata introdotta una disposizione con cui si dice che l’attuale decreto ministeriale (il DM 16 settembre 2015) non sarà utilizzato per gli accertamenti fiscali dal 2016 in avanti e che si rende necessaria quindi l’approvazione da parte del Ministero delle finanze di un nuovo decreto in merito, da approvare dopo aver consultato l’Istat e le associazioni più rappresentative dei consumatori.

Il risultato è quindi una sospensione sui controlli sugli anni d’imposta dal 2016 in avanti.

Decreto dignità: le novità sullo spesometro

La novità principale sullo strumento di controllo fiscale, sottoforma di comunicazione annuale di tutte le fatture emesse e ricevute, obbligatoria per tutti i titolari di partita Iva, autonomi e imprese – conosciuto meglio come spesometro e contenuto nella Legge di stabilità 2018 insieme al decreto fiscale – è una sua proroga e non un’abolizione.  Il Decreto dignità in pratica fa slittare la data della comunicazione dei dati relativi al terzo trimestre 2018. Questi possono essere inviati entro il 28 febbraio 2019, invece che il 30 novembre 2018 (entro il secondo mese successivo al trimestre).

Decreto dignità: le novità sullo split payment

Un’altra tra le misure fiscali inserite nel Decreto dignità del Governo Conte è l’abolizione dello Split payment, il meccanismo di scissione dei pagamenti della Pubblica amministrazione che ha cambiato le regole sulla liquidazione dell’Iva da parte della Pubblica amministrazione e che prevede per queste il versamento diretto all’Erario dell’Iva addebitata in fattura dai loro fornitori. Questa misura è stata abolita solo per i professionisti. In pratica l’abolizione c’è stata per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni dai professionisti , i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo d’imposta o di acconto.

In merito allo split comunque, i tecnici del Mef e di Palazzo Chigi hanno chieste ulteriori indagini sull’impatto che la misura avrà sulle casse statali.

Approvate in Consiglio dei ministri, si attende ora la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

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