donald trump

Nessun colpo del ko nel corso del secondo round. Donald Trump è ancora in piedi: è questo il verdetto del faccia a faccia con Hillary Clinton di questa notte. E, in un certo senso, è già sufficiente a decretare il repubblicano come vincitore del dibattito, anche se le ombre degli ultimi giorni rimangono.

Fin dall’inizio, nella sala della Washington University la tensione era assai elevata, sicuramente a seguito delle aspre polemiche dei giorni scorsi. All’arrivo sul palco, i duellanti si sono studiati a distanza senza stringersi la mano.

Il momento più atteso è arrivato alle prime battute del dibattito, quando, incalzati dai giornalisti moderatori presenti in sala, i due candidati hanno affrontato l’argomento più caldo dello scorso weekend, ossia il video di alcuni anni or sono in cui Donald Trump parla in maniera sprezzante del suo trattamento alle donne in quanto personaggio famoso.


Uno scandalo che è costato il ritiro dell’appoggio da esponenti di primissimo piano tra i repubblicani, come Johh McCain o Condoleezza Rice. “Chiacchiericcio da spogliatoio – ha cercato, non senza qualche balbettio, di scusarsi l’imprenditore – era una conversazione tra uomini, non ne vado fiero nessuno ha più rispetto delle donne di quanto non ne abbia io”.

Quindi, come da previsioni, Trump ha picchiato duro su Bill Clinton, ex presidente e marito della candidata democratica: “Bill Clinton si è comportato in maniera molto diversa, con gli abusi che ha commesso sulle donne, che sono state attaccate da Hillary. Una di queste è stata stuprata quando aveva 12 anni, abbiamo visto la Clinton ridere di questa ragazza. Le mie sono solo parole, ma quello che il presidente Clinton ha fatto lo ha portato vicino all’impeachment, al divieto di esercitare la professione di avvocato. Hillary dovrebbe vergognarsi”. Di contro l’ex first lady ha ribattuto “non è vero e come ha detto Michelle Obama, “quando gli altri volano basso, noi voliamo alto”, ma Trump farebbe meglio a scusarsi per la menzogna sul fatto che Obama non sarebbe nato negli Stati Uniti”.

Donald Trump all’attacco

Archiviata la questione “Trump-gate”, l’intento dei due candidati è stato evidente: da una parte, il repubblicano ha cercato di dimostrare l’inefficacia della Clinton nel corso della sua lunga carriera prima come senatrice, poi come segretario di Stato, dall’altra, invece, obiettivo della candidata democratica era mostrare Trump come “unfit” nel gergo della politica americana, ossia inadatto a ricoprire l’incarico di massimo rappresentante delle istituzioni.

Tra le due strategie, specie nella seconda parte del dibattito, si è dimostrata più incisiva quella del tycoon newyorchese, che ha costretto più volte Clinton sulla difensiva, la quale non è riuscita a ribaltare la situazione a proprio favore, facendo leva sulla sua maggiore preparazione.

I vari argomenti trattati – dalla riforma sanitaria Obamacare, alla politica estera, l’Isis, l’energia – hanno messo in luce ancora una volta gli schemi già noti del linguaggio di Trump, farcito di slogan e ragionamenti iper semplificati, al solo scopo di mostrare i “disastri” delle precedenti amministrazioni, di cui la sua avversaria sarebbe in parte responsabile. La debolezza di Hillary Clinton è stata quella di non riuscire a smontare compiutamente le accuse di Trump, arrivando al nocciolo della questione con risposte troppo elaborate e spesso al termine del minutaggio concesso.

Insomma, due stili uno l’esatto opposto dell’altro, con qualche punta di astio e insofferenza reciproca tutt’altro che nascosta. Per questa ragione, ha alleggerito il clima in sala l’ultima domanda, rivolta da un cittadino tra il pubblico, che ha chiesto ai due candidati di indicare qualcosa di valido nell’avversario. Hillary ha parlato dei figli di Trump, in quanto molto legati al padre, mentre il magnate ha elogiato l’avversaria per la sua tenacia, riconoscendo, un po’ a sorpresa, un tratto da leader.

Al termine, i due contendenti si sono finalmente salutati, lasciando l’auditorium tra sorrisi e flash dei fotografi. Secondo il sito americano politico.com si è trattato del “peggior dibattito della storia”: forse, allora, è proprio per questo che potrebbe averla spuntata il populista Trump. Basterà a cancellare la macchia del video sulle donne? Indubbiamente no, ma il match è ancora aperto e lo resterà fino al giorno delle elezioni.

 

 


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