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I nuovi sistemi, da iOs 10 ad Android 7, trasformeranno il volto del settore. Gli assistenti virtuali faranno il resto rendendo le applicazioni quasi invisibili.

”NOI la chiamiamo fatica da app e non potrà fare altro che peggiorare”. Ma non è l’unica definizione che Jessica Ekholm della Gartner, colosso delle consulenza e analisi a tema tecnologico da due miliardi di dollari di fatturato, ha in serbo. L’altra è ”post-app era”, la trasformazione del mondo delle app così come lo abbiamo conosciuto. Colpa, o merito, delle nuove versioni dei maggiori sistemi operativi per smartphone, iOs10 di Apple su iPhone e iPad dal 16 settembre e Android 7 di Google che arriverà nella sua forma definitiva ad ottobre.

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Integreranno sempre più servizi e funzioni rendendo le app quasi invisibili.

Pensate ad esempio alle mappe satellitari che ad un tempo offrono le recensioni dei ristoranti della zona, la distanza e il tempo necessario per raggiungerli, la possibilità di riservare un tavolo, quella di sfogliare le immagini del locale, gli appuntamenti in agenda e la loro dislocazione. In fondo le news già adesso le offrono senza dover aprire una sola applicazione, basta passare da una schermata all’altra del telefono. Fra poco sarà sufficiente fare lo stesso perfino per accedere ai servizi streaming musicali, ai messaggi istantanei, ai social network o alla realtà virtuale. Insomma, i servizi più usati saranno tutti immediatamente disponibili.

L’eccezione?

I videogame. Almeno i più famosi, da Pokémon Go a Super Mario Run.

Gli altri?

”Il vero colpo di grazia a chi non fa parte della ristrettissima cerchia delle app più popolari arriverà dagli assistenti personali di ultima generazione”, prosegue la Ekholm. ”Dall’Assistant di Google declinato nelle sue varie forme, iniziando dalla chat 2.0 Allo che unisce servizi e intelligenza artificiale alla comunicazione fra persone, a Siri di Apple, fino a Cortana di Microsoft. Si chiederà a loro di prenotare un volo e saranno sempre loro a scandagliare le offerte e proporre le alternative, ma senza che sia più necessario sapere da dove vengono.

L’assistente imparerà da quel che facciamo e eventualmente suggerirà al limite quale app scaricare. Siri è stato aperto agli sviluppatori esterni, non a caso, potranno così passare dal creare servizi propri a servizi integrati all’assistente virtuale di Apple”. Basandosi tutto sulla velocità e la pertinenza delle risposte, difficile che in certi casi ci venga data la possibilità di scegliere da quale fonte vogliamo avere una certa informazione. Verrà presa quella che offre più garanzie, una maggiore completezza. Significa puntare sui servizi più strutturati, aumentando la polarizzazione e a discapito dei pesci piccoli.

Negli Stati Uniti, dove gli assistenti virtuali sono più usati malgrado i loro attuali limiti, le domande più frequenti riguardano le condizioni meteo (fatta dal 69% delle persone), i posti migliori dove mangiare nei paraggi (49%), trovare informazioni su un argomento sul web (48%), le condizioni del traffico (48%), gli orari dei cinema e di altri eventi (40%), le ultime notizie (37%), i risultati di eventi sportivi (29%), informazioni su orari di treni e voli (22%). Difficile immaginare che le risposte prevedranno una prima domanda preliminare su quale servizio si vuole usare. E anche se il servizio poi sarà evidente nella risposta, bisognerà vedere in quanti se ne ricorderanno. Più probabile che invece ricorderanno di aver semplicemente usato l’assistente di Google, Apple o Microsoft.

Come preservare le app?

Nell’ultimo grande conferenza di Google, I/O, è stata annunciata una contromisura per preservare l’ecosistema delle app. Da Google Play sarà possibile guardare una app prima di scaricarla. Non è una anteprima, si potrà provare. Ma questo significa anche che forse non sarà neppure più necessario scaricarle. Del resto gli app store sono delle giungle: fra Apple e Google oltre quattro milioni di app disponibili, pochi strumenti per trovare le cose che potrebbero interessarci e poche realtà che guadagnano davvero. Risultato: fra il 60 e l’80% non sono state mai scaricate. E fra quei 195 miliardi di app che dal 2008 fra Store Apple e Google Play sono arrivate sui nostri telefoni, il tasso di mortalità è elevato. Secondo Doxa solo cinque app vengono usate quotidianamente in Italia sulle trenta istallate in media. Le altre per metà vengono aperte una volta al mese, l’altra metà resta inutilizzata. Gartner sostiene che nei tre mercati maggiori, Stati Uniti, Inghilterra e Cina, il 46 per cento delle persone negli ultimi tre mesi hanno scaricato da una a cinque app.

Sono pochi ancora gli sviluppatori che tentando di pubblicare progetti di un certo livello come era nei primi anni”, nota con un punta di amarezza Giorgia Conversi. La sua Elastico Srl negli anni si è distinta per aver creato favole interattive per bambini di alto se non altissimo livello, come una versione di Pinocchio e Il viaggio di Ulisse. ”Solo marchi celebri spendono per i loro contenuti, ma senza pensare ad un ritorno economico che arriva da altre parti.

Le persone spendono sempre meno e anche le app gratuite vengono scaricate poco. E’ un mercato che non funziona. Noi abbiamo smesso di fare favole per bambini, lavoriamo solo su commissione”. E come loro tanti altri. Sono lontani i tempi dell’Oscar ricevuto nel 2012 da The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore dei Moonbot Studios, cortometraggio tratto da una delle app più belle in assoluto. Tempi che fra poco saranno ancora più lontani.


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