Negli ultimi giorni la quotazione del dollaro contro l’euro è scesa ai minimi livelli da oltre due anni a a questa parte. Complice una valuta statunitense non certo brillante (a sua volta, pressata dalle difficoltà interne all’area USA), e complice un euro sempre più performante e sempre più brillante, spinto dai dati domestici molto convincenti. Ma che cosa accadrà al cambio EUR/USD nei prossimi mesi?

Un pò di storia

Quel che è avvenuto negli ultimi due anni non sempre è corrisposto alle previsioni dei principali analisti, a conferma del fatto che anche sul Forex – così come su qualsiasi mercato finanziario – non vi è nulla di certo.

Nel pieno della crisi dell’eurozona, e nel pieno della ripresa dell’area USA, sembrava infatti che il cambio EUR/USD fosse destinato alla parità. La parità è stata effettivamente sfiorata – ma mai raggiunta – e da quel momento è partita una lenta e inesorabile rincorsa da parte dell’euro, che si è altresì certamente contraddistinta per qualche momento di difficoltà temporanea da parte della valuta unica europea.


Gradualmente, l’euro ha iniziato a recuperare posizioni nei confronti del dollaro, erodendo i guadagni maturati dalla valuta verde nei trimestri precedenti, e cercando così di riportarsi sopra quota 1,10.

A quel punto, le divergenze tra le politiche monetarie di Fed e Bce sembravano poter dare un nuovo impulso al dollaro: la Fed si stava infatti accingendo a normalizzare la propria politica, mentre la Bce era ancora ben lungi dal parlare di tapering. Eppure, anche in un simile frangente, la resistenza dell’euro è stata piuttosto positiva, elevandosi anche a “resilienza” in alcuni momenti di forte stress.

Ne è derivato un ulteriore recupero dell’euro, che è stato poi in grdo di approfittare delle difficoltà interne agli Stati Uniti, e alla ripresa economica nella propria zona di competenza, con contestuale avvicinamento del tapering da parte della Bce. E ora?

Cambio EUR/USD, come oscillerà?

Per poter comprendere in che modo la quotazione dollaro contro euro potrà evolversi nel prossimo futuro, bisogna compiere qualche azzardo previsionale, e qualche breve riflessione sul presente.

Per far ciò, cominciamo da quanto avvenuto negli scorsi giorni, quando si è conclusa la riunione Bce di settembre, con un annuncio esplicito di Mario Draghi: un euro troppo forte è nocivo per l’area continentale. Nonostante tale (quasi) appello, l’euro non solo non ne ha risentito, ma ha dimostrato di potersi apprezzare ulteriormente, salendo ai massimi da due anni e mezzo contro euro.

Quanto accaduto è un chiaro segnale di come il mercato oramai non si preoccupi più di tanto delle dichiarazioni da parte dei policy makers, ma sia assetato di novità più concrete. Per le quali, però, bisognerà attendere ancora un po’ e, almeno, fino alla riunione Bce di ottobre, quando dovrebbe essere annunciato l’avvio del tapering, con decorrenza gennaio 2018.

Un simile annuncio potrebbe contribuire a rafforzare ulteriormente le posizioni dell’euro contro dollaro, soprattutto se la valuta statunitense continuerà ad essere danneggiata da notizie endogene, come quelle relative alle difficoltà dell’amministrazione Trump, le tensioni interne, un’inflazione sotto le attese, e così via.

Guai, però, a pensare che il sentiero sia interamente tracciato. Non è da escludere, infatti, che il dollaro possa recuperare terreno anche in maniera corposa, non fosse altro per ragioni tecniche, oltre che sostanziali. Insomma, il futuro del cambio euro dollaro è molto incerto, e anche se l’euro sembra essere in condizioni di maggiore forza relativa, il dollaro statunitense è ben lungi dal tirare i remi in barca. Scommettere (finanziariamente parlando) su qualche momento felice da parte della valuta statunitense potrebbe non essere un azzardo come qualche analista sembra poter ritenere…


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