Referendum Brexit

Mancano ormai solo otto giorni al referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna all’interno della Unione europea. E il più diffuso tra i tabloid inglesi, the Sun, scende in campo appoggiando esplicitamente i sostenitori del leave, del lasciare l’Unione europea. Tendenza confermata anche da altri giornali conservatori, che hanno preferito abbandonare il filoeuropeista David Cameron per abbracciare le tesi dei sostenitori dell’Ukip di Nigel Farage, a favore dell’uscita dalla Unione europea.

I giornali del resto influenzano l’orientamento dell’opinione pubblica con nuovi sondaggi che danno vincente la Brexit, ovvero l’uscita dalla Unione europea. Si muovono su questa linea Times, Guardian e Telegraph. E la Brexit alimenta la paura dei mercati finanziari: borse in calo in tutta Europa, e deprezzamento della sterlina rispetto alle altre divise estere, come il dollaro o l’euro.

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Inoltre in questi tempi di crisi vanno sempre più di moda gli investimenti in beni-rifugio, come ad esempio i bund tedeschi, che ora offrono un paradossale rendimento negativo: in pratica gli investitori sono disposti a pagare pur di garantirsi il capitale investito. Sulla base dei sondaggi è impossibile stabilire quale sarà il risultato che uscirà dalle urne.

Chi può dire come i sondaggi influenzeranno gli indecisi?

Questi ultimi potrebbero andare a votare a favore del remain, del restare nell’Unione europea, spaventati dal fatto che il terremoto dei mercati finanziari di questi giorni potrebbe essere solo un assaggio di quello che potrebbe succedere se la Gran Bretagna dovesse davvero uscire.

E quindi le previsioni dei sondaggi potrebbero essere rovesciate. Oppure potrebbero essere profezie che si autoavverano: se tutti si comportano secondo un modello credendo che sia vero, poi quello schema si avvera sul serio. Il premio Nobel Joseph Stiglitz interviene sul referendum della Gran Bretagna con una intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica. Il suo è un invito a non vendicarsi contro la Gran Bretagna in caso di una vittoria di Brexit, isolandola ancora di più sui mercati, ma a negoziare nuovi accordi commerciali per evitare la catastrofe.

Secondo Stiglitz l’Unione europea porta la responsabilità della Brexit, perché non è riuscita a ridurre le diseguaglianze al suo interno e a migliorare le condizioni di vita dei cittadini europei. A questi fattori si devono poi aggiungere le politiche di austerity imposte in tempi di crisi, con il rigido rispetto dei parametri di Maastricht: logico che la Gran Bretagna si chiami fuori, non volendo sottostare ai dogmi imposti dalla Germania. Stiglitz sottolinea come il mercato finanziario della Gran Bretagna sia la porta di accesso per gli investimenti delle banche americane nella Unione europea.

Se Londra esce dalla Unione, questo meccanismo sarebbe messo in discussione. E sarebbe messo in discussione anche il ruolo di Londra come capitale finanziaria: la sterlina subirebbe pesanti svalutazioni e non sarebbe più vista come valuta di riserva, al pari di euro, dollaro e yen.

L’incertezza sull’esito del referendum in Gran Bretagna si somma poi ad altri fattori di insicurezza, primo tra tutti quello su chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti: una vittoria di Donald Trump alle presidenziali segnerebbe la vittoria a livello planetario delle forze antisistema: Stiglitz sottolinea che Donald Trump è anti tutto: anti trattati commerciali, anti immigrazione, anti politica del lavoro. E si augura che alla fine prevalga il buonsenso e che dalla sfida elettorale possa uscire vincente Hillary Clinton.


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