tassa Airbnb

La manovrina conferma la cosiddetta cedolare secca per affitti brevi, ovvero la possibilità di utilizzare, oltre al regime ordinario di tassazione anche quello semplificato del canone d’affitto.

Quindi, tra le ultime novità apportate dal Def 2017 c’è la reintroduzione della cedolare secca del 21% sul canone d’affitto anche per un soggiorno inferiore a 30 giorni.

Def 2017: cos’è la cedolare secca?

In realtà la cedolare secca al 21% esiste già per affitti turistici di lungo periodo ma con la manovrina, si ipotizza che potrebbe trovare spazio anche per locazioni di breve periodo, introducendo l’obbligo per intermediari, come Airbnb, di registrare i contratti all’Agenzia delle Entrate.

La cedolare secca è un’imposta che sostituisce non solo l’Iperf sull’immobile e le addizionali, ma anche le imposte di bollo e di registro. Attualmente ci sono due aliquote:

  • 10% canone concordato
  • 21% per gli affitti in regime di libero mercato, quindi  da applicare agli appartamenti per le vacanze

L’importo deve essere pagato tramite modello F24 con i rispettivi codici:

  • 1840 (1° rata acconto);
  • 1841 (2° rata acconto);
  • 1842 (saldo).

Nella prima rata si verserà un acconto pari al 95% dell’imposta totale, se l’importo è superiore a 257,52 euro si può dividere in due rate. Il saldo deve essere pagato entro un anno.

Torna l’imposta sugli affitti turistici: chi sono i soggetti coinvolti?

Oggi la maggior parte dei soggetti che affitta la propria abitazione per le vacanze si affida a portali web d’intermediazione.

L’inquilino effettua il proprio pagamento tramite il portale.

Cosa cambia con le modifiche introdotto dalla manovrina?

Quando avviene il pagamento nel portale web, si dovrà operare una ritenuta del 21% sul canone dell’affitto che sarà successivamente versato nell’erario. Sarà, quindi, il gestore del servizio che pagherà la cedolare secca e il proprietario non potrà evadere le tasse.

Sempre l’intermediario comunicherà all’Agenzia delle Entrate i contratti avvenuti nel portale e rilascerà agli affittuari la certificazione unica (CU) in cui ci saranno gli importi percepiti e le ritenute effettuate.

Chi violerà le regole subirà una sanzione pari a 2,000 euro.


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1 COOMENTO

  1. Ritengo che questa norma farà emergere molte locazioni non dichiarate al fisco, non potendo più i proprietari omettere di dichiarare la locazione percepita con il meccanismo della ritenuta da parte del gestore del portale.

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