permessi legge 104

Un lavoratore che abusa dei permessi della Legge 104 cosa rischia? La risposta è il licenziamento in tronco, che diventa legittimo se lo stesso utilizza le ore di permesso settimanale per motivi personali anziché per assistere il parente disabile.

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Con la sentenza num. 17968 del 13 settembre 2016, la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha, infatti, respinto il ricorso di una dipendente del Comune licenziata per aver usufruito del permesso per frequentare delle lezioni universitarie.

Legge 104 permessi: quando non si possono utilizzare?


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All’art. 33, la Legge 104 del 5 febbraio 1992 (la Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) stabilisce che “il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità“, con grado di parentela fino al secondo grado, “ha diritto a fruire di 3 giorni di permesso mensile retribuito, anche in maniera continuativa”.

E’ quindi ammissibile l’assenza da lavoro, regolarmente retribuita, soltanto quando il periodo di permesso viene usato per l’assistenza al familiare diversamente abile. Le altre attività, anche il riposo reso necessario dalla stanchezza accumulata nell’assistere il familiare disabile, non vengono comprese.

Permessi legge 104: quando scatta il licenziamento per giusta causa?

Come accennato ad inizio articolo, con la sentenza num. 17968/2016, la Cassazione ha confermato che ci sono i presupposti per il licenziamento per giusta causa quando un lavoratore abusa del permesso concesso dalla Legge 104.

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Applicare la legge 104/1992

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Il caso

Una dipendente comunale, nel caso di specie, è stata licenziata per aver utilizzato 38 ore e 30 minuti del permesso accordatole per prestare assistenza alla madre disabile allo scopo di frequentare le lezioni universitarie e sostenere gli esami. La prova dell’abuso è stata fornita dalla polizia, che ha pedinato la dipendente durante le ore di permesso concesse.

La Cassazione ha decretato che il licenziamento è legittimo. Nella sentenza si legge che, contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, il beneficio previsto dalla Legge 104 non ha funzione “compensativa o di ristoro delle energie impiegate dal dipendente per l’assistenza prestata al disabile”.

Ne consegue che deve assolutamente esistere un preciso “nesso causale tra assenza dal lavoro ed assistenza al disabile“.

In altre parole, il lavoratore deve prestare assistenza al familiare precisamente durante le ore di permesso che gli sono state accordate.

Licenziamento per giusta causa: le ragioni che lo giustificano

Il licenziamento per abuso della Legge 104 diventa legittimo per 2 motivazioni principali. Dal un lato, il lavoratore che commette tale illecito priva il datore di lavoro, con il rispettivo comportamento, della prestazione lavorativa dovuta, violando i principi di correttezza e buona fede previsti dal contratto.

Dall’altro, il lavoratore commette un illecito anche nei confronti dell’Ente di previdenza che ha predisposto il beneficio erogando le risorse per la relativa attuazione.


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