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Hillary Clinton si aggiudica il primo dibattito in vista delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, mettendo alle corde il repubblicano Donald Trump su tasse e terrorismo.

È andato in scena il primo atto del faccia a faccia tra i due candidati alla Casa Bianca. Teatro dello scontro, l’università di Hofstra, nello Stato federale di New York. Novanta minuti senza interruzioni, in base al regolamento, in cui Clinton e Trump hanno lottato, a volte in punta di fioretto, altre ricorrendo alla sciabola.

E, alla fine, gli osservatori sono concordi nell’attribuire il primo round all’ex first lady. C’erano non pochi dubbi, del resto, sulla sua performance, dopo il semi collasso dell’11 settembre, quando era stata costretta ad abbandonare anzitempo le celebrazioni per l’attentato al World Trade Center. Evidentemente, il riposo forzato deve aver fatto bene alla candidata democratica, che ha saputo mettere in disparte i propri difetti agli occhi dell’elettorato, enfatizzando quelli del suo avversario.


In un solo frangente Hillary Clinton è stata costretta a ripiegare sulla difensiva, cioé quando Trump si è riferito allo scandalo sulle email, di cui si è parlato molto nei mesi scorsi e risalente al periodo in cui l’esponente dem era segretario di Stato. Lei, senza indugiare, ha chiesto scusa per la leggerezza – aver utilizzato un indirizzo privato di posta anziché uno istituzionale – rincalzando, poi, il candidato repubblicano sulla propria irascibilità: “Un uomo che può essere provocato da un tweet – ha attaccato – non dovrebbe avere le proprie dita nei dintorni dei codici nucleari”.

In sostanza, la strategia di Clinton è stata quella di mostrare Donald Trump inadeguato al ruolo, mettendo in dubbio la ricchezza del tycoon, stigmatizzanso la sua affinità con Putin e arrivando a definirlo misogino e razzista, senza ricorrere a termini più politicamente corretti.

Trump, dal canto suo ha cercato di mostrarsi più presidenziale, ma ha finito per accusare gli attacchi. Ha rilanciato sui dubbi relativi alla tenuta fisica della Clinton nelle vesti di presidente ma senza mai riuscire a dominare il dibattito, che ha toccato anche temi tecnici come gli accordi di libero scambio e l’energia.

Perché chi ha vinto…potrebbe non averlo fatto

Anche i primi sondaggi sembrano dare conferma della vittoria di Hillary, ma i veri effetti si vedranno solo nei giorni a venire. In realtà, quest’anno più che mai, va sottolineato che le impressioni a caldo sembrano contare assai meno del solito e la ragione è la presenza di un candidato come Trump, capace di sovvertire tutti i canoni di eleggibilità per la politica americana.

Nella corsa alle primarie, durante i primi confronti contro i tantissimi avversari alla corsa interna al partito, il magnate non aveva brillato particolarmente, ma i suoi voti crescevano a dismisura giorno dopo giorno.

C’è da dire che il dibattito televisivo è un rito quasi messianico da oltre mezzo secolo, che meglio di adatta a un profilo più istituzionale come quello dell’ex first lady, anziché a un personaggio antisistema abituato a rompere gli schemi della comunicazione politica, come Donald Trump.

Tutto sommato, vista la sua inesperienza e ostica adattabilità, il fatto che Donald Trump non sia andato ko al primo scontro contro una veterana come la Clinton, potrebbe rappresentare, agli occhi dei suoi elettori, una vittoria.

La forza di Trump, fino a oggi, è infatti stata la capacità di attrarre elettori a dispetto della maggior preparazione dei suoi contendenti, ma lo aveva fatto dominando l’agenda dei media e mettendo in ombra, di volta in volta, i vari Jeb Bush, Marco Rubio o Ted Cruz.

Questa volta, ha dovuto lasciare il timone all’esperta avversaria, senza rinunciare a qualche attacco molto gradito ai suoi supporters, ma rimandando, di fatto, i colpi più duri ai prossimi due confronti previsti nel mese di ottobre.

Hillary, dal canto suo, ha svolto diligentemente il compitino che ci si attendeva, con qualche guizzo inatteso, ma senza mandare al tappeto Trump. Le frecciate su dichiarazioni fiscali e razzismo hanno funzionato sicurmente bene nel suo entourage, ma trattandosi di una campagna elettorale atipica, potrebbero non aver mosso a sufficienza gli indecisi, vero target del dibattito televisivo.

Partire da favoriti in queste occasioni non è mai un vantaggio: e forse proprio in questo aspetto Hillary Clinton è risultata più decisa e rassicurante, riuscendo a tenere Trump sulla difensiva fino al gong finale e aggiudicandosi, ai punti, la contesa.

 

 

 

 

 


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