REFERENDUM BREXIT

Ieri, 23 giugno 2016, i cittadini del Regno Unito sono andati alle urne e hanno votato a favore della Brexit, vale a dire l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Di conseguenza, David Cameron, primo ministro britannico, si è dimesso.

Quali saranno le conseguenze per il Paese e il resto dell’Unione?

Oggi è scoccata l’ora per l’Unione Europea.  Ieri il 23 giugno 2016, gli abitanti della Gran Bretagna sono andati alle urne e hanno manifestato il loro desiderio di porre fine, una volta per tutte, all’impegno del Regno Unito nel processo di integrazione europea: il  51,9% si è espresso a favore della Brexit, mentre il 48,1% ha votato per il rimanere nell’Unione.

Si tratta di un referendum che lascerà cicatrici profonde nella società britannica. A maggior ragione se si considerano gli esiti del Referendum in regioni come la Scozia e Irlanda del Nord, dove gli elettori hanno fatto chiaramente intendere la loro volontà di rimanere nell’Unione.


Anche se aveva promesso di rimanere al suo post fino all’autunno prossimo, David Cameron ha rassegnato le dimissioni da primo ministro. Ora, chi condurrà il paese dovrà guidare il Paese fuori dall’Unione europea a livello costituzionale, gestire i negoziati per un nuovo accordo commerciale e tenere sotto controllo gli effetti del voto.

Durante la conferenza stampa nella quale ha rassegnato le sue dimissioni, Cameron ha anche detto che il Regno Unito non attiverà l’articolo 50, vale a dire la clausola del trattato di Lisbona che dà il via al processo che prevede il ritiro di uno stato membro dell’UE in 2 anni. Quali sono quindi i piani del Regno Unito per lasciare l’Unione? Quali ne saranno le conseguenze? Quale sarà la reazione dell’Unione europea?

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1 COOMENTO

  1. Ecco il referendum che vorrei:
    “Vuoi tu azzerare tutte le attuali istituzioni europee ed eleggere un Parlamento sovrano col compito di scrivere una Carta Costituzionale e creare un’organizzazione istituzionale a beneficio dei Cittadini europei?”

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