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La trattativa sulla Riforma Pensioni tra Governo e sindacati resta aperta e viene rimandata a sabato 18 novembre per un tentare di chiudere un accordo sui problemi ancora aperti. L’ultimo incontro che si è svolto lunedì pomeriggio, dopo quelli dei giorni precedenti, non è stato risolutivo e, in particolar modo, non ha soddisfatto i sindacati che hanno chiesto all’Esecutivo risposte più precise su alcune tematiche, dall’adeguamento alle aspettativa di vita alle pensioni per i giovani e agli sconti contributivi previsti per le donne. Risposte che dovranno arrivare, si spera, nel nuovo incontro fissato tra pochi giorni.

Durante il tavolo di confronto il Governo, rappresentato dal premier Gentiloni e i ministri Poletti e Padoan, ha presentato un Piano in 7 punti, che analizziamo qui di seguito, e ha annunciato uno stanziamento di 300 milioni di euro.

Esenzione dallo scatto per 15 categorie di lavori usuranti

Lo scatto dell’età pensionabile, 67 anni dal 2019, non interesserà 15 categorie di lavoratori addetti a attività usuranti: leggi qui le categorie usuranti. Per queste categorie saranno necessari 30 anni di contributi e aver svolto lavori gravosi per 7 anni negli ultimi 10 per accedere alla pensione. I sindacati vorrebbero ampliare la platea delle categorie interessate e ritengono che la stima dell’Esecutivo, 15-17 mila lavoratori, sia troppo ottimistica.

Nuovo meccanismo di calcolo delle aspettative di vita


Confermato il nuovo meccanismo di calcolo delle aspettative di vita, a partire dal 2021: calcolo biennale, basato sulla media del biennio precedente (2018-2019) contro la media ancora precedente e che terrà conto di eventuali riduzioni dell’aspettativa di vita che si scaleranno nel biennio successivo.

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Il Piano del Governo prevede anche:

  • una commissione dedicata allo studio sulla gravosità delle occupazioni e una alla classificazione tra previdenza ed assistenza per una migliore separazione;
  • sostegno alla previdenza integrativa dei lavoratori pubblici;
  • miglioramento del fondo di integrazione salariale;
  • riutilizzo delle risorse dell’Ape social e dei precoci nel 2018.

“Dovremo fare tutto il possibile – ha proseguito Barbagallo – affinché in questa settimana maturino altre risposte che, allo stato, consideriamo ancora insufficienti”. Il leader della Uil ha ricordato che restano da determinare i capitoli relativi ai giovani, alle donne, alla previdenza complementare e al meccanismo dell’aspettativa di vita.

“E’ positiva la disponibilità a istituire le due commissioni – ha proseguito Barbagallo – per verificare, l’una, la gravosità dei lavori e, l’altra, la possibile separazione della previdenza dall’assistenza: anche questi punti vogliamo che siano definiti per iscritto”.

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1 COOMENTO

  1. POSSIBILE CHE NON BASTINO 40 ANNI DI CONTRIBUTI VERSATI E 62ANNI E MEZZO DI ETA’ ANAGRAFICA PER POTER ANDARE IN PENSIONE NEL 2018 ?
    HO INIZIATO A LAVORARE REGOLARMENTE ISCRITTA NEL MAGGIO 1978
    VORREI FORTEMENTE ANDARE IN PENSIONE NEL 2018 DOPO I 40 ANNI DI VERSAMENTI EFFETTUATI
    HO LAVORATO SEMPRE NELLA STESSA AZIENDA PRIVATA MA ORA IL LAVORO E’ CAMBIATO E ANCHE LA MIA ABILITA’ E’ DIMINUITA MI SENTO INADEGUATA E MOLTO STANCA
    NON VOGLIO RACCONTARE I PARTICOLARI DELLE SITUAZIONI IN CUI MI VENGO A TROVARE OGNI GIORNO MA MI SEMBRA IMPOSSIBILE NON AVER RAGGIUNTO IL DIRITTO DI ANDARE IN PENSIONE L’ANNO PROSSIMO…

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